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Visualizzazione dei post da Maggio, 2019

SILVANA

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Dea dei boschi, elfo, gnometto, amica di Pan con il suo flauto, fata, Diana cacciatrice, Silvana dava molta importanza al suo nome, al quale attribuiva il potere di una investitura. I suoi genitori, nel metterglielo, al Fonte Battesimale, sì allora era ancora di moda, avevano sicuramente indovinato, come in una divinazione, quale era il suo destino, o meglio la sua vocazione. Lei si sentiva portata per la vita silvestre, i lunghi silenzi dei boschi in certe ore, il fruscio del venticello, il rombo del turbine, i capelli scompigliati, i sensi all’erta, sul crinale di una roccia, lei sola contro la tempesta. E un esercito di esseri invisibili, agli altri, a lei, sempre, o a richiesta, presenze amiche, bizzarre, irriverenti, ridenti, fantastiche, enigmatiche, fosforescenti. O streghe malvagie, con pozioni letali. Sconfitte da Principi Azzurri. Che girano per i boschi, in cerca di Belle Addormentate, Cenerentole e Cappuccette Rosse, suoni di corno, che l’eco fa rimbalzare di valle in vall

LIDIA

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Lidia era in piedi davanti alla parete piena di scritte di quella casa abbandonata nella quale era stata una volta insieme a Marta. Come in certe celle di carcerati, o detenuti politici, c’erano grafiti, parole oscene, messaggi vari lanciati da gente disperata, a persone fuori della cella, lette purtroppo a dramma ultimato. Quel vocabolo e il verbo che ne affermava l’esistenza, erano al centro di una fitta rete di parole, frasi, disegni, affastellati in modo disordinato, per gioco o per criptare richieste di aiuto, che si erano dovute accavallare in un lungo periodo di tempo, segnali lasciati da più mani, tanto diverse erano le scritture, alcune nitide, recenti, a pennarello, altre vecchie e sbiadite, quasi illeggibili, con tratti a matita o altri mezzi di fortuna, come un carboncino delebile. Era tornata lì dopo quella fugace visita alla quale l’aveva trascinata l’amica, la quale le aveva rivelato che lei intratteneva su quella parete una relazione che non sapeva se definire sen

PEANA

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- Peana, o perpetuo pianto? – esordisce in apertura di seduta lo pseudo oratore Maurizio - dopo l’esito delle votazioni per il rinnovo del Consiglio Europeo, che ha poco influito sull’assetto dell’Unione, ma ha stravolto il panorama politico nostrano - dobbiamo ridere o piangere? Questo è il dilemma proposto oggi, allo Zibaldino dal suo capo e conduttore, almeno da un punto di vista putativo, ancora affranto per la batosta subita per quelle sue aspettative,  già difficili da condividere prima e del tutto disattese dopo. Alexander (Erland Josephson). Still dal film "Sacrificio" di Tarkovsky. - Peana – continua dopo una breve pausa in cui fa scorrere lo sguardo sui visi dei suoi ascoltatori nella speranza di leggervi un segnale di reazione alle sue parole, che invece non trova, in quanto tutti sono rimasti del tutto indifferenti – è il canto che gli antichi greci innalzavano al dio Apollo, poi divenuto inno di guerra e di vittoria, riservato a personagg

SCLINGUAGNOLO

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- Ma come, una parola così comune, ma così colorita e allegra come “scilinguagnolo”, non merita forse gli onori di una menzione qualechesia? – E’ Chiara, questa volta che si mette avanti e ruba la scena all’amico Maurizio, che sta lì a guardarla ammirato. – Li merita. Eccome! Li merita speciali. Ultima scena del film "Sacrificio" di A. Tarkovsky (1986). Marta, che parlava poco, da quando aveva cominciato a frequentare l’ambiente strano di quel ritrovo che si chiama “Zibaldino” (Che razza di nome - pensava), ma che, per suo conto, intratteneva un rapporto ancora più strano con un corrispondente di cui ignorava l’identità, fatto di messaggi scritti sulla parete di una casa abbandonata, ebbe un moto di fastidio; di individui logorroici ne aveva conosciuti molti nella sua non lunga vita, specie da quando aveva adottato quel tipo di capigliatura, metà rossa e metà nera, tipi con una parlantina irrefrenabile, ma vuota, sempre pronti a fare le bucce agli altri. -

CATASTROFE

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Nessuna paura, compagni: il vostro amico Maurizio non si è iscritto al partito dei catastrofisti e non ha sposato l’ideologia del tanto peggio tanto meglio. Siamo di fronte ad un momento cruciale per la nostra vita futura. Non, per fortuna, come per Salvini, di fronte ad una scelta “tra la vita e la morte”. Egli, con questa espressione pleonastica, si riferiva alla triste sorte di questa povera Italia, al piccolo conflitto nazionale tra lui e l’altro vice-premier, per il predominio politico su questa piccola e sfortunata Nazione. Su di noi, invece incombe una scelta molto più impegnativa, e determinante, che influirà sul destino più grande dell’Europa: dobbiamo decidere se vogliamo più Unione tra gli Stati, o meno unione che vuol dire lasciare la porta aperta allo scioglimento dell’Europa Unita. Terremoto di L'Aquila - Fotografia 2011 In questo senso sì che possiamo parlare di vita e di morte, dell’UNIONE. Se dovessero prevalere i sovranisti, di cui si è fatto portabandiera

PROCLIVE

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- Una parola dotta, di uso letterario, va bene, ma non ti sembra anche che ci sia del compiacimento ruffiano in questo “proclive”? Questo eccessivo inchinarsi, fare la riverenza – argomentava Maurizio con Chiara, mentre passeggiavano sulla riva del mare - “ tu sei proclive al divertimento”, mi ha detto; a parte il fatto che non ci vedo niente di male, ma non poteva dire “ti piace divertirti”? Era più diretto e più efficace. Fotogramma dal film Nostalghia. - Qua ti sbagli – rispose Chiara senza mezzi termini – non piace nemmeno a meno quella parola, trovo che sia melliflua, sembra denunciare più una caratteristica del soggetto agente che una qualità del destinatario. Però devi tener conto che essa indica una propensione verso qualcosa di non molto positivo, anzi contiene il più delle volte una vera e propria notazione negativa, di riprovazione. Mentre “ti piace divertirti” è una semplice domanda, non esprime un giudizio, è per così dire “anodina”. Non prende posiz

FENOMENO

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Può accadere allo Zibaldino che uno si metta a parlare e subito tre o quattro gli si fanno intorno per ascoltare ed eventualmente dire la sua (al singolare perché – se parlano - lo fanno uno per volta, altrimenti si dovrebbe dire ‘la loro’). Non come Gesù, intendiamoci, che oltre ai dodici apostoli, radunava sempre un sacco di gente che faceva la ressa per ascoltarlo e anche per metterlo in difficoltà facendogli domande impertinenti, tornando a casa con le pive nel sacco o rimanendo lì con un palmo di naso, per le risposte fulminanti che Lui dava loro (questa volta sono in gruppo). Da noi cosette da poco conto e pochi rischi di vedersi clamorosamente messo alla berlina per averla detta grossa. E quindi accadde una volta che un tale – si era al Bar dell’Olmo, nella sala sul retro – all’improvviso disse: - Voglio parlare del fenomeno. - Di chi? – chiese subito un altro. - Come di chi? - ribattè stizzito il primo – del “noumeno”. Silenzio e sconcerto nella

FALSI PROFETI

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Dal Vangelo di Matteo, 24, 5: “Guardate che nessuno vi inganni. Molti verranno nel mio nome…e trarranno molti in inganno. Mt., 24, 11: Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti.” Sembra un'astronave ma è solo una giostra. Croazia 2014. Ditemi la verità: non trovate ripugnante l’immagine di Salvini ad un comizio che agita vistosamente un rosario in mano e bacia la croce che pende da esso? Non è forse l’immagine del serpente che avvolge nelle sue spire l’ultimo simbolo della cristianità deturpata dall’intento blasfemo di indurre i poveri di spirito in errore, per farli cadere nella trappola che fu un tempo di Mussolini (l’uomo della Provvidenza, povera Provvidenza in quali mani!), poi di Berlusconi (in cerca di una riammissione all’Eucarestia dalla quale era stato escluso per scomunica) e ora riproposta da lui (che confonde il segno della croce con un rito celtico)? L’ultimo epigono di una politica truffaldina, che non si fa scrupolo di sfruttare la religiosità degli

SATANASSO

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- Diavolo d’un Satanasso – disse allora Matteo, mentre tutti parlavano, dando un pugno sul tavolo che fece sobbalzare i bicchieri ancora mezzi pieni – siamo forse qui per perdere tempo? – Tutti tacquero, i gruppetti si sciolsero e gli occhi furono rivolti tutti su di lui. Erano alloggiati in una stanza sul retro del bar, che Sebastiano aveva a riservato alla loro riunione, i soliti quattro o cinque, con l’aggiunta di diversi curiosi che avevano chiesto il permesso di assistere. Permesso ben volentieri accordato, vista la speranza di Maurizio e Chiara di ampliare il gruppo a tutti quelli che avessero interesse a parteciparvi. Attivamente, sì, perché, le cose, nella mente degli organizzatori, ormai si sarebbero dovute fare con serietà ed impegno. Fabbricazione del Parmigiano Reggiano vecchia maniera. Bologna 2014 Oltre ad un tavolo rettangolare, posto per traverso ad un capo della stanza, intorno al quale sedevano i primi fondatori del circolo, vi erano nell’altra parte d

SACRIPANTE

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- Se c’è una parte – esordì Sebastiano – della letteratura italiana che conosco meno della altre, è proprio quella relativa ai poemi cavallereschi, tipo L’Orlando Furioso, L’Orlando Innamorato, La Gerusalemme Liberata ecc. ; ricordo che a scuola se n’è parlato pochissimo e poi, una volta fuori, non mi è venuta mai la voglia di andarli a riscoprire, o scoprire, visto che non li conoscevo per niente. Per cui quello che vi dirò, potrà essere fallace, ma voi non ci fate caso. Secondo il mandato di Maurizio, debbo riferirvi quello che ho appreso sulla parola Sacripante ed è quello che mi accingo a fare. Leo, Tortoreto 2014 - Ora vedremo se hai fatto i compiti a casa, caro Sebastiano. La commissione alla fine ti assegnerà un voto. – disse ridendo Maurizio. - Dunque… - Dunque è conclusivo, non puoi cominciare una relazione partendo dalle conclusioni – lo riprese Maurizio. - Mi sembra di essere tornato a scuola – sbottò Sebastiano – fate stare zitt

IDIOTISMI

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Senonché, Bonifazio non dette più notizie di sé per alcuni mesi e Maurizio e gli altri pensarono che stesse facendo la convalescenza a Porto Empedocle, approfittando della stagione estiva per andare al mare. Intuizione che venne confermata dall’arrivo presso la sede dello Zibaldino, di una cartolina, spedita da quella località, con la scritta “saluti” e senza firma, che riportava una bella foto della Scala dei Turchi che Chiara conosceva bene, avendo trascorso, poco tempo prima, un periodo di vacanza proprio nei paraggi di quel posto singolare. La Scala dei Turchi è uno spuntone di roccia di forma semicircolare, che si protende nel mare, raggiungendo una profondità adatta allo sbarco delle navi, una specie di porto naturale ed era così chiamata perché al tempo dei mori e dei cavalieri, tanto rimpianti da Don Quixotte de le Mancia, costituiva un comodo approdo per la navi corsare dei saraceni che, non potevano sbarcare sulla spiaggia di Porto Empedocle, che, per circa un chilometro da

ECLISSI DELLE COSCIENZE

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A me sembra che quello che è successo all’Istituto Industriale di Palermo, dove una insegnante è stata sospesa per 15 giorni e privata di metà dello stipendio, per un video fatto dai suoi alunni a seguito di una ricerca, in occasione del Giorno della Memoria, in cui vengono messi a confronto avvenimenti politici di oggi e fatti avvenuti in Italia durante il Fascismo, per trovare punti di contatto tra i due periodi storici, sia la più palese dimostrazione del fatto che i ragazzi di Palermo avevano ragione. Incidente domestico. Parma, 2008 Sono in molti oggi a sostenere che la politica dell’attuale governo conduca pericolosamente ad una deriva che potrebbe portarci a rivivere cose già viste e sofferte nel famigerato ventennio e gli studenti di quell’Istituto, quand’anche avessero esagerato nei loro giudizi, non hanno fatto altro che inserirsi nel solco di questo filone interpretativo, che annovera opinionisti, giornalisti, scrittori ed intellettuali delle più diverse radici cultu

PRECIPUO

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Il Bar dell’Olmo a quell’ora era deserto. Maurizio, entrando, trovò Sebastiano che se ne stava dietro il bancone, seduto su uno sgabello, intento a fare le parole crociate. - Salute! – disse appena dentro. Sebastiano non rispose subito. Anzi sembrò concentrarsi ancora di più su quello che stava facendo, quasi a non voler essere disturbato. Poi, senza alzare gli occhi dalla sua Settimana Enigmistica, accennando col mento verso il nuovo arrivato, come a coinvolgerlo nella soluzione di quello che stava cercando, disse: - ‘Precipuo’ - otto lettere, comincia per ‘bi’, alla terza casella c’è una ‘esse’, cos’è? Schiena (troppo) dritta di fotografo. 2008 Maurizio riflettè un poco, poi, di getto: - “Basilare”, la parola non può essere che “basilare”, prova un po’!? . - Sì, basilare, ci va, bravo. Era da molto che mi arrovellavo con questa maledetta parola: principale, essenziale, primario, le ho provate tutte e nessuna ci andava bene. Meno male, mi

BIGOTTO

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Lo Zibaldino è un luogo ideale, aperto, dove chiunque può prendere la parola e dire quello che vuole, in ambito di idee, pensieri e parole, buttati lì alla rinfusa, dove non si considerano, anche se graditi, eventuali titoli accademici, e dove, negli ultimi tempi, è prevalsa la tendenza a fare per così dire “le bucce” alle parole, con la segreta speranza di scoprire qualche lato meno illuminato del monolito che la parola è. Crisalide, 2018 Chiara e Maurizio hanno voluto dedicarlo “Alla memoria di Alfredo, amico incomparabile”. Con il contributo di Bonifazio, un anno fa, si era pensato di compilare, con i vari post del blog, un piccolo dizionario da intitolare “Abecedario delle parole”, con l’intento di mettere in guardia l’eventuale lettore ignaro, che si trattava di un libello scritto da gente terra-terra, che “non sarebbe stata capace di andare oltre le prime quattro lettere dell’alfabeto”. Bonifazio ora non c’era. Ma altri, tipo Matteo, Sebastiano e un certo Pancrazio, che

TAMARRO

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Davanti alla tazzina di caffè, Maurizio sembrava non essersi ancora svegliato; con lo sguardo perso nel vuoto, aveva preso in mano il cucchiaino e lo girava svogliatamente nella tazza, con moto meccanico, in realtà senza motivo, perché lui il caffè lo prendeva sempre senza zucchero; il sottile filo di vapore che si levava dall’orlo, gli sfiorava le narici, senza però che egli ne avvertisse l’aroma. Autoritratto da tamarro (a Hippolyte Bayard). 2018 Il Bar dell’Olmo, a quell’ora era poco affollato. Ad un tratto nella sua mente, a fatica, emerse e prese forma il pensiero che inconsciamente lo stava tormentando da un po’ed egli ebbe un soprassalto. Si ricordò che lì, tempo addietro, aveva conosciuto un uomo molto singolare, col quale aveva parlato brevemente, ricevendone una impressione così favorevole, che, salutandolo, prima di andar via, non aveva resistito al desiderio di manifestargli la sua simpatia, con parole che l’interessato aveva accolto prima con qualche perplessità, su

CORRIVO

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- Non sarò certo io a riformare la lingua italiana, ma del “corrivo” avevo un’idea diversa. Maurizio era piuttosto contrariato per il fatto che Matteo, a proposito delle discussioni, chiacchierate aveva detto lui, pubblicate sullo Zibaldino, aveva affermato che il suo modo di argomentare, era troppo corrivo nei giudizi, avventato nelle ipotesi e fantasioso nelle conclusioni. - Passi per l’avventato, lasciamo correre quanto alle conclusioni secondo te fantasiose, ma corrivo, no, non l’accetto. – Questa era stata la sua reazione. - Volevo solo dire che corri troppo con la fantasia, dando a volte interpretazioni avventate e comunque personalistiche. Non intendevo offenderti. Chiara aveva capito che il suo amico, per un peccato di orgoglio, aveva male interpretato le parole di Matteo ed allora cercò di intervenire, per moderarne i toni ed evitargli così una brutta figura. - Abbiamo detto fin dall’inizio - esordì disinvoltamente - che questa non è una palestra dov

IL CONFORMISTA

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Ci pensava già da qualche giorno, quel fatto di andare a scuola con i jeans strappati alle ginocchia, guidando la macchina di suo padre, il quale poveretto era costretto ad andare in ufficio a piedi, non gli sembrava affatto un gesto rivoluzionario. Poi quando avevano fatto l’occupazione, con quella buffonata dell’autogestione, le istituzioni scolastiche tutte consenzienti, come a dire lasciamoli giocare sti ragazzi, debbono imparare cosa sia la responsabilità, tutti momentaneamente felici di abdicare alle loro funzioni, per un tempo stabilito, in nome di un rito entrato a far parte del sistema, in cui ci si era illusi di stare veramente scrivendo pagine gloriose di storia della liberazione giovanile, dal giogo dei parrucconi, tra quelle chitarre bistrattate da ragazzi modello papa-boys, o quei proclami roboanti di formule sinistrorse, di cui tutti ignoravano il significato, ripetute in quelle assemblee inconcludenti, aveva avuto la sensazione di non essere proprio al suo posto, no