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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2019

CHIAVE DI VOLTA

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Questa volta parliamo di volta. Facile bisticcio che non propizia proprio un buon incipit. Volta e non Girardengo come disse Totò in un film, per indicare uno che svolta. E fu bocciato da un vendicativo Alberto Sordi in veste di Presidente della Commissione d’esame che doveva giudicare il poveruomo. La volta indica la svolta, il girare e infatti si usa con le chiavi, dare un giro di volta, o due (si dice anche “mandate”, ma mandate da chi?). Tant’è vero che si dice anche “dare di volta il cervello”, per significare appunto che il cervello ha fatto un brutto scherzo, svoltando alla mattogna. Untitled, Bologna 2013 Ma la volta è anche quella della stanza ed allora come la mettiamo? Vogliamo immaginare che si chiami così perché fa una svolta rispetto alle pareti, collocandosi sopra, ad angolo retto? Sta di fatto che anche qui ricorre la chiave e alla grande. Nella incessante lotta tra Psiche e Teknè, mi troverete non propriamente schierato, perché io non sono tra i combattenti,

SESQUIPEDALE

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L'altra sera a Otto e mezzo su LA7 il presidente Tajani ha apostrofato i 5 stelle accusandoli di aver commesso un errore SESQUIPEDALE attribuendo al franco CFA la causa delle migrazioni dall'Africa. Secondo me i 5 stelle l'aggettivo non l'hanno nemmeno capito. Gli possiamo dare una mano? (Valter Di Giacinto) Unibo è l'Università di Bologna.  Confesso che neanche io conoscevo questo bell’aggettivo e mi compiaccio che Tajani abbia colto l’occasione, offerta dai 5 stelle, di usarlo molto appropriatamente facendo sfoggio di un eloquio elegante e non risparmiandosi il piacere di dire con ironia sprezzante, quello che pensava, sia di quella balla della moneta coloniale francese, tirata fuori dagli animosi pentacomesidice e di loro stessi, senza che essi, convengo anch’io, ne abbiano avuto minimamente coscienza. Sesquipedale è una bomba di ironia e sprezzo diretta proprio a stigmatizzare quello che i cinque stelle sono effettivamente. Come si è sempre detto. Dile

LA SETTIMA ONDA

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Ci sono giorni, dove il vento ha la criniera e s'attarda fra le mie mani. E mi pare allora di abbracciare la tua voce. C'è una leggenda dei Caraibi che dice che se ti siedi in riva al mare a contare le onde, la settima è sempre la più grande. E l'amore è la settima., [OMISSIS] Ci sono giorni, dove i pensieri stanno in piedi in riva al mare, e si può solo volgergli le spalle per sentire la settima onda arrivare - senza avere paura - ché tanto l'onda arriva, ma dopo un attimo se ne va. Ho tratto questo stralcio di poesia dal blog di Frida (ciao Frida, complimenti). Ci sono espressioni che fanno parte dell’immaginario collettivo che vivono in noi da quando, bambini, le abbiamo sentite per la prima volta e che di tanto in tanto ci tornano in mente, riportandoci a quei tempi, con il medesimo fascino e la stessa emozione di allora. Ci fanno illudere di essere ancora capaci di sentire, nonostante il tempo abbia cancellato ogni traccia della nostra primitiva pe

DETTI DI ZIA GINA

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Cammino portoghese, 2018 Lu genji è com’ l’accdent’ a chi pii e chi non pie. Strusc mulic e pass; Un a un’ se ne va li strangaiun. A second d’ lu suldat i’ sa’appen la sciabbul; S’ li niput fuss’ bbun non s’ levess da li viggn’ Robba vicchie in cas’ d’ pazz’ mor. Mò esc li ‘mpresarii Vin acet , pan fungat e uji rangc,  salv’ la cas. Finit la cuccagn, l’imbusct’ fan partenz. A la prima t’mpir d’agost’ lu ricc e lu pover s’arcunosc. A lu stracciat, moccch lu can. N’n fa fredd? N’ vit quanta cill murt iu’ nderr!? Andare a messa la domenica e le altre feste se sei comandato. Piove e esc lu sol, pur li vicch sa‘nn’amor ovverossia La verda’ a secc. Esclamazione : la fess d’ ziit’. A la mess n’ci vaje pecchè so’ ciupp, a la cantin c’ vaj pian pian. E’ mij li ‘rfuttatur ch l’ cipp all’ucchije. Da lu cattv pagator ti pije quell che tt’ vò dà. Ahh, là bell’ fam’a nir!!! M’n’ vuj ìj sobr’ a lu munt, Curn’ pe’ n’ vdè, né sintì chiù nis

STARE BENE

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Già non sappiamo se esista la felicità; figuriamoci se può avere senso chiedersi se essa sia una condizione permanente, che duri nel tempo indefinitamente o se invece sia breve quanto “l’espace du matin” o addirittura come un brivido, un fremito che ci attraversa, impetuoso come il vento, che per un attimo ci toglie il respiro ed è così intenso da darci una fitta al cuore (né sappiamo perché questo avvenga), per poi mollarci e lasciarci defessi. "Stare bene" (Cammino di Santiago portoghese, 2018) La religione dei nostri padri dedica bei capitoli alla ricerca di quella che chiamiamo felicità attraverso la predicazione di Cristo, col famoso discorso della montagna in cui si parla delle beatitudini e la parola di S. Francesco che spiega a frate Leone, cosa sia la perfetta letizia. In entrambi i testi, leggiamo che, in una visione che trascende l’umano, per star bene, bisogna essere in pace con sé stessi e questa pace si può raggiungere soltanto superando i limiti che son

STORTIGNACCOLA

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Ho scoperto che esiste. Alla fine del cruciverba, dopo aver superato le trappole frapposte dal compilatore, sono riuscito a chiudere, è venuto fuori questo termine che, a prima vista, mi è parso improbabile. Ho controllato internet e, non fidandomi, anche il De Mauro dell’Uso ed ho avuto conferma. “Stortignaccola”, o “stortignaccolo”, con prevalenza del primo, è un aggettivo che può fungere anche da sostantivo, maschile e femminile, poco usato e di origine familiare. Quanto al significato, la definizione del quiz, dava “Poco dritto, un po’ cadente”; il vocabolario si sbilancia un poco di più ed arriva, in seconda battuta, a “chi ha le membra rattrappite, storpio”. Cammino portoghese, 2018 Molto più sobrio e definitivo, il Grande Dizionario della Lingua Italiana del Battaglia, che, alla fine di un’intera pagina dedicata a “storto”, introduce tra le possibili varianti del termine, anche lo “spregiativo”: stortignaccolo con due soli esempi di uso letterario di esso. Nel secondo,

INDIVIDUO

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 Caro Bruno, volevo innanzitutto ringraziare te e Giuseppe per avere condiviso con noi quel delizioso e intrigante almanacco che è lo Zibaldino A questo punto, volevo provare a fare un passo avanti e proporre anch’io una parola da porre sotto la tua lente d’ingrandimento. Il vocabolo in questione è Individuo. In particolare mi piacere sapere se, oltre al consueto significato di ciò che non si può ulteriormente suddividere, ne esista una seconda accezione, nel senso di ciò che non si deve separare, che deve rimanere unito alla sua matrice di provenienza. Grazie mille per l’attenzione e buona serata, Valter Caro Valter, Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. Non è questo il caso. Ti ringrazio per avermi proposto un quesito che farebbe “tremare le vene e i polsi” anche al più scafato paroliere, capace di destreggiarsi di fronte a qualsiasi imprevisto con cautela e bravura per non cadere nel banale o nel troppo sofisticato. Confesso di non essere sicuro di

CAPITOMBOLO

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Mio cugino Marcello, che di fisime troppo ne aveva, e tra queste non ultima, una singolare considerazione per la propria persona, vista come possibile oggetto di irrisione altrui, camminava per strada facendo molta attenzione a non cadere, perché la cosa, diceva, sempre possibile, anche se certo non così probabile come lui temeva, gli avrebbe procurato, ne era certo, irrisione da parte di gente sempre pronta a godere delle disgrazie altrui, con conseguente perdita di dignità, per l’ilarità suscitata in chiunque per caso ne fosse stato testimone. E soprattutto questa cautela, insisteva, andava osservata nei locali chiusi ed affollati, dove un incidente del genere avrebbe acquistato un risalto maggiore, con una risonanza tutt’altro che favorevole per il povero malcapitato, esposto a feroci prese in giro da parte di quegli stessi maligni che lui immaginava. Cammino dei Briganti, Cartore (RI - 2017) Così, se andava al cinema, entrava sempre a luci spente, ed usciva in tutta fretta

ADEGUARSI

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Poco tempo fa è stato dato risalto sui giornali alla notizia, per la verità già altre volte propalata e poi smentita, di recenti studi che avrebbero portato ad accertare che sulla luna si trovi o si sia trovata in altri tempi l’acqua. Io, invece, che, forte delle mie scoperte sull’acqua che l’aveva fatta da padrone sulla origine di parole come scialacquare, liquidare, dileguare, mi ero impegnato a trovarne le tracce anche nel verbo transitivo ed intransitivo, “adeguare o adeguarsi”, debbo ammettere di non averne trovata alcuna, benché nelle definizioni che di essa si danno, quella voce verbale, che significa “rendere uguale”, “prendere la stessa forma”, di per sé non sarebbe contraria al modo che è proprio dell’acqua di conformarsi al luogo dove si trova. Maurizio Ferrini (da Google) L’adeguamento è un piegarsi, adagiarsi, conformarsi, facendo talvolta buon viso a cattiva sorte, rispetto ad una situazione venutasi a creare, la quale richiede, per essere superata, un accomodament

SCIALACQUARE

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La verità è che di questo verbo “scialacquare” non si conosce l’origine anche se da parte di volenterosi, diverse ipotesi sono state fatte, tra le quali quella che sembra più attendibile per motivi più di onomatopea, che di semantica, la fa risalire ad un tardo latino “ex ad Acquare”, che dovrebbe significare far diventare le proprie sostanze come l’acqua. Lo stesso discorso vale per un’altra voce latina “liquare”, che significa “sciogliere”; il concetto rimane lo stesso e richiama direttamente la liquidità dell’acqua e la facilità che essa ha di disperdersi in rivoli. Monumento per i pescatori scomparsi (Cammino portoghese, 2018) In effetti si tratta di una parola “stramba”, in quel senso da me preferito di cosa strana ma anche fornita di vita autonoma, che si muove per mezzo di “stampelle” acquisendo un significato tutto suo. In questo caso si serve dell’acqua, come mezzo, per muovere la fantasia verso una sua qualità essenziale, la fluidità. E dare l’dea della liquefazione, d

DISCETTARE ovvero DELLA LEGGEREZZA

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Dio si nasconde nei dettagli, dice il gentile Marcello Nolè con parole alate, nella dedica che ha apposto ad un mio scritto sul blog. La stessa delicata venatura di pensiero ho riscontrato in un’altra dedica, diretta da un lettore di cui purtroppo non ricordo il nome, ad uno scritto di Giuseppe Cicozzetti, dove si parla del fotografo francese Joel Bardeau. L’autore in quello scritto, fa un’analisi accurata del lavoro dell’artista, che, nelle sue foto, riesce a comunicare, con crude immagini in bianco e nero, il senso della carne che decade, del destino di ogni uomo, facendo ricorso, a quanto dice nei capitoli dei Libri Poetici e Sapienziali, quel Qoelet, che già nel sec. IV-III a.c., parlava della vanità di ogni cosa sulla Terra. “ Che utilità ricava l’uomo da tutto l’affanno per cui fatica sotto il sole? ”, visto che con la morte, l’intero arco di una vita è destinato a finire nel dimenticatoio di tutte le epoche e delle generazioni passate e future, ed egli altro non è che “fumo de

IL MAGICO RESPIRO DELLA BREZZA LIEVE

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C’è un picchio davanti casa mia che è venuto ad abitare nella cavità che si è scavata in un ramo secco del vecchio pioppo e da quando è arrivato, ha portato con sé, o ha fondato, una piccola colonia di picchi di più specie. Quello di cui parlo, diciamo il capostipite, dovrebbe appartenere alla specie del picchio maggiore, che si distingue dalle altre per il colore rosso della testa e del petto e blu o verde delle ali. Sullo stesso albero, c’è almeno un altro nido dove abita un picchio di colore grigio o verde, non riesco a distinguere bene, ma è probabile che ve ne siano altri, perché di picchi che svolazzano nei dintorni o che si posano in verticale sui tronchi degli alberi, ce ne sono diversi. Strada per Montovolo (BO) - 2016 Il picchio maggiore, chiamiamolo così, ha strane abitudini. La mattina si sveglia con comodo, non prima delle otto e si affaccia al balcone del suo nido, rotondo che sembra disegnato col compasso, e da lì, osserva il mondo intorno a sé. Muove il capino

TEMPESTA SUL LAGO

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Da Sale Marasino si scende al lago, poi si prende verso nord fino ad una deviazione per Vello. Si apre una strada romantica che costeggia il lago da una certa altezza. La costa offre molte asperità, ma il paesaggio è bellissimo. Ad un’ansa della via, corrisponde un promontorio che si spinge verso il centro del lago. E’ il punto più scosceso e le acque sottostanti non sono mai completamente ferme. C’è sempre un refolo di vento ed il luogo si presta a sfide da parte di velisti in cerca di emozioni. Leggende narrano di correnti subacquee che attirerebbero le imbarcazioni. Molti naviganti là, davanti a quello sperone hanno perso la vita, cadendo dai loro scafi leggeri, inghiottiti dai gorghi che non hanno più restituito i corpi dei poveri sventurati. A poca distanza, su una piccola altura, si ergono le mura in pietra scura di una Chiesa Cattolica chiamata Dei Morti, non so se in ossequio ai fatti leggendari narrati, o per altri motivi. Di fronte la mole di Montisola che sorge dalle acque