NOTTE D'ESTATE
Quella notte Pancrazio non riusciva a prender sonno, come sempre succedeva quando si trovava ad affrontare la notte in un albergo o in una stanza in affitto (a dozzina aveva sindacato Maurizio, sbagliando, perché la sua vacanza era di soli dieci giorni). Aveva provato a coricarsi prima sul lato destro, pochi minuti dopo sul sinistro, poi si era messo “supino”; per la verità egli nutriva una certa avversione nei confronti di questa parola, della quale ignorava l’esatto significato, ma giammai avrebbe chiesto spiegazioni al maestro, per paura di perdere la stima che egli gli concedeva. Farò come lui, andrò all’origine della parola “su-pino”, si disse tra sé e sé. È come è facile trovarla, lo dimostra il fatto che, senza volerlo, l’ho già trovata: la parola “supino”, con l’aggiunta di una “l”, che si è fatta prestare dall’abecedario, viene da “sul-pino” e significa proprio questo, che si deve stare su di un pino. Corse scalzo alla finestra: il pino era proprio lì dava...