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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2019

IL MISTERO DELLA RUVA STRETTA

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C’è una ruva nel mio ricordo, ‘la ruvetta’ la chiamavamo mio fratello ed io, affettuosamente, e non perché ne avessimo una conoscenza particolare, né perché lì fosse avvenuto qualcosa di memorabile ed affascinante, ma proprio per l’inverso, per il fatto che non ne sapevamo niente, ma eravamo portati a fare ogni sorta di fantasticherie da ragazzi, per i silenzi omertosi degli adulti, quando si parlava di quel posto e perché, deludendo ogni nostra attesa e speranza, lì, non avvenne mai nulla di così strabiliante da farci sognare ancora di più. Tranne una volta. La ruva è un vicolo, di per sé, un posto poco igienico e sicuro. Se poi è stretta, la cosa si fa allarmante. Mettici che può essere anche lunga e senza vie laterali di scampo, e vedrai che nessuno si azzarderebbe ad imboccarne una, senza le dovute precauzioni. Perché lungo il percorso, può capitare di tutto. La ruva è un mondo a parte, dove le garanzie normali di sicurezza e di legalità, sono temporaneamente sospese. Due p

KARAMAZOV

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Datemi un motivo per continuare a leggere I Fratelli Karamazov , invoca una lettrice di un gruppo di lettura di quelli che girano sul web, affidandosi al vento mutevole dell’arena di Facebook, dove puoi trovare di tutto. Il suo è un richiamo appassionato e disarmante, chi lo ha emesso si offre senza veli al giudizio altrui, con sincerità e senza paura. Perché questa è una confessione di ignoranza, fatta pubblicamente e senza vergogna, mentre la maggior parte di noi, si guarderebbe bene dal dirlo. Leo e François Bidon - 2018 A me non piace ficcarmi nelle storie degli altri ed entrare in polemica con nessuno, ma la prima risposta che ho letto, mi ha lasciato di stucco. Una lettrice indignata insorge: "Cos'è questa, una provocazione?". Subito dopo la stessa cerca di far capire all'incauta cosa sia la lettura, un toccasana, ma non per tutti. Perciò se la tipa non apprezza Dostoevskij, smetta pure di leggerlo, la lettura non fa per lei. E’ un giudizio severo, una di

SALTABECCARE

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"Io saltabecco, tu saltabecchi, egli saltabecca; detto così è banale: significa che colui che si dedica a questa simpatica attività di saltellare, nel migliore dei casi, in senso figurato, salta da un discorso all'altro, senza nesso, né costrutto. E’ destino di un verbo, scaturito dalla fantasia popolare lungo i pendii della verde Toscana, nascere monco nel significato, nonostante l’evidenza del torto che subisce. Dal termine dialettale toscano saltabecco, usato per indicare la cavalletta, che procede a balzi, è nato il verbo saltabeccare che, invece, a me sembra, debba significare di più del semplice spiccare salti. Altrimenti perché fondere due verbi così evidentemente complementari, come saltare e beccare? Tucano, da National Geographic Se anche, all'origine il becco non c’entrava, la locusta infatti non ce l’ha, successivamente e fuori dal toscanismo originario, la nascita del verbo doveva necessariamente comprendere i due movimenti simultanei del saltare e b

SCURRILE

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"Maurizio mi sai dire se scurrile deriva da scoreggia?". La voce era partita da un punto centrale della sala, dove erano assembrati alcuni buontemponi e non era difficile indovinare che la domanda fosse una provocazione per mettere in difficoltà il sublime oratore che da poco aveva terminato di illustrare, da par suo, il significato della parola ameno . Intorno a Pancrazio, che aveva assunto un poco il ruolo di bastian contrario, fulcro dell’opposizione a prescindere, erano infatti alcuni marpioni ben noti, come Mauriello, Calcinaccio e Burchiato, che fino a pochi giorni prima passavano il tempo per lo più sulla soglia del bar e nelle immediate vicinanze, con lazzi, motti e battute irriverenti nei confronti di tutti quelli che entravano o uscivano con l’aria contegnosa di professori, o, anche leziosa, di alunni molto disciplinati. Con il mal di pancia, per nulla dissimulato, di Sebastiano il barista, che li avrebbe volentieri scacciati fuori a pedate. Lacco Ameno. &quo

ZIGURILL E PIZZANGRILL

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"Non bastasse la ricchezza della lingua scritta, ecco che a darle una mano accorre quella parlata, la tanto odiata ed osannata lingua del popolo, ricca di una fantasia e fantasmagoria di portata eccezionale; formata da tanti dialetti, che veramente ci distinguono, italiano da italiano, nonostante i tentativi che la lingua nazionale fa per raggruppare e inglobare, e rendere possibile la comprensione a tutti, lombardi e siciliani, toscani abruzzesi e napoletani. Antico pendente con cammeo. Anni '20. Montatura in oro giallo 18 kt. (Catawiki) Esistono ormai forme dialettali diciamo così addomesticate che sono a metà strada tra il dialetto vero, quello stretto e spesso non comprensibile se non dagli abitanti di zone molto ristrette, e la lingua italiana scritta, così detta, dotta, che è quella capita entro certi limiti, da tutti. Esempi: il siciliano di Camilleri, o il napoletano di Eduardo o il milanese di Dario Fo, il romanesco di Trilussa. Parlate vernacolari favolose e go

VOLATILE

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Volatile viene ovviamente da volare; per volare, normalmente, ci vogliono le ali. Le ali le hanno gli uccelli e gli aerei; per il momento trascuriamo gli angeli e i demoni. L’anima, dite voi? Per questa ci vorrebbe un discorso a parte, tutto suo! Poi per gli aerei nessuno direbbe che sono volatili e lo stesso vale per angeli e demoni. Restano quindi solo gli uccelli. "E gli insetti, allora? Le farfalle, le api, i bruchi e le mosche?", disse una voce dalla platea. "I veri volatili, sono gli uccelli e i bruchi non volano, così come gli asini. Chi ha parlato? Ma io vi sfido a trovare, nel linguaggio comune, in letteratura o dovechessia, un uso del sostantivo volatile, nel significato proprio di uccello, tanto intensivo quanto l’aggettivo volatile, che si applica in un numero svariatissimo di casi per indicare tutto ciò che vola senza avere le ali." Pancrazio cominciava a dare segni di impazienza. Negli ultimi tempi non si era più visto e da quando era tornato,

IPOCRITO

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Mio cognato Antonio, celebre avvocato giuslavorista (sono molto fiero di lui), ora passato alla categoria dei dopolavoristi (ironia, mi permetto di farla, senza malizia, da quando è passato in panchina, mentre prima era lui a prendere in giro me e mio fratello Vittorio, pensionati di lungo corso), raccontava di un certo Aurelio, macellaio border-line famoso a Teramo, per diversi motivi, il quale, dovendo fare una consegna di capi macellati senza controllo veterinario presso la sua macelleria, passando in macchina davanti al negozio vide che lo stavano aspettando sull'ingresso, due ispettori della Guardia di finanza, al che, l’avventuroso commerciante, anziché fermarsi, come pure gli stavano intimando i due funzionari, accelerò e fuggì, gridando dal finestrino, al vento, ma facendo in modo che quelli potessero sentirlo, un sola parola: "ipocrito". Locandina del film "Il dottor Jekyll e Mr. Hyde" (Mamoulian, 1941) All'epoca l’episodio ci sembrò mol

BECERO

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"Ebbene, sì, questa volta parlo io", proruppe Pancrazio con un vocione che fece zittire tutti all’unisono. Ma si dice così? All'unisono si usa per dire che molti parlano insieme, ma quando tacciono? Come gli storni che svolazzano in gruppi numerosi, insieme eseguono nel cielo evoluzioni fantastiche fino al tramonto del sole, poi piombano sulla chioma di un albero e scompaiono fra le fronde; per pochi attimi producono uno schiamazzo indicibile, pigolando all'impazzata, infine, come ad un segnale convenuto, di colpo tutti tacciono ed il silenzio è palpabile. "Voi credete che io non sappia che significa becero? Ora vi farò ricredere." Dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio (1500) Maurizio di buon grado lo accolse al tavolo delle conferenze (parola grossa, lo so), e gli cedette il posto di fronte al microfono immaginario. "Ecco a voi", disse rivolto all'uditorio, che era in attesa con sorrisetti e mormorii derisori, "il nostro bu

BIFOLCO

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" Bifolco non vuol dire due volte rozzo, volendo dare a folco questo significato (che non ha)", disse Maurizio, con un occhio rivolto all'eventuale reazione di Pancrazio, che, in prima fila, non si perdeva una parola, "ma viene dal bubulcus in latino che era l’uomo addetto alla cura e alla custodia dei buoi" e senza volerlo, i suoi occhi si appuntarono proprio su Pancrazio, che, a disagio, si guardò intorno e pensò che lo stesse prendendo per il culo. Dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio (1500) "Da bubulcus si passò più tardi a bufulcus... , vero Pancrazio? (i dubbi dell’apostrofato, si rafforzarono). Ti vedo un po’ distratto, c’è qualcosa che non va?" "No, no, tutto bene...avevo l’impressione..." "Se vuoi aggiungere qualcosa, fai pure, ti ascoltiamo...", in sala fu soffocato qualche risolino. "No, niente, per il momento", disse guardandosi alle spalle per vedere chi stava ridendo, "dopo vedremo", aggiu

BOFONCHIO

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Bofonchio , sostantivo maschile singolare; io bofonchio , prima persona indicativo presente verbo bofonchiare. Un Maurizio sbiadito, opaco, pronunciò queste parole come in trance, davanti ad una platea (si fa per dire), altrettanto distratta e ristette, incerto su come proseguire. Fonte del Borbotto, Monte Falterona - 2017 Ne approfittò Pancrazio: "A questo punto siamo? Siamo venuti qui per sentire queste cazzate? Mi sembra di essere alla prima elementare, con la signora maestra che ci detta l’a-b-c." "Tu Pancrazio non sei molto distante da quel tempo e non per l’età. Cosa pretendi? E poi, perché non aspetti che uno abbia finito? Sono appena alle prime parole e già ti lamenti?" "Scusa Maurizio, ma siamo abituati a sentire ben altro; il tuo discorso è sempre stato alto, alato, degno di un circolo letterario. Ora invece balbetti nozioni di grammatica elementare." "Circolo letterario, dici? Ma se siamo quattro gatti che si arrabattano a trov

LE GENERAZIONI E L'AMBIENTE

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" Ci avete rubato il futuro " è l’accusa lanciata da Greta sulla faccia dei potenti di tutto il Mondo, riuniti all'ONU per discutere delle misure da adottare per la salvaguardia dell’ambiente. Trump alle sue spalle, osservava truce e si teneva alla larga, timoroso di affrontarla. Non sarà certo tutto per merito del visino caparbio di quella ragazzina svedese che ha posto il problema di prendere coscienza da parte di tutti gli stati del fatto che è necessario intervenire subito con provvedimenti efficaci a difesa della natura e dell’ambiente, per evitare una catastrofe imminente ed immane, di portata globale, ma è significativo che a farlo sia stata una giovanissima appartenente alla generazione nata dopo l’inizio del nuovo millennio. Maurizio era sensibile a questo problema. Per anni - pensava - abbiamo accettato la politica insensata del consumismo con la sciocca credenza che le risorse della Terra fossero interminabili, con la dissennata euforia dell’usa e gett

CIARLATANO

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E non ve lo do per dieci e non velo do per nove, per otto, per sette, ma ve lo do, cari signori, praticamente in regalo alla misera somma di cinque mila lire del vecchio conio, vale a dire soltanto due euro e 58 centesimi della moneta corrente. Con solo due euro e cinquantotto centesimi, amici miei, voi oggi e solo oggi, vi potete portare a casa, questo splendido capolavoro della scienza e della tecnica, che vi farà risparmiare tempo e denaro e arricchirà la vostra casa di uno strumento indispensabile di cui non riuscirete fare a meno, per molto tempo. L’arte dell’imbonitore non ha mai goduto di buona fama, perché spesso si è accompagnata al raggiro, all'imbroglio: io non vengo su questa pubblica piazza a raccontar frottole, qui ed ora, care ragazze che andate in cerca d’amore, senza paura di essere sbugiardato da voi, vi posso assicurare che se comprate la lozione dell’eccellentissimo professor Fabella, che io eccezionalmente vi posso offrire, per una somma che può pagare chi

LA MESSA DI MEZZOGIORNO

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Noi ragazzi sciamavamo per il Corso con i vestiti della domenica, dove incontravamo i nostri cugini, in compagnia di qualche amico. La consegna era che dovevamo stare attenti al terzo accenno (se ricordo bene) delle campane, che era il segnale ultimo che la messa stava per cominciare. In genere ci coglieva che eravamo al capo opposto del Duomo, che era al centro della città. Si trattava di affrettare il passo, per arrivare in chiesa, prima che il prete officiante recitasse il sanctus, affinché il sacrificio della messa fosse valido, altrimenti sarebbe stato inutile, fuori tempo massimo. Ireland, 2017 Ciò avveniva sotto gli occhi vigili dei nostri genitori, i quali assistevano alla messa, in piedi per tutto il tempo, nel primo tratto della navata principale, più vicino all’altare, che era soprelevato di una decina di gradini, rispetto alla base sottostante, dove erano allineati i banchi per i fedeli. E controllavano che ciò avvenisse regolarmente. All’uscita, poi le solite oss

SCANSAFATICHE

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- Conoscete per caso uno scansafatiche? E’ un tipo che, non è che non sappia fare o che non abbia la forza di fare, o non trovi le circostanze favorevoli per esplicare le sue capacità, ma è proprio che lui non ha alcuna voglia di fare alcunché, altro che i lavori pesanti! - Indolente, svogliato, sfaticato, evita sveltamente (ci vuole una certa abilità a farlo), di mettersi in condizione di dover fare qualcosa. Una vera Primula Rossa della fatica. Se lo cerchi non lo trovi mai; se lo trovi, non è disponibile per il gran da fare che ha. - Hai detto indolente, ma indolente dal latino indolens, vuol dire che non fa male, che c’entra con la fatica? Al mercato - 2017 - C’è un’indolenza che proviene da mancanza di dolore, come pure un’indolenza più allargata che comprende l’insensibilità, l’assenza di reazione agli stimoli esterni e da quest’ultima si arriva all’indolenza dello sfaccimmo, che non reagisce a nessuna sollecitazione a darsi da fare per qualche scopo. Lo sfaccendato,

TRAVEGGOLE

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Una parola unica e insostituibile, usata in un solo caso, con un significato ben preciso, nel estensibile ad altri. A ben guardare, non è facile trovare parole che abbiano tutti questi requisiti, pur restando di uso comune e quanto mai preciso. Traveggola, usata sempre al plurale, traveggole, altro non è che un termine derivato dal verbo travedere, in una declinazione in prima persona dell’indicativo presente, traveggo, non più in uso, per il più moderno travedo. Untitled - 2017 Travedere significa vedere una cosa per un’altra, oppure vedere cose inesistenti. Le traveggole si hanno proprio in queste circostanze e dipendono da un cattivo funzionamento dell’organo visivo, gli occhi, che per motivi vari possono portare al cervello immagini diverse dalla realtà. E’ una parola gentile, dal suono aggraziato, che non disdice in qualsiasi contesto, quando si tratti di rilevare una discrepanza tra la realtà e le apparenze, senza che alcuno abbia a risentirsene. Hai forse le traveggol