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LUCI ED OMBRE

  Caro Licius, cominciò a scrivere Maurizio, colto all’improvviso da un irresistibile impulso di rivolgersi direttamente al personaggio che negli ultimi tempi, gli aveva dato più filo da torcere, hai ragione tu. In fondo, che c’è di male? (Ma perché stava dicendo quelle cose? Aveva ragione su che?). Continua pure ad essere quello che sei e sei sempre stato (la mano che impugnava la penna, come una spada, gli correva sulla carta, come spinta da una forza esterna a lui stesso). Commuoviti pure di fronte ad ogni inezia, banalità, dabbenaggine. Cosa c’è di più banale e insignificante della nostra vita stessa? Quanto alla semplicità, che ho non dispregiativamente chiamato dabbenaggine, non è forse la dote che più ci è cara e che orgogliosamente ci distingue?  Non sapeva cosa avrebbe ancora scritto, ma si trovò a leggere le righe che comparivano sul foglio, non senza meraviglia e sincera ammirazione: era proprio lui quello che pensava quelle parole? Ammirazione, poi, e per chi o per cosa?  L

NORMANNO

    La foto riapparsa di recente su FB, di Normanno sulla tolda del suo negozio-galeone, gremito all’inverosimile di mercanzie varie, tra le quali, in primo piano risalta lo stipo dei pesci di baccalà, sua specialità in senso assoluto, ha suscitato molte reazioni, che coinvolgono sentimenti di amicizia, benevolenza, apprezzamento ed immancabile nostalgia, rimpianto dei tempi passati e di quelli che ne sono stati protagonisti ed epigoni. E nessuno, più di Normanno ne conservava lo spirito, tanto da esserne campione e darne testimonianza. “Continuava a fare i conti a mano”, ha ricordato Valter, ammirato, immagino, dalla ostinazione con la quale il nostro amico ha opposto fino in ultimo, un rifiuto totale alla tecnocrazia avanzante ed ora imperante.   Come il comandante di una nave che guarda compiaciuto la sua imbarcazione con il ponte tirato a lucido, solcare il mare verso la rotta prestabilita, così Normanno posa sorridente nel suo piccolo mondo zeppo di meraviglie, e sembra ancora

I REGNI

  Il Mondo si divide in Regni, pontificava Pancrazio davanti a Sebastiano, Silvana e qualche avventore che, fermo davanti al bancone del bar, incuriosito, aveva posto orecchio al suo discorso, i Regni sono tre, diceva, ripetendo quello che aveva sbirciato la mattina, sul libro di scienza di Evelina, prima che la figlia si alzasse per andare a scuola. Non è vero, lo fermò subito Sebastiano, ci sono la Regina d’ Inghilterra, il Re di Spagna, il re d’Olanda, ma ce ne sono molti altri nel Mondo . Qui ti volevo, controbatté tracotante Pancrazio non stavo parlando dei re che poi prima o dopo arriva la Repubblica e li caccia via, come successe al Reuccio nostro, che lo mandammo in esilio, ma dei Regni Animali, Vegetali e dell’acqua minerale.  Vuoi dire il leone, che è il Re della foresta, insistette Sebastiano, o quest’olmo che abbiamo qui davanti, che è un re senza reggia, o la San Pellegrino, un re che è anche santo? Ma allora di santi acqua ci sono anche la San Benedetto e la Sangemini, c

LA SCORSA ESTATE

  Ci sono stato, quest’estate, ma avrei potuto o addirittura dovuto, non esserci. Son contento, è chiaro, di stare qui a parlarne, anche se non ho molto da dire, disse Maurizio. Che sia stata molto calda ma incostante, mi sembra incontestabile. Ma di che Parli? Dell’estate in cui per miracolo sono stato presente da vivo. Dopo che le porte dell’Ade si erano già aperte per me.  O Muarì, lo interruppe Pancrazio, l’estate è la più bella stagione e tu pensi alle porte? Le porte d’estate sono sempre aperte, proprio perché l’estate è eccessiva, un giorno muori di caldo, il giorno dopo ci vuole la maglia. Naturalmente devi avere il fisico; se uno non sta bene, diventa un problema. Io, per esempio, stavo bene, ma ho finito le ferie e non è che sia riuscito a riposarmi, nemmeno un poco, per cui sarei pronto a ricominciare. Riavvolgiamo il rullino e ripartiamo per un’altra estate.  Io no, disse Maurizio, non tornerei indietro, anche se le stagioni che verranno mi spaventano; non tanto l’autunno,

PANCRAZIO

Pancrazio era, nell’ambito del Circolo che si andava ricostituendo, il componente più pittoresco, ma alla fine, anche il più devoto. Durante la prolungata assenza di Maurizio, aveva fatto di tutto per tenere in vita il sodalizio. Ogni mattina apriva la sede, spolverava sedie, tavolo e libreria, poi si sedeva in cattedra ed aspettava l’arrivo di qualcuno di passaggio che sostasse per fare quattro chiacchiere e prendere o dare notizie sullo stato di salute del capo. Non si fermava a questo, cercava in qualche modo di colmare il vuoto lasciato dal fondatore, assumendone il tono e, se ne avesse avuto la possibilità, anche le sembianze spirituali, per non dire culturali, perché Maurizio non aveva mai parlato di cultura almeno per sé. Per questo si sforzava di acquisire conoscenze che potessero consentigli di assumere un ruolo più importante rispetto a Sebastiano e gli altri componenti, eccezion fatta per Silvana che,

FOGLI AL VENTO

Maurizio ha trovato, discretamente posti nell’angolo meno frequentato della libreria, dei fogli che, ha accertato dopo, Pancrazio ha raccolto e conservato delle incursioni fatte, per lo più scambi di battute fra collaboratori, pubblicate in date diverse su Facebook, strumento che egli non ama, ritenendolo una vetrina delle vanità di ognuno, delle quali siamo vittime un po’ tutti. Al fine di non farli andare dispersi come le foglie al vento, ritenendo di qualche interesse il contenuto di essi, ha deciso di accoglierli in questo contenitore che è lo Zibaldino, consigliandone la lettura, solo per chi la volesse fare, cominciando dalla fine, al principio, perché i brani sono disposti in ordine temporale di pubblicazione (il primo post è l’ultimo pubblicato, in ordine di tempo).  1)  “Dolce e chiara è la notte e senza vento”, recitava Maurizio; poi si guardò intorno: i soliti quattro gatti. Sentite quanta calma vi è in

CUCUCCIO

Al terzo piano del civico 33 di via Trento e Trieste a Teramo, abitava la famiglia di un barbiere di nome Carlo, per tutti Carluccio, detto Cucuccio, che aveva la moglie modista e due figli maschi, il primo dei quali portava i postumi di una poliomielite che gli aveva gravemente compromesso la funzionalità della gamba sinistra. Questo Carluccio, o Cucuccio, che dir si voglia, era un tipo molto particolare: piccolo di statura, smilzo e scattante nel portamento, di una popolarità schietta ed incontenibile, suscitava simpatia in chiunque lo incontrasse, per la vivacità del suo eloquio e la bonomia del carattere, perché aveva da ridire su tutto, coinvolgendo cose e persone, senza riguardo per la privacy di nessuno; curioso di ogni cosa, o evento che si presentasse ai suoi occhi, animoso ed apprensivo ad un tempo, era un po' la macchietta del quartiere.  La sua bottega di barbiere, con le vetrine appannate