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Visualizzazione dei post da Novembre, 2017

PAURA

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Invidio chi dice di non aver paura di niente (ne conosco qualcuno); avverto disagio di fronte a tanti che hanno paura della loro ombra, come si suol dire. Che hanno paura di tutto e di tutti. Che sono pieni di preoccupazioni. Che non riescono a godere la vita perché non vedono di fronte a loro che pericoli. Io confesso che qualche timore ce l'ho. In forma moderata, sotto controllo, vorrei dire razionale. Perché la paura di solito irrompe in modo irrazionale e incontrollabile. Ed allora domina l'individuo che ne viene preso. Mentre invece la paura deve essere dominata da chi razionalmente è a conoscenza di un pericolo e mette in atto le dovute cautele per evitarlo. 'Paura' viene dal latino 'paveo', temo, oppure 'sono battuto, percosso'. Curiosamente, con questo secondo significato,'paura' ha la stessa origine della parola 'pavimento', inteso come suolo battuto per camminarci sopra. Ma il senso principale è quello che suggerisce l&#

FISIMA

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Tutti conoscono il significato dell'espressione "ha la testa piena di fisime". Mia zia diceva Ha la testa piena di vento. Con lo stesso significato: un affastellamento di dee vaghe o appena abbozzate, comunque vane. Sogni senza fondamento. Desideri impossibili. Aspirazioni senza un minimo di credibilità. Conditi con una certa supponenza e molta faciloneria. Tali da muovere al sorriso, perché spesso sono gioiosi, oppure infastidire, quando finiscono con l'essere ripetizioni oziose. Foto di Leonardo Aielli (che fotografa la modella Deborah che fotografa G.S Aielli) Le fisime hanno del bizzarro, del capriccioso, dell'eccessivo. Patrimonio di soggetti fantasiosi che presumono cose più grandi di loro. Una pretesa, una vanteria infondate. Possono diventare una specie di fissazione, di ossessione per qualcosa che non è in cielo né in terra. "Ora ha la fisima di essere un asceta, una specie di santone cui è stata affidata la missione di salvare il mondo e p

EMOZIONE

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Quando si parla di emozione è meglio essere prudenti: siamo su un terreno molto delicato, conteso da più parti con vocazione specialistica che ne rivendicano la supremazia. Siamo nel campo della parte emotiva del nostro organismo che è quella che reagisce a determinati stimoli e che, a seconda dei diversi orientamenti, si definisce spirito o anima. E' oggetto di studi approfonditi da parte di tutte quelle scienze che hanno rivoltato la psiche come un calzino , psicologia, psicanalisi, psichiatria e psicopatologia, nonché, com'è ovvio l'antropologia, ma noi al solito vogliamo parlarne da incompetenti, in piena libertà. Ci addentriamo quindi con passo felpato e beata incoscienza in questo 'hortus conclusus' che nel Medio Evo era un giardino recintato, ma anche indicava simbolicamente uno spazio interiore mentale nel quale chiudersi per la meditazione. Cerchiamo di scorgere quell'oggetto misterioso che gli antichi greci chiamarono 'psiche'. Essi l

DECORO

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Decoro e dignità sono termini che si usano indifferentemente per indicare la condizione di 'convenienza' che ciascuno cerca di conservare negli atteggiamenti e nei modi di comportarsi. Convenienza sia nel senso che è a proprio vantaggio, sia che si conviene cioè si addice alla propria condizione e alla situazione nella quale ci si trova ad agire. Decoro deriva dal latino 'decorum' che vuol dire 'convenienza', che ben si addice. E 'decus', o 'decor' in latino significa 'ornamento'. Ma la radice più antica proviene dal sanscrito 'dacas' che più propriamente vuol dire 'gloria', quindi nel concetto di 'decoro', da conservare a tutti i costi, c'è una reminiscenza di qualcosa che ser ve ad ornare la persona, in senso materiale, come un vestito magari anche vecchio, ma decoroso, oppure morale o spirituale, come ben può essere una gloria passata o una lontana discendenza di cui gloriarsi, che costituiscono l'o

SDOGANARE

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Sapevate che 'dogana' e 'divano' hanno la stessa origine linguistica? Derivano entrambi dal persiano 'diwan', che vuol dire 'gabinetto', sede del potere statuale, per estensione 'registro', e da qui l'idea della tassa da pagare per la dogana. Il divano invece era il posto dove sedeva il sultano, titolare del potere di imposizione della tassa. Due cose molto vicine, dunque e ciò spiega la comune origine. Sdoganare vuol dire far passare la dogana, pagando il tributo dovuto, alle merci che si trasferiscono da un paese all'altro. Nel linguaggio giornalistico, ora che almeno in Europa le barriere doganali sono quasi del tutto abolite, sdoganare è passato a significare figurativamente, il superamento dei motivi che prima impedivano di riconoscere come ammissibile quello che ora si vuol far passare fra le cose possibili. Un'idea, un partito, un aspetto della storia. Nel lungo periodo di supremazia in Italia della c.d. 'balena bianc

FUGA

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Dal latino 'fùgere', (accento breve sulla prima 'e'), 'fuggire', ci viene questa parola, corta e perentoria, vorrei dire 'lesta', come si conviene al titolo di questo 'divertissement'. La fuga è infatti un voltare le spalle e correre per sottrarsi al nemico; un tempo era da vigliacchi e quindi infamante, oggi che le cose sono cambiate, siamo più tolleranti e guardiamo la fuga con maggiore considerazione. (L'unica maniera di rimanere vivi e seguitare a sognare, secondo una scrittrice francese). La fuga può essere molte cose : una necessità, un'opportunità, ma anche un'idea, un'ambizione, una filosofia, una risorsa ed una consolazione. E' sinonimo di 'evasione', che pur essendo un termine più specifico, quanto all'andare via dal posto dove si è costretti a stare, (per informazioni, rivolgersi a chi, per una ragione o per un'altra, si trovi ad essere 'astretto a' sensi di legge'), si presta a qualc

KERMESSE - PANDEMONIO

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Il demonio e l'acqua santa, o meglio l'acqua santa ed il diavolo; kermesse e pandemonio sono due termini che richiamano una folla di persone che si agitano in egual maniera ma per motivi diversi. Il francesismo kermesse che abbiamo adottato fin dai secoli scorsi in omaggio al nostro forestierismo diffuso è una parola che deriva dall'olandese Kerkmisse, che vuol dire (da 'kerk', 'chiesa' e 'misse', 'messa'), messa che si dice in chiesa ed era adoperata per indicare le onoranze che si ripetevano in alcune ricorrenze religiose, come le feste patronali, che nei Paesi Bassi, all'epoca, venivano rispettare con gran risalto e partecipazione di pubblico. Il pandemonio fa pensare ugualmente ad un gran numero di persone che si muovono confusamente, ma evoca anziché profumo di incenso, grevi odori di zolfo. La parola deriva dal greco 'pan' che significa 'tutto' e 'daimonion' che vuol dire 'diavolo', quindi è come

LE VOYAGE DU SAHAR

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Mio figlio Giuseppe Simone, che è l'autore delle foto inserite nel blog, nonché il curatore della parte grafica dello stesso, diversi anni fa mi regalò alcuni CD tra i quali uno in particolare era il mio preferito. Si tratta del Le Voyage du Sahar del musicista tunisino Anouar Brahem. Giuseppe era all'epoca da poco tornato da un suo viaggio in Tunisia, durante il quale aveva passato alcune notti nel deserto. Non credo che vi fosse alcun collegamento tra quel viaggio ed il contenuto del disco, ma a me piace pensare che la coincidenza non sia casuale. Avendo smarrito il CD originale, l'ho cercato e trovato su You Tube e così ve lo propongo, sperando che vi sia, come a me, gradito ascoltarlo. https://www.youtube.com/watch?v=BW1QIpiP-Bo Le Voyage Du Sahar Formazione: Anouar Brahem, aud Francoise Couturier, piano Jean Louis Matinier, bandoneon

NEOFITA

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Benvenuti nel regno dei neofiti. Siamo tutti neofiti, chi in una cosa, chi in un 'altra. C'è chi scopre la divinazione, c'è chi si convince (da 'con' più 'vincere', vincere insieme), dell'inanità di tutte le cose. C'è chi dice per la prima volta basta! Voglio cambiare, da oggi sarò un altro uomo. Mi rendo conto che a forza di etimologie si può rompere l'anima di chi per avventura si trovi a leggere questi miei post, però non resisto alla tentazione e vi propino quindi anche questa, che a me sembra interessante per quello che dirò in seguito a proposito del neofita. La parola proviene dal gergo ecclesiale, o ecclesiastico, come preferite. Dal greco 'neòfutos', composto da 'nèos' nuovo e 'phytòs', nato, il termine significa 'nuovo nato' ed era dato, agli albori del cristianesimo, ai nuovi adepti, al momento del Battesimo, atto col quale si veniva ammessi fra i credenti di quella fede. Altra cosa erano i cate

IMMAGINIFICO

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Un termine così bello non merita una definizione così banale: una forma di ideazione per immagini, secondo quanto si trova sui più comuni dizionari. Sembra una pratica burocratica chiusa e messa in archivio. É un peccato che venga liquidato così, come un residuato (tra l'altro è di conio piuttosto recente), con l'aggiunta che si tratta di un termine di uso quasi esclusivamente letterario, buono soltanto per descrivere lo stile, ridondante di immagini, di alcuni scrittori (v. D'Annunzio). La parola invece apre la porta alla più sbrigliata fantasia; ci fa "vedere" quello che si pensa. La nostra mente è sempre in connessione con il cervello che produce immagini per ogni pensiero che quella mette in cantiere. Guardate che io non so nulla del funzionamento della mente e del cervello, ma mi piace immaginare, quindi inventare cose possibili e a volte anche impossibili. Abbiamo bisogno di immagini per ogni nostra azione. Immaginare è un potere esaltante che ci mette in

FANTASMAGORIE ED ALTRI TRIPUDI

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Come fantasmi, gli alberi davanti alla finestra del mio studio, agitano i rami scheletriti sotto le folate di vento che questa mattina fanno la novità di questa fase capricciosa del tempo meteorologico. In verità scheletriti sono solo i rami del pioppo grande, perchè invece i due tre fusti esili di acacia, poco distanti, come monaci incappucciati, ondeggiano sinistramente ammantati da una folta coperta di edera, che li soffoca tenedoli stretti nel loro abbraccio fatale. I fantasmi sono il tema di oggi, nel senso però solo di fantasie, non degli ectoplasmi amati e temuti dagli appassionati di esoterismo. "Phantasma" è parola greca che vuol dire apparenza di qualcosa che non è reale. I fantasmi costellano i nostri sogni e alimentano le nostre fantasie. In genere la solitudine e l'isolamento, producono strani effetti sulla nostra psiche, inducendo chi si trova in questo stato a perdere il contatto con la realtà, con il risultato di ritenere reale ciò che è frutto di

FRANGENTE

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Quando, per dire dell'etimologia, si afferma che le parole hanno un'anima (Savinio), implicitamente si ammette che esse, già di per sé volatili per eccellenza (verba volant), siano fatte di sostanza spirituale, oltre ad avere una loro consistenza fisica, materiale. E ciò si può constatare con ogni parola, da quella più umile a quella più elevata. Quando Dio affidò ad Adamo il compito di dare il nome a tutti gli animali e alle cose, il nostro progenitore fu divinamente ispirato (non si era ancora guastato con il suo creatore) e per ogni elemento che passò in rassegna, trovò un nome, unico, completo che rispecchiasse l'essenza, l'anima appunto della cosa nomata, in quella unica lingua che esisteva, prima che, a causa della costruzione della Torre di Babele che pretendeva di arrivare al cielo, Dio stesso, per punire i suoi costruttori della loro superbia, non decretasse la fine dell'unità e l'avvento della confusione delle lingue, così che gli uomini non potesser

SFRACELLARE

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Sfracellare o sfragellare è un termine popolare alquanto volgare. Significa fracassare, ridurre in pezzi. Deriva da un più antico 'fragellare', passato poi a flagellare.L'espressione 'minacciare sfracelli' nella sua truculenta evidenza contiene un che di debordante, che va oltre il senso in sé della parola, per assumere un aspetto per così dire un po' ironico, nella sua brutalità. Come se la minaccia da parte di chi la riceve, non venisse presa in seria considerazione. Come provenisse da un gradasso che nessuno prende sul serio. Gli sfracelli, così brutali, ma indeterminati, non sembrano reali. Sarebbe più efficace dire faccio un macello, oppure entrare nel merito ed annunciare la ritorsione o la punizione che si intende applicare (ti rompo il muso). Invece lo sfracello è qualcosa di veramente terribile e temibile. E' il frammentarsi di una cosa, o di un corpo, a seguito di un urto violento che ne determina la rottura. Il termine, qualunque sia la su

ORIGINE

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Dopo aver definito l'etimologia come la psicologia del linguaggio (Savinio) ed aver affermato che essa rivela nell'uomo la persistenza del senso delle origini (Gian Battista Vico), credo sia necessario soffermarsi sul termine 'origine' per trarne il significato più profondo visto che si tratta di qualcosa che è insita nel carattere distintivo della persona umana. Cosa si intende per 'senso delle origini'? La parola deriva dal latino 'origo-originis' derivata dal verbo 'oriri', che vuol dire 'alzarsi, nascere, cominciare'. Quindi l'origine di una cosa è il suo primo apparire. Il momento della nascita. L'origine di tutte le cose va sotto il nome biblico di 'genesi', dal latino 'genesis', nascita. Questo termine si usa per indicare i modi e le condizioni in cui una cosa si è andata formando: con la genesi del mondo, si intende il complesso di tutto il processo della creazione, secondo la Bibbia; la genesi di u

POTERE

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Navigando su internet, alla ricerca delle fonti della parola 'potere', una delle più antiche e ricorrenti nel linguaggio umano, ho trovato alcune citazioni che ignoravo a proposito di quella materia alla quale ricorriamo quando vogliamo conoscere l'origine delle parole, cioè appunto l'etimologia', che per le loro originalità e bellezza, voglio condividere. La prima è di Alberto Savinio, pseudonimo di un autore stravagante e coltissimo, appartenente al genio della famiglia De Chirico, fratello del famoso pittore, tratta dal volume "Nuove Enciclopedia", edizione Adelphi 1977, che è una raccolta di suoi scritti sparsi, pubblicati si vari giornali, e parla di etimologia come 'psicologia del linguaggio, il modo di penetrare l'anima delle parole'. La seconda, ricordata dallo stesso Savinio, è di Gian Battista Vico e recita: "il senso etimologico rivela la persistenza nell'uomo del senso delle origini. A maggior ragione nella

LOVER MAN

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Nella mia prima gioventù ho scoperto il jazz per caso. In una bancarella di libri usati, che era una delle mete preferite del mio inquieto cercare, scoprii un libriccino dedicato a Loui Armstrong, di cui avevo sentito dire cose strane: che aveva una voce rauca e sgraziata,impossibile da ascoltare, che suonava la tromba e sul palcoscenico si comportava come un gigione. Lo acquistai e lo lessi con interesse. Appresi che era 'il re del jazz'. Del jazz, sconosciuto a tutti, nella cerchia delle mie conoscenze dell'epoca, si diceva malissimo, che era la musica dei negri, che erano selvaggi ed i loro ritmi altro non erano che il tam-tam della jungla. Comperai i primo dischi di Armstrong e ne fui subito affascinato. Il mio amore per il jazz nacque da lì e dopo Armstrong, scoprii un mondo nuovo di artisti e musicisti che fecero la mia gioia. Fino a quando arrivai a Chalie Parker. Una delle figure più emblematiche della storia del jazz. Lover Man è una incisione famosa di P

ESAUSTIVO - ESAURIENTE

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Esaustivo è un termine che indica la completezza. Quando tutto è stato detto, o tutto è stato fatto del dicibile e del fattibile, riguardo ad una determinata cosa, o argomento, allora si dice che il risultato è esaustivo, nel senso che esaurisce tutto l'armamentario che avevamo a disposizione per raggiungere quello scopo. Deriva dal latino 'exahaustus', esausto, participio passato di exhaurire, che vuol dire esaurire, finire, ultimare (le scorte). E' un sinonimo, anzi IL sinonimo di 'esauriente', che ha come radice 'exhauriens', participio presente dello stesso verbo exhaurire. E' singolare che entrambi i termini abbiano a che fare con l'esaurimento ed è bene riflettere sul fatto che una persona esausta è vicina all'esaurimento. Anche delle pile si dice che sono esauste, per indicare che sono scariche. L'unica differenza esistente fra i due termini praticamente uguali, quanto al significato, consiste nel fatto che, mentre nel pr

INANITA'

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L'inanità si apre su uno scenario di nullità, parla di vanità, di ciò che è vuoto, vacuo. E' una parola che deriva dal latino, composta da 'in' ed un elemento,'anis', di cui non si conosce il significato. Oscilla tra il vuoto e il vano, l'inutile. Ma nel passaggio tra i due termini, si può individuare una leggera differenza consistente nel fatto che il vuoto, l'essere vuoto, produce come conseguenza il vano, l'inutilità di una cosa. L'inanità quando è associata all'agire umano, produce effetti devastanti. Quando ci si chiede chi siamo, dove andiamo, l'impossibilità di darci una risposta può fornire un approdo verso filosofie pessimistiche e scettiche: visto che il nostro traguardo ultimo è la morte, perché affannarsi? E' vano agire, scomporsi, darsi da fare. Persino pensare può sembrare inutile. In realtà sappiamo che per esempio non è vano amare. L'amore trova piena giustificazione in se stesso. L'amore è un sentimento e

I BACI DI QUEST'ANNO

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I baci di quest'anno non riescono a far dimenticare i baci di un anno fa. Sono i baci di un nuovo amore che vuole sostituire quello perduto, ma non ci riesce. I baci di un amore che non è arrivato. Sono i baci che non ti ho dato. Sono i baci che non ho avuto da te. Sono la voce del rimpianto. Due grandi figure della storia del jazz si incontrarono e si amarono, almeno artisticamente, nonostente la grande differenza esistente tra i due caratteri. Timido ed introverso lui, Lester Young, chiuso in se stesso ed abulico, sfacciata e esuberante lei, la signora del blues, Lady Day, la bellissima Billie Holiday. Fu quest'ultima a nominare Lester "Presidente" dei sassofonisti, The Pres, nomignolo che gli è rimasto per sempre. Il loro sodalizio fu breve ma intenso. C'era una grande ammirazione di Billie verso Lester come artista ed ella sicuramente gli voleva bene con il suo cuore di donna, era tenera con lui, ma era troppo focosa per essere la sua compagna. Lui,

ESTATE

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Distesa estate, stagione dei densi climi dei grandi mattini dell’albe senza rumore ci si risveglia come in un acquario dei giorni identici, astrali, stagione la meno dolente d’oscuramenti e di crisi, felicità degli spazi, nessuna promessa terrena può dare pace al mio cuore quanto la certezza di sole che dal tuo cielo trabocca, stagione estrema, che cadi prostrata in riposi enormi, dai oro ai più vasti sogni, stagione che porti la luce a distendere il tempo di là dai confini del giorno, e sembri mettere a volte nell’ordine che procede qualche cadenza dell’indugio eterno. L'estate secondo il poeta Vincenzo Cardarelli, è la stagione "meno dolente di oscuramenti e di crisi". In effetti, l'impressione che ho io è che essa sia il periodo dell'anno maggiormente assorbente, ti prende cioè totalmente, ti impedisce di pensare ad altro. E' come un anestetico che in qualche modo ti ottunde la sensibilità verso altre cose e

BAGATTELLE

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Bagattelle son le cose per le quali non ci spendiamo troppo. Cose di poco conto, di valore esiguo ma non infimo, (che è brutto), futili, sì. Son bagatelle quelle per le quali ci affanniamo ogni giorno inutilmente. Quelle che potremmo trascurare tranquillamente e invece no. A volte c'è un accanimento a perseguirle; metto a posto questa cosa e poi non ci penso più e invece quella cosa scava una voragine dentro di noi che non ci dà pace. Talvolta il termine viene usato in modo iperbolico, per dire il contrario di quello che si pensa. Graffiti sul muro della chiesa (Rocca Malatina - MO) - 2017 Si è beccata una multa da 20.000 euro, una gamba rotta e la macchina distrutta, son bagattelle mica da niente! Sono bagattelle certi nostri piccoli tic, manie, ossessioni. La coazione a ripetere sempre le stesse cose, insistere su alcuni argomenti anche se si sa che non sono graditi all'ascoltatore. Parole a volte urticanti, ma senza peso, trascurabili, fino ad un certo punto. Possono

MELENSO

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Dell'appellativo "melenso" non si conosce l'origine, a pronunciarlo, suona un po' mellifluo, ma non colpisce più di tanto, vuol dire insignificante, al più, stupidino. Si può dire di un discorso, di uno scritto o di una persona. Nei primi due casi, serve a qualificare l'oggetto sotto osservazione di insulsaggine, nel terzo, attiene alla qualità intellettuale del soggetto in esame, per dire che quello di cui si parla non è proprio una cima. Tramonto presso "Tempo di Vivere" ecovillaggio Marano s.Panaro (MO) - G.S. Aielli 2017 La parola "stupido", invece ha un'origine ben precisa: viene dal verbo latino "stupeo", che vuol dire "sono stordito", che è una forma attenuata del nostro "sei un balordo". In realtà, la qualifica di "stupido" è riservata al tonto perché non capisce, o perché si intestardisce nel non voler capire. Meno offensivi e quasi amichevoli, suonano "insulso"

METEORA

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Una bella parola che per me indica qualcosa che attraversa il cielo così velocemente da non poterla seguire con lo sguardo. Premetto che agli esami di licenza liceale, a causa di un diverbio con un membro della commissione, fui rimandato ad ottobre in Geografia Generale e che di questa cosa ancora oggi porto l'onta, ma aggiungo che a distanza di tempo sono disposto ad ammettere che dopo tutto, forse, il giudizio della prof. non fosse poi tanto lontano dal vero, vista la mia tuttora scarsissima conoscenza della materia. Ciononostante mi prendo l'ardire di parlare di cose che, nell'assunto, non so. Parlo quindi dopo essermi soltanto sommariamente informato, e per sentito dire. Perdonate pertanto le immancabili approssimazioni e gli eventuali errori. Perché ne voglio parlare? Perché la parola mi affascina. Meteora è parola greca formata da "meta" che vuol dire "in mezzo" e "aer", aria, ed era il nome dato ad una località della Grecia dalle

IL TEMPO DEL VINO E DELLE ROSE

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Ti ricordi di quando eravamo soli tu ed io a due passi dal mare e parlavamo sottovoce di cose importanti? E tu mi dicevi del cervello e delle sue capacità di farci superare i passaggi più difficili della vita, di come rapportarsi con il proprio cervello e di come un ammasso di cellule e materiale organico di dimensioni così ridotte come il cervello, possa generare la mente, che è quanto di più immateriale e vasto possa esistere? La capacità di giocare, dicevi, con il proprio cervello, dovrebbe essere una specie di nostro vademecum, un amuleto che possa proteggerci contro i nostri mali che spesso originano da noi stessi, e queste parole per me erano un toccasana, un filtro, una pozione magica, buona contro ogni male. Eri la mia ispiratrice ed io adoravo la tua voce, i tuoi occhi, il tuo sorriso, le labbra dolcissime che sapevano pronunciare parole così confortevoli. Io prigioniero del mio "soma", il corpo che ci condiziona, tu libera e felice, dispiegavi la tua non fragile f

NON TI SCORDAR DI ME

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Un vento lieve soffiava lungo gli argini e l'odore caratteristico del fiume era più intenso del solito. Si respirava con voluttà, nonostante la grevità di certe esalazioni vagamente putrescenti. La gente del luogo era abituata a quell'aria e non avrebbe saputo trovarne una migliore. Ricordò quel giorno sullo Stradivario, i tavolini apparecchiati sul ponte coperto, i riflessi del fiume ondeggianti sulle pareti, quell'odore che solleticava le narici e creava un'atmosfera di leggera esaltazione, quasi di ebrezza, suo figlio e la moglie, pronubi per l'eccezionalità della situazione, il menu diverso da ogni altro, quasi un mondo a parte, fra le altre particolarità, offriva un coregone in umido al profumo di fiume che lo colpì con un senso di calda, dolorosa simpatia. I volti, le parole, i rumori dell'ancoraggio, il leggero beccheggiare dello scafo, tutto concorreva a rendere il giorno luminoso di una luce fuori del comune. Il capitano che si aggirava nella cabina di

GRATIFICARE - RATIFICARE

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Rendere grazia è un'espressione molto comune e vuol dire esprimere a qualcuno il proprio ringraziamento per un beneficio ricevuto. Grazie a Dio è un intercalare usato anche dagli atei. Diffuso il paradosso ironico 'ateo per grazia di Dio'. Quindi gratificare qualcuno significa esprimere gratitudine ad una persona, facendo una cosa che possa essere gradita dalla stessa, per qualcosa che essa ha fatto, tipo un servizio utile reso, una prestazione fuori del comune, un comportamento retto ed irreprensibile. La gratitudine si esprime a parole o con fatti concludenti, come una donazione, comunque facendo qualcosa che sia gradita all'omaggiato. Il termine viene dal latino 'gratus', grato, 'ficare' che sta per 'facere', quindi vuol dire far qualcosa di gradito. Si può gratificare un soggetto, con un riconoscimento, pubblico o privato a seconda dei casi delle sue qualità, o, in soldoni, mediante l'aggiunta di un premio a quanto eventualmente