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Visualizzazione dei post da Maggio, 2018

PER LA MENTE DI UN UOMO

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Pensiero empirico L'esperimento contro il metodo. L'intuizione prima del ragionamento. L'esperienza senza la regola. L'empirismo è una bella cosa. Equivale allo sperimentalismo in senso lato. "Proviamo a vedere che succede se tocco quella cosa che emana luce e calore?" Tocco e mi scotto: ho fatto un'esperienza a mie spese della quale non mi dimenticherò. Però ho scoperto il fuoco e vi pare poco? Ognuno poi le scoperte le fa a suo modo. "Mafalda, molto giovane, si gettò in ogni genere di rovi; ma poi ci volle un gran lavoro per togliere le spine" - Gran Sasso 2013 Un uomo è fermo di fronte al mare e guarda lontano; il suo pensiero in quel momento è preso dalla vastità del mare ed egli non riesce a pensare ad altro. Se vogliamo, il suo pensiero è vuoto, perché di quella vastità, egli percepisce solo l'enormità soverchiante e quel che ne riceve è solo una impressione di impotenza. Solo vagamente immagina quel che già sa. E' vasto, è

FINALMENTE

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Finalmente, cioè alla fine, quante volte lo abbiamo detto o sentito, sulla bocca di tutti, come fossimo in continuazione in attesa di qualcosa che aspettavamo da tempo e che faceva fatica a realizzarsi. Il capolavoro dell'Aielli: "Via degli Dei" - 2014 Alla fine, un sospiro di sollievo: f i n a l m e n t e ! Ci siamo liberati di un peso. In effetti noi siamo come archi tesi verso il futuro, tanto che ci lasciamo sfuggire molte delle occasioni offerte dal presente, che dovrebbe essere il nostro vero luogo dove stare. Per ogni "finalmente" che arriva in porto, altri ne partono che ci terranno sospesi fino a quando anche quelli si realizzeranno o constateremo l'impossibilità del loro realizzarsi. Finalmente da "finale", ciò che sta alla fine, prossimo alla conclusione. Non è un caso che il sollievo giunga alla fine. Ma non sempre. Ho fatto un sogno desolante. Ero vecchio, molto vecchio e sul punto di morire. Finalmente potevo vedere il mi

GENERE, NUMERO E CASO

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"Amico mio, questa volta hai preso un granchio grande come una casa: hai votato cinque stelle o lega, sperando che il governo del cambiamento portasse un qualche cambiamento in tuo favore? Ebbene, presto ti accorgerai di aver sbagliato genere, numero e caso . Senti me: hai quattro soldi? Spendili, sfrusciali, prima che te se li prenda la congiuntura". Bologna, manifestazione per la strage del 2 agosto - 2013 Questo discorso, sentito a bordo di un mezzo pubblico cittadino, ha risvegliato in me ricordi scolastici per quel "genere, numero e caso" che a quel tempo erano per noi pane quotidiano. Il resto del discorso, no. Tutta roba risaputa, scontata; vedrete che dopo il diluvio nessuno avrà votato per 5s e lega. Ci corceremo le maniche ricominceremo da capo. Però, intanto, godiamoci un po' questo ricordo scolastico del genere, del numero e del caso, che in questo momento fanno al caso nostro. Gira gira stiamo sempre a parlare delle stesse cose. Genere è

LA VIGILIA

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Lasciatemi sognare, sono sulla nave di Ulisse e abbiamo sorpassato le Colonne d'Ercole, l'oceano viene da nord est e noi puntiamo la prua verso sud ovest; non è lo stesso mare di poc'anzi, le onde sembrano più gonfie, la superficie dell'acqua si solleva in più punti in modo impressionante. Tortoreto - 2013 In lontananza, tra le brume, si intravede una montagna che congiunge il mare al cielo. Il vecchio equipaggio, stanco ma ancora fedele al suo capo, guarda perplesso, qualcuno ha dei dubbi, ma dove stiamo andando? Ad un tratto, tra le folate di vento e lo stridere di sartie, si sente levarsi la voce pacata e ferma di Ulisse a rincuorare l'animo dei suoi, spronandoli a proseguire: "Frati - dice - che per cento milia perigli, siete giunti all'occidente, a questa tanto picciola vigilia d'i nostri sensi ch'è del rimanente non vogliate negar l'esperienza, di retro al sol, del mondo sanza gente". Anche il vento sembra fermarsi, gli occhi

FULMINE A CIEL SERENO

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Per quanto mi sia sforzato (poco), non sono riuscito a trovare una espressione latina simile a questa nostra, "come un fulmine a ciel sereno" (1) . E sì che Zeus, padrone dei fulmini, ne deve aver scagliati nell'antichità, per cui stento a credere che essi non la conoscessero. Tornado fasullo e nuvole finte (simulatore di uragani), Boulder Colorado - 2011 Noi che sappiamo tutto (si fa per dire) sui cumuli nembi portatori di potenziali differenti di cariche elettriche, che per questo motivo si rimbalzano fulmini da uno all'altro e talvolta anche sulla terra, quando è quaggiù che si creano le condizioni più favorevoli per una bella botta, non ci rendiamo conto di come ciò possa avvenire anche quando in cielo non c'è neanche la parvenza di una nuvoletta peregrina. Per questo motivo, immagino, molto tempo fa, per dire di un avvenimento che accade del tutto imprevisto ed imprevedibile, all'improvviso e senza scampo, abbiamo coniato questa bella espressione

BABY GANGS IERI E OGGI

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Erano i primi anni di pace, quarantasette-quarantotto o giù di lì e la vita non era facile, per noi ragazzi nati a metà degli anni trenta. La scuola, la famiglia erano luoghi poco raccomandabili o quanto meno dovevi avere sempre pronto per sopravvivere un piano B come si direbbe oggi che i giovani hanno molte più possibilità di quante non ne avessimo noi. Se c'è una differenza da rimarcare tra ieri e oggi, è che le gang di adesso sono molto più agguerrite, supportate come sono dai vari apparati tecnologici, videogame, smartphone, tablet dove la violenza, la crudeltà e l'odio predominano e con i quali i ragazzi di oggi si immergono in una realtà parallela, mentre noi avevamo solo la passeggiata per il corso, le incursioni alla villa comunale; niente spinelli, niente sala giochi, il cinema alle tre del pomeriggio, appena aperto, l'Apollo o il Comunale, con la "maschera" che ci teneva sempre sotto il controllo della sua pila tascabile, per paura che combinassimo qua

COSTA

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Viverci no, penso che non riuscirei a viverci. Quei bungalow nascosti tra le piante tropicali, quelle verande di legno, mangiate dai miasmi della foce di un grande fiume, oppure rese inagibili dalla incuria umana, personaggi tristi che si aggirano, reietti delle isole, Almayer con la loro follia, nostromi in disarmo che vogliono narrare di antiche esperienze, comandanti ossessionati da fantasmi che li perseguitano per perderli, uomini che sono caduti una volta, che hanno conosciuto il gradino più basso dell'ignavia, che si battono per avere una seconda opportunità e non si sa se l'avranno mai. Snelle golette, grandi velieri, scialuppe e ciurme irrequiete, tifoni, bonacce più temute di una maledizione, ed al centro il mistero più grande, i mille segreti, le mille remore, i moti, le emozioni, lo spirito di avventura e le trame oscure del cuore degli uomini che vivono e popolano quegli ambienti acquatici, sfiniti, inarrestabili, testardamente tesi a superare una prova che ogni g

IL TOPOLINO

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Che ne dite, riuscirà alla fine questa montagna a partorire il suo topolino? Quale montagna? Quella delle cinquelega. E chi sarebbe il topolino, il nome del premier? Ma chetti premier!!! Il governo dei cinquelegati. Annacquati, ammaccati, ma pur sempre vincitori; 'mbè forse quasi. Balloon festival, Ferrara - 2014 Hau, ben quarantaduemila su quarantaquattromila (pensate il 94% - i bulgari ci fanno ridere!) sull'astronave Rousseaux hanno detto sì, altro che Megan a quel nipotaccio della Eliza! E ai gazebo? Stasera senti! Che pioggia. Pioggia? Grandine a chicchi grandi come uova. Si fanno schifo l'uno all'altro, Di Maio e Salvini, ma non lo danno a vede. Si nascondono dietro agli iscritti, che dal canto loro, non sono da meno. Vi ricordate di quando i grillini portavano in parlamento (lettera minuscola in loro onore) apriscatole e grimaldelli perché dovevano aprire i palazzi del potere come scatole di sardine? Bene, ora guai a chi porta in tasca un tempe

RITORNO A FANFALUCA BAY

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Ho già parlato di fanfaluche, ma oggi voglio tornarci, così come si torna alle varie Cold Mountain, alle quali la filmologia americana e non solo quella ci ha abituati, i luoghi mitici della memoria (a breve termine), le Valley, Country e County, dove un Overlook Hotel ci attende e perché no a quel Bodega Bay di Hitchcock invasa dagli uccelli, che merita una rivisitazione. Cammino di Santiago, 2016 L'immagine di partenza è la stessa, un gran fuoco che da noi chiameremmo "fucaracc", dal quale si levano a tratti sprazzi di faville lanciate in aria dallo scoppio di una bolla d'aria creatasi nel cuore della bragia dove le fibre umide del legno o della paglia esalano sibilando l'ultimo vapore incalzato dalla fiamma, spettacolo pirotecnico in miniatura, nella cappa del camino dei nostri sogni, destinato a durar molto poco. Le fanfaluche sono cose da poco, non hanno consistenza. Sono i sedimenti sul fondo del barile dell'immaginazione umana, forse potrebbe e

DESOLANTE

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Desolante è il participio presente di un verbo inconsueto, "desolare", dall'omonimo latino, derivante da "solus" che vuol dire "solo". Da solo a solitudine, da solitudine a deserto, desolare significa desertificare. Più nel senso estensivo figurato che in quello reale. Infatti si dice desolare gli animi piuttosto che le terre. Oddio, di terre desolate ce ne sono. Le terre abbandonate da Dio, senza humus, vegetazione, solo sole e sabbia, il deserto appunto. Nei pressi dell'Ecovillaggio Tempo di Vivere (MO) - 2017 Ma a me ora interessa parlare di un altro aspetto. L'animo umano è desolato quando è senza speranza; e desolante è tutto ciò che toglie la speranza. Il sole è la luce - la luce è la speranza - la mancanza di sole, cioè della luce, genera desolazione. La desozione è quando si rimane soli, non sostenuti da nessuno, abbandonati, deserti. Il grande storico romano Caio Cornelio Tacito, in una sua opera intitolata "Agricola"

TRA IO E ME

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"Non sono uscito più di casa ormai non ricordo da quanto tempo, ma certo almeno da parecchie settimane e non so quando riuscirò. Per il momento sto bene così, rintanato nel mio cantuccio a non fare nulla. Pensare? Nemmeno pensare. A cosa dovrei pensare mai nello stato in cui sono?" "Ma sì, dai, che qualche pensierino un tantino più profondo, lo puoi fare. Senza sforzarti. Semplicemente lasciandoti andare. Fidati di me e fai quello che ti dico." "Ma se mi metto a pensare, cado subito nel banale e divento scocciante." Felliniana - Bologna, 2015 (foto A. Cataldi) "Ti piace un poco fare la parte della prima donna, o meglio, del capocomico, come nelle compagnie di avanspettacolo, ti ricordi? Lei era sempre svampita e capricciosa, a dispetto dell'età incalzante e lui faceva da tappabuchi. Ma tu ci andavi per le gambe delle ballerine, dì la verità!" "Quelli erano i tempi del vino e delle rose, ogni cosa illuminata, cent'anni

ARLOTTO

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Giuro, non l'avevo mai sentita. Una parola nuova. Anzi no, nuova per me, ma vecchia. Viene dal lontano XV secolo ed è la trasposizione del nome di un personaggio realmente esistito, un certo Arlotto Mainardi, autore di un libriccino intitolato "Facezie, Motti e Burle del Piovano Arlotto", pubblicato nel 1480 dalla Libreria Editrice Fiorentina. Sancho Panza (da Picasso, Don Quixote, 1955 - MART, Rovereto) La parola ora ha acquisito, certo sulla scorta del personaggio di cui al testo citato, il significato di burlone, ghiottone e compagnone. Per la verità non è chiaro, almeno a me, se il personaggio descritto nel manualetto sia lo stesso autore che così si dipinge o un personaggio immaginario da lui inventato. Quel che balza in evidenza, invece, è che il pievano che nel libro porta questo nome è il prototipo di un certo tipo di curato che avrà gran risalto nella letteratura mondiale successiva, personaggio dei più singolari per le non poche stravaganze e meschineri

LEPIDO - LAIDO

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Ecco due parole che richiedono un po' di attenzione. Sono l'una il contrario dell'altra. Lepido è carino, aggraziato; evoca bei pensieri e fiori e profumi. Laido non si può guardare: è ripugnante e scivoloso; solleva lo stomaco e puzza di fogna. Underground (presso Bagni di Mario, Bologna) - 2017 La prima si lega di più al modo di parlare, garbato e sensato e di presentarsi della persona, che deve essere di aspetto gradevole, ben vestita e sorridente in modo simpatico, piuttosto che a quello che lo stessa dice e fa. Uno scherzo fatto con arguzia, una sottile allusione, che non ferisca, un richiamo a fatti commendevoli, possono essere definiti lepidi. La seconda attiene soprattutto all'aspetto lascivo del soggetto, come specchio della ben più grave condizione di bassezza del proprio animo. Lepido trova il suo corrispettivo in aulico, laido in lubrico. Lubrico ha la stessa origine di lombrico e ne porta alcuni connotati: è viscido, striscia nella fanghiglia p

STREPITOSO

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Ho scritto con voluta iperbole in "Fama – Famigerato" che la fama si grida. Volevo intendere che ciò che acquista fama specie se è improvvisa, fa rumore. Lo stesso avviene con Strepitoso, in cui più forte è il rumore per lo stridente crepitio della parola in se stessa, fortemente onomatopeica, pur volgendo il significato di essa più verso il senso di "straordinario" che non di "rumoroso". Cascate di Perino (PC) - 2018 Sta di fatto però che intorno a ciò che è straordinario si crea clamore, si alzano voci, si solleva l'entusiasmo che porta ad esternare l'emozione che si prova di fronte ad un fatto, atto o avvenimento eccezionali. La folla dei tifosi allo stadio, di fronte al gol della vittoria della propria squadra, messo a segno all'ultimo minuto di recupero del secondo tempo. Da far crollare le tribune. E spesso sono avvenuti fatti clamorosi, non sempre belli, come conseguenza di quel tripudio collettivo. Un concerto la cui esecu

STUPENDO

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Quando ci troviamo di fronte a qualcosa di stupendo, diventiamo stupidi. Stupendo è gerundivo di stupire e significa che quello che stiamo guardando è talmente bello o grande, che qualunque nostra considerazione sembra inappropriata ed allora stiamo zitti, perché appunto ci stiamo "stupendo" in tempo reale - diremmo oggi. Lo stupire è come istupidire, almeno temporaneamente e noi acquisiamo l'aspetto ebete dello stupefatto, occhi sgranati, bocca aperta, passo incerto; ci guardiamo intorno sbalorditi, cioè divenuti balordi e l'unica cosa che ci viene in mente è "vedono gli altri quello che vedo io?" Dirigibile, 2012 Molte parole della nostra lingua, nate per star buone lì, con un significato piano, hanno avuto il destino di essere scagliate lontano dalla fantasia di una lingua e di un popolo che della fantasia ha fatto una regola e sono andate a significare cose molto diverse e in taluni casi opposte al senso originario. Tra queste ultime non rien

FAMA - FAMIGERATO

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La fama si grida. Trascende il comune parlare. Deriva pur sempre dal "phari" latino, cioè "dire", ma va oltre di per sé. La fama, una volta acquisita, vola, supera muri e steccati, confini, angustie e corre per il mondo. E' la fama del personaggio famoso, di colui che si impone per un'arte, una scienza, un'attitudine particolare che lo pone al di sopra di altri nella considerazione generale. Nel campo dello spettacolo, dello sport, della politica. Gay Pride, Bologna 2012 Attenzione, però, perché la fama può essere buona o cattiva: notate la contraddizione intrinseca in una espressione come, per esempio, "gode di una pessima fama" – gode? Una pessima fama può dare anche lustro? Questa contraddizione non è poi tanto peregrina, viene da lontano. Originariamente la parola "famigerato" che ora interpretiamo come il peggio dei peggi, appunto, era semplicemente un sinonimo di "famoso". Entrambi derivano da "phari"

LAZZARONI

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Il povero Lazzaro - il risorto - non c'entra niente. I lazzaroni napoletani prendono il nome dalla parola spagnola "làzaro", che vuol dire "lacero", "cencioso" ed era l'appellativo che gli spagnoli in epoca borbonica, davano ai ragazzi popolani della città partenopea. Popolo, 2013 Non era certo una gratificazione, in quanto gli spagnoli avevano il massimo disprezzo per quella marmaglia turbolenta e geniale che costituiva la parte più giovane della popolazione dominata, quella più propensa a non sottostare al giogo degli stranieri e più lesta nel procurare disordini e rivolte popolari. Nel XVII secolo la situazione a Napoli non era delle migliori. Come prima e come dopo, del resto. La dominazione spagnola imponeva sempre maggiori balzelli sulla popolazione stremata e spesso nascevano tumulti che venivano repressi duramente dalla polizia militaresca del Vicerè. Era una bella mattinata di luglio del 1647 e Tomaso Aniello detto Masaniello, di

LA QUADRA

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Ma voi la sopportate 'sta quadra? E' rozza, è volgare, è sguaiata. Suona male, stonata, è un termine, anzi un'espressione tipica degli ambienti "lumbard" leghisti del tempo di Bossi e Berlusconi, traghettata dal nord al sud del nostro paese; ha cominciato a circolare sotto la dominazione forzaleghista, quando ci siamo dovuti assuefare ai volgarismi degli albori di quella formazione politica malversante e di recente entrata nel lessico sempre più corrente, per non dire corrivo, dei mezzi di (dis)informazione di massa. Mosaico (aut. Savini, musivario D'Urso), edificio TERCAS, Teramo - 2014 Adesso nei telegiornali di tutte le emittenti televisive, disinibite annunciatrici, la usano quotidianamente, immemori dell'origine e del significato di essa. L'espressione completa è "trovare la quadra", ha un'origine gergale di recente formazione e nemmeno i primi che l'hanno adottata, sanno esattamente cosa vuol dire, figuriamoci quelli che

NEMO PROPHETA

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Poche parole a proposito del profeta, termine che ancora veicola suggestioni, che da religiose, si sono trasferite nel campo laico, con molteplici implicazioni (1) . Bologna, ospedale psichiatrico - 2014 I profeti nell'antichità erano molto importanti e parlavano per bocca degli dei. Ma lasciamo perdere i profeti della Bibbia e quelli delle tre religioni monoteiste. Concentriamoci sul concetto di profeta e di profezia. L'origine della parola è legata alla desinenza "pha", presente sia nel greco "phas-phemi", che nel latino "phar-is/phari" che vogliono dire entrambe "dire", ma il profeta è colui che predice il futuro e deriva da "pro" nel senso di "pre" e "phates" dire, quindi "pre-dire". La desinenza di cui sopra è alla base di tutta una serie di parole che hanno a che fare con il parlare, il dire, vedi fama, eufemismo, favella, favola, profano, professo, confessione, ecc. Anche la parola &q

ESORDIO - ESODO

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Tutto ciò che ha un inizio, ha una fine. Esordio – esodo, parole vicinissime e lontanissime, come è nel senso di due estremità, un inizio e una fine. Non conta quanto lunga sia la corda tesa tra queste due estremità, il risultato è sempre lo stesso. C'è un principio e c'è un termine, in mezzo la vita. La vita di una formica, la vita di una sequoia. Di un cane, di un uomo. Di uno sperduto pianeta, dell'universo. Siamo abituati a considerare l'esordio come l'inizio di un discorso, il panegirico introduttivo che l'oratore fa per attrarre l'attenzione degli ascoltatori e l'esodo come la trasmigrazione di un popolo, in particolare degli ebrei in fuga dall'Egitto, ma in realtà questi due significati rappresentano l'esito (esodo-esito) di un processo che ha esteso il senso delle due parole, figurativamente, portandolo a questi due significati specifici. Wiligelmo, Cacciata dal Paradiso Terrestre, da "Storie della Genesi (1099 ca.)" presso

FARFUGLIARE

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Parlare smozzicato, mangiandosi le parole, fra sé e sé, a bassa voce, tra le labbra e i denti, a rischio di o proprio per non essere capito, l'esatto contrario del parlare a voce alta, chiara, scandendo le sillabe, in modo da essere compreso senza possibilità di equivoci. Lecca-lecca, 2012 In un immaginario libro di etimologie fantastiche, io vedo il farfugliare come il balbettare dei bimbi, che cercano di farsi capire in modo tutto loro e farei derivare la parola dal verbo latino "fari", che vuol dire "parlare", con l'aggiunta di quel "fugliare" che rappresenterebbe il livello di fantasia immaginifica del bambino che ha bisogno di esprimersi compiutamente e non ha ancora i mezzi per farlo. Ma così non è. Le fonti non fanno cenno al "fari" e parlano invece di etimo incerto, forse derivante dallo spagnolo "farfular", di origine onomatopeica. Peccato, questa dipendenza da una lingua neolatina come la nostra, per un risulta

INSIGNIFICANTE

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Nel lessico quotidiano la parola "insignificante" è molto ricorrente, perché, a nostro avviso, molte sono le cose e più ancora le persone che meritano di essere consegnate all'insignificanza. Siamo severi quanto al significato che si attribuisce ad una parola, una frase, che per noi deve essere pieno, pregnante, illuminante; pretendiamo sempre troppo. Non ci accontentiamo di indizi, inizi di prova che tutt'al più vanno sottoposti ad una conferma. Ma in effetti, l'uso che noi ne facciamo è errato, perché il termine è usato quasi sempre in senso estensivo e non vuol dire "privo di senso", ma "senza rilevanza" che è cosa ben diversa. Due di coppe - 2018 Vogliamo buttarla in filosofia, quella filosofia spicciola, della quale si dice normalmente che ve ne sono due o più "scuole", per dire che ognuno è libero di pensarla come vuole? Ebbene allora dovremmo dire che nel mondo tutte le cose, intendo tutto il creato, compreso l'uom

TONITRUANTE

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Quando l'Olimpo si copriva di nubi minacciose e lampi sinistri cominciavano a balenare, con tuoni fragorosi che rotolavano per il cielo sempre più assordanti e le prime raffiche di vento e pioggia, sferzavano i volti attoniti degli umani, rivolti al cielo con timore e riverenza, allora i greci (e poi i romani, i soliti copioni), dicevano che si stava scatenando l'ira di Zeus. Opera esposta al MART - Rovereto 2017 La parola Zeus deriva dal termine indoeuropeo "Dieus", "luce", molto vicina al "deus" latino e al nostro "Dio", divenuto Iuppiter, cioè Giove per i romani e designava il prototipo dell'idea di deità, che si manifestava appunto con tuoni e fulmini, mentre Omero lo definisce "adunatore di nuvole e di tempeste". La potenza di Giove era illimitata ed egli regnava su tutte le altre divinità, avendo al suo fianco una "first lady" come regina, per i greci di nome Era, per i romani Giunone. In entrambi i

INSINUANTE

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Si insinua chi vuole star vicino all'oggetto del suo interesse, ma non ama essere notato. Striscia come un serpente, nell'ombra e si infila attraverso le pieghe, nei pertugi, silenzioso e subdolo, con fini ben precisi, quasi sempre malevoli. E' sinuoso e si adatta a qualsiasi ambiente. Diverso è l'infiltrato, che ha alcune caratteristiche di colui che si insinua, come quella di penetrare in una comunità per carpirne i segreti, ma a differenza di quest'ultimo, senza usare sotterfugi, presentandosi semplicemente per quello che non è, a proprio rischio e pericolo, nel caso venga scoperto. Serpente, Zoo di Roma 2015 Dal comportamento insinuante, serpeggiante dell'individuo, si passa al suo modo di parlare e di rapportarsi con le persone. Un discorso fumoso, ammiccante, è tipico dell'ambiente mafioso, dove ogni parola è studiata a suscitare sospetti e lanciare avvertimenti, minacce larvate per chi non vuole intendere le altre ragioni che sono quelle