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Visualizzazione dei post da maggio, 2024

ELOGIO DELLA VECCHIAIA

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                                                                                                                             La vecchiaia è una cosa perniciosa, affermò inopinatamente Pancrazio. A proposito, chiese Maurizio: che significa pernicioso e da dove viene? Pancrazio lo riguardò in tralice e, con voce dubitosa, ‘mbè, una cosa brutta, mi sembra, azzardò. Più che brutta, corresse Maurizio, pernicioso viene da latino perniciosus, composto da “nex” che vuol dire “morte” e dal prefisso “per” che è un rafforzativo, quindi significa “cosa estremamente dannosa” e, riferito alla vecchiaia, è un aggettivo quanto mai appropriato, perché, come è noto a tutti, la vecchiaia precede inevitabilmente la morte. E la pernice, allora, che c’entra? Chiese Pancrazio di mala grazia, mio padre era anche cacciatore e più volte mi ha parlato di pernici e coturnici. No, il volatile non c’entra affatto ed il nome “pernice” ha un’origine del tutto diversa e alquanto singolare… Singolare o

DI ARIA E DI SABBIA

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                                                                                                                                     Ho appreso da poco della morte a  71 anni dello scrittore spagnolo Javier Mariàs, avvenuta nel 2022, durante il periodo della pandemia da covid, a seguito di una polmonite contratta con quella infezione. Domani nella battaglia pensa a me, Tutte le Anime, Un Cuore così Bianco, Il Tuo Volto Domani, sono soltanto alcuni dei titoli con assonanze shakespeariane dei libri da lui scritti, che mi hanno fatto compagnia negli ultimi venti trenta anni della mia vita. Le emozioni sono brividi di aria che lasciano tracce di sabbia sulla nostra anima come quei venti del deserto, che a volte arrivano fino a noi, quando hanno esaurito la loro forza propulsiva e l’aria torna ad essere pulita. Parlo naturalmente delle mie emozioni, ognuno ha le sue. In una intervista tenuta all’autore spagnolo, qualche tempo prima della sua scomparsa, Claudio Magris, affe

POUT POURRI

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                                                                        Al Bar: Buon giorno, signore. Ci conosciamo? Sono Corto Maltese. Io sono Nemo, piacere, desidera? Quello del giro del Mondo in Ottanta Giorni? No, quello delle Ventimila Leghe Sotto i Mari. Io ho fatto solo una Ballata del Mare Salato e poco altro, ma il mio autore ha fatto fortuna con me. Qualche volta i personaggi sono più importanti degli autori. Vuoi dire di Sandokan, Yanez e Tremal Naik? No, quelli li ho conosciuti una volta che col Nautilus sono affiorato dalle parti della Malesia, sono brava gente, dopo un po’ di fortuna per via del film, sono tornati nell’ombra. Ma tu non hai sentito parlare di un certo Marlowe, che racconta di capitani al soldo della Compagnia delle Indie,   di un Nostromo e di una nave che si chiama Narcissus, che ha affrontato un Tifone nel Pacifico, o non ricordo bene dove, prima di passare anche lui, La Linea d’Ombra? Senti, faccio prima ad offrirti un cappu

SILENZI

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  Amavo i suoi silenzi; li amavo e temevo, perché sapevo che essi nascondevano delle ansie alle quali io non sapevo porre rimedio. E tacevamo entrambi, tutt’e due con qualcosa di inespresso nel cuore. Ma i nostri sguardi parlavano una lingua che solo noi due capivamo. Quanto tempo sprecato! Quante occasioni perdute! Mi resta inane il rimpianto; il momento magico che avrebbe dovuto unirci per sempre ed era lì lì per realizzarsi, di colpo ci è stato precluso ed ora siamo due ceneri muti.

FANFALUCHE

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                                                                           Fanfaluche sono le cose campate in aria, niente a che vedere con la feluca che è un copricapo di tipo medioevale che fa parte della divisa dei diplomatici, avvertì compuntamente Maurizio alla sparuta milizia dei suoi allievi, per quanto la feluca, con le sue piume la dica lunga sulla vanità delle cose. E non sono fandonie, seguitò imperterrito, che sono grosse bugie, sebbene ne condividano alcuni aspetti, come la volatilità e la inconsistenza, come palloni che si alzano nell’aria e scoppiano, ma non possiamo parlare nemmeno di fantasie e tanto meno di farfalle che volano indisturbate. Piuttosto verrebbe da aggiungere che esse, le fanfaluche, hanno un che, che potrebbe richiamare la figura di chi le emette, che in genere è un fanfarone, uno che sbrodola e non raccoglie. Nella realtà, fanfaluca è una parola che ci viene da lontano, dal greco “pompholyx”, che vuol dire “bolla d’aria” e perciò destinata a

TI CERCHERO'

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                                                                                Ti cercherò nei sentieri più solitari, tra le rocce più arse dal sole, tra le nubi, la pioggia e il vento, sulla cresta delle onde più alte, tra le foglioline tenere dei prati, nel sorriso dei bimbi innocenti, nel ricordo di un amore dolente.   Sulle note di un precedente “Ti Cercherò”, scritto da mia figlia Valentina per il fratello scomparso.

MISCREDENTE

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                                  Robert G. Ingersoll,   Orazioni di un Miscredente, Liberilibri, 2006 Per parlare del miscredente, dobbiamo prima accennare al problema della religione. La materia è molto complessa, ma qui dobbiamo semplificare Secondo alcuni, la religiosità, è un sentimento innato nell’uomo, secondo altri, invece, è vero esattamente il contrario, che la religione è un retaggio delle paure ancestrali che l’uomo ha dovuto affrontare fin dai tempi bui della preistoria. Il problema principale sarebbe quello di stabilire se esista un Dio che ci governa, o se tutto quanto ruota   intorno a noi è frutto del caso. Da esso deriva poi il corollario della sopravvivenza, o meno della parte spirituale della persona umana, che noi chiamiamo anima, dopo la scomparsa del corpo. Ma questo non è compito nostro. Noi tutt’al più ci possiamo chiedere: la religione è un bene o è un male? Serve o non serve? Unisce o divide? La parola “religione” viene dal latino “religio”, che a

LA POESIA

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                                                                                    Mi sono svegliato alle cinque del mattino e fino alle sette sono stato perseguitato da una delle solite ossessioni frutto di ricorrenti anche se momentanee lacune mnemoniche, che questa volta aveva per oggetto di non ricordare il nome della poetessa di Lesbo che scrisse versi di grande bellezza diversi secoli prima della nascita di Cristo. Appena alzato, ho dovuto consultare Google per rinfrescare la memoria: era Saffo, naturalmente, nome che conoscevo benissimo e che ho sempre amato, fin dai tempi del liceo, quando studiando ho appreso di quella coraggiosa donna che in tempi che non dovevano certo essere facili, specie per una donna, ha rotto ogni convenzione e si è imposta con la forza del suo lirismo inesausto. Mi sono chiesto, come se la trovata avesse alcunché di originale, cosa è la poesia? È amore? È passione? È furore? È illusione? mi trovo in una fase della vita in cui non c

CERIMONIA LAICA

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                                                                        Matrimonio Civile.                                                                        CERIMONIA LAICA                                                                  Per un matrimonio civile Cara Anna, solo ora mi è saltata agli occhi una particolarità in merito al matrimonio di Francesca, che a me sembra molto propiziatoria. Francesca si sposa con rito laico, all’Hotel Pagus di Montepagano e, vivaddio, per una cerimonia laica non poteva essere scelto luogo più appropriato. Una cerimonia laica è anche, in certo qual modo, una cerimonia pagana, nel senso di “non cristiana”, non svolta secondo i canoni della Chiesa Cattolica. Pagus è parola latina che significa “villaggio” e la parola “pagano”, sostantivo o aggettivo, deriva certamente dal pagus latino, nel senso di abitante del villaggio (“che non ha recepito i dogmi del cristianesimo”, secondo il senso che al termine è stato aggiunto in seguito). Come si s

SILLABARIO

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                                                                         Pancrazio aveva notato che Maurizio, in quei giorni arrivava sempre portando con sé, sottobraccio, un libro. Siccome egli era naturalmente curioso, approfittando di un momento in cui il maestro si era assentato, dopo una telefonata di Chiara, lasciando il libro sul tavolo del circolo, si era avvicinato “di soppiatto”, (da poco aveva sentito questa curiosa espressione che gli era piaciuta), al tavolo ed aveva preso in mano il libro, spiando di non essere visto da nessuno, non voleva che gli altri trovassero motivo di sfotterlo per questo. La prima impressione era stata singolare, il titolo del libro richiamava temi cari al circolo, era un sillabario, buono per testoni come loro; più precisamente, notò poi, il volume portava il titolo di “Sillabario n.2”, di un certo Goffredo Parise, probabilmente un maestro, collega di Maurizio. Sillabario si chiamava anche il suo libro delle Elementari, che però era senz