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CARNEVALE 2020

Da anni non aspetto più il Carnevale e debbo dire che l’eccessiva euforia di molti per questa festa, mi ha sempre suscitato perplessità, anche nelle rarissime occasioni in cui, in un passato remoto, coinvolto da comitive folleggianti, ho provato anch’io a mettermi nei panni, falsi, del gaudente sciampagnone.

Ciò, però, non mi ha impedito di assistere con piacere a manifestazioni e sfilate, e di partecipare dello spirito gaudente dei più.

Infatti ora mi rattrista constatare che del Carnevale nessuno parla, sospese tutte le goliardate e, spero, le corse sfrenate di bande di ragazzini che per la verità finivano col trasformare una festa gioiosamente trasgressiva in una cosa molesta. Vietate le feste da ballo, che pure ho frequentato in passato. Invece delle maschere, in questi giorni, molti indossano le mascherine di protezione anti contaminazione, che non hanno messo neanche per lo smog salito a valori 100, 200 volte sopra la norma, ed anche queste, non sono reperibili neppure nelle fa…

IL TONFO

La serata di poesia, come era prevedibile, risultò un fiasco, di cui tutti furono subito consapevoli, tranne, ovviamente, l’interessato, quel Pancrazio, che ne era stato il promotore e sponsor.

Questi aveva cominciato, in apertura, col rileggere la poesia con la quale aveva offerto un saggio della sua bravura, qualche giorno avanti (1), quando si era parlato per la prima volta di questa iniziativa. Si trattava di quello “Strambotto del cuore innamorato”, che aveva suscitato sorrisetti ironici in sala e di cui ora egli si affannava a spiegare il significato, nella convinzione, in realtà non del tutto errata, che non fosse stato inteso appieno dagli ascoltatori.

E’ la storia di un uomo che ha molto amato e non si rassegna alla fine del suo amore, al punto di perdere la fede e mettere a repentaglio il destino della sua anima immortale.

Ti è piaciuta, Maurì, la parola repentaglio? Che credevi di saperle solo tu le parole difficili? E la trovata del Nefasto? Ma lo sapete chi si nasconde…

LA SINDROME DEGLI SCOGLI

Dal Diario di Vittorio traggo e pubblico il seguente post:

La spiaggia di villa Rosa è stata oggetto negli anni passati di una devastante erosione marina che ha portato il mare fin sulla strada.

In seguito a tale fenomeno erosivo sono stati effettuati con scarso successo diversi interventi a difesa della costa fino ad arrivare a quella tuttora in atto consistente in barriere soffolte cioè nell’apposizione di massi a pelo d’acqua successivamente sopraelevate per meglio contenere la furia del mare durante le mareggiate. Queste barriere di massi sono costituite da tratti della lunghezza di circa 300 ml intervallati da aperture di circa 50 ml per il passaggio dei natanti. In totale sono stati realizzati 5 tratti di scogliere da 300 metri lineari intervallati d quattro varchi di 50 metri per in totale complessivo di km 1.700 a partire da nord ( verso Martinsicuro ) fino alla zona centrale del lungomare di Villa Rosa ( zona degli alberghi ).

Ora prima che tutto ciò venisse realizzat…

IL VUOTO

Maurizio, la sera, a casa, quando sta con Chiara, a volte gli piace parlare di problemi religiosi. Ma come, dirà qualche malizioso, non hanno niente di meglio da fare questi due, la sera, a casa, che mettersi a parlare di argomenti così noiosi e fuori moda? A chi possono interessare le questioni religiose? Non siamo forse tutti laici, pur non essendo tutti atei, ma comunque con una sensibilità che ci porta sempre più lontano dal porci questioni di fede? A letto ci vanno, sì o no, ‘sti due ragazzi, o sono puri spiriti, “vade retro Satana” e stanno sempre a ragionare di problemi di lingua o di coscienza?

Come se una folata di vento avesse portato alle orecchie degli interessati l’eco di simili obiezioni che avrebbero potuto essere mosse da presunti maldicenti, Maurizio in questo racconto, esce momentaneamente dal suo ruolo di personaggio ed assume quello di soggetto narrante e rassicurante.

Quello che succede tra me e la mia fidanzata, Chiara, quando siamo soli, è una questione che rig…

IL BIGONCIO

A settembre maturano dei fichi molto buoni. Sono di una qualità che la zia Gina, originaria di Città Sant’Angelo, chiamava, non so se per sua invenzione o perché lì così si chiamassero, fichi “S. Franceco”, i quali avevano un colore esterno di un marroncino stinto, identico a quello dei sai dei fraticelli di quell’Ordine ed un cuore rosso vivo come sangue, riflettendo anche sotto questo aspetto, l’indole dei frati, che era e credo sia tuttora, di grande umanità.

La leggenda vuole che la campagna romana, producesse molti di questi fichi S. Francesco, che al momento della raccolta, venivano messi dentro bigonci per essere portati al mercato. Naturalmente, i contadini mettevano sotto i fichi meno appariscenti, mentre ponevano con molta cura, quelli più belli e rigogliosi, con spaccature laterali invitanti, sulla sommità del bigoncio, così da fare la migliore impressione sugli acquirenti.

Il bigoncio era un recipiente di legno, fatto a doghe, che si usava soprattutto nella viticoltura in …