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Visualizzazione dei post da Aprile, 2019

CONTRASTO

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E’ quasi lapalissiano: contrasto, è “quasi uno star di contro”, dice sbrigativamente il Dizionario etimologico on line, senza aggiungere altro. Quindi il contrasto presuppone una opposizione. Il discorso potrebbe finire qui, se non fosse che questi due ragazzi, Maurizio e Chiara, da quando abbiamo dato loro la possibilità di dire la loro su ogni argomento, si sono impossessati di questo Zibaldino e la fanno da padroni. Se gli dai il dito si prendono il braccio ed allora prima di dire basta dobbiamo sentire cosa ne pensano loro. Wiligemo, Scene dal Vecchio Testamento (Duomo di Modena) - 2012 Chiara sarebbe d’accordo “ma sì, cosa vuoi dire di più; abbiamo già parlato nel post precedente di divisione e di opposizione, anche se dopo il discorso ha preso una piega tutta sua, ma ora non mi sembra di caso di ritornarci”. “Perché no?” è intervenuto Maurizio, non voglio dire il Bastian contrario di sempre, ma comunque, che cavolo, giusto in tema di contrasto, egli è ancora dall’altra

DISSIDIO

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Chiara: Sono piuttosto avvilita; se mi guardo intorno non vedo che guerre e crimini. Sembra che l’odio prevalga di gran lunga sull’amore. Tutto è una tremenda divisione, ci sono fratture da ogni parte; non pensi anche tu che il nostro mondo per alcuni versi sia orribile? Maurizio: Non so che dirti, l’argomento è troppo vasto. Certo è che, il concetto di divisione sembra prevalere su quello di unione. C.: Sarà mica opera del diavolo? Secondo gli studiosi di etimologia, il diavolo era il separatore per eccellenza: dal greco “dia”+ “ballo”, colui che metteva ostacoli, che poneva fratture. Con l’avvento del cristianesimo, poi, è diventato il tentatore, quello che si prefigge lo scopo di dividere Dio dalla sua creatura, l’uomo. E vuoi sapere qual è la parola che si contrappone esattamente al diavolo, indovina un po’? E’ “simbolo”. Wiligelmo Scene dal Vecchio Testamento (Duomo di Modena) - 2012 M.: perché il simbolo dovrebbe fare da contraltare al diavolo? C.: Semplicemente perché

SHAKESPEARE 2019

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C’era un che di mesto sul suo volto, un sorriso appena accennato, forse solo un’ombra che ne rendeva imperscrutabile lo sguardo. Una punta di fierezza nascosta, dietro un muro di silenzio accomodante ma non accattivante. Palcoscenico visto dall'alto - Cesena, 2013 - Puoi lasciare la mia carrozzina, mi disse, ho i freni per rallentare. - Mi fa piacere trattenerti. La strada è leggermente in discesa e non vorrei che prendessi troppa velocità. - Ti ho detto che so frenare…ma tu, chi sei? - Sono Maurizio, tu non mi conosci: ti ho visto, appena sei apparsa da quella via. Ti ho notato subito ed ho provato immediatamente il desiderio di venirti a parlare. - Ti faccio compassione, il tuo è un sentimento di pietà. - Tutt’altro! Io sento già di volerti bene e vorrei fare qualcosa per te. - Senti a me. Lasciami andare, Non c’è nulla che tu possa fare per me. Vai, vedo lì una ragazza che ci guarda. Sta aspettando te? - Quell

DIOGENE ED ALESSANDRO

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Credo che sia giunto il momento di rivelare al generoso pubblico che ha la pazienza di seguirci su questo blog, pochi ma buoni, che le due figure di Maurizio e Chiara, la coppia di giovani innamorati, che negli ultimi tempi è comparsa in diversi post e sta prendendo sempre più piede, gode di una doppia veste, di protagonisti del blog e contemporaneamente, di spettatori, cioè lettori dello stesso, per cui i due possono entrare in una storia come protagonisti o attori e leggersi subito dopo nella loro seconda veste di osservatori esterni. La loro aspirazione sarebbe addirittura quella di diventare anche autori dei testi e delle foto, venendo così a partecipare anche della qualità di amministratori del blog. Voglio anche chiarire che sono persone reali, ancorché, per la parte che qui appare, alquanto irrealizzati, nel loro concreto modo di vivere, di cui finora nulla si sa, se non che sono pressappoco fidanzati, più secondo il punto di vista di lui, per la verità, che di lei. E’ d

DOPO LA CROCE

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Molti, cristiani e non cristiani, o cristiani scristianizzati, scettici laici ed atei, si chiedono a cosa sia servito il sacrificio di Cristo sulla croce, visto che a duemila e rotti anni dal suo passaggio sulla terra, niente è cambiato quaggiù, la predicazione del figlio di dio non si è realizzata e l’ingiustizia, l’odio e la violenza seguitano ad essere mali endemici su questa terra, ed anzi le cose sono peggiorate per via di tanti fattori sopraggiunti. Bologna, portico di S. Luca, 2012 - Che se lo chieda un cristiano, passi, ma un non cristiano che se lo chiede a fare? Dice Chiara, polemicamente ma non troppo: sa bene quale sia la risposta. - Ché Cristo forse non sapeva quello che sarebbe successo dopo la sua morte e resurrezione? -risponde Maurizio. - Nel disegno divino anche questo doveva essere compreso. D’altro canto possiamo sapere noi quando avverrà la seconda venuta di Cristo sulla terra, quella parusia promessa per la salvezza dell’umanità? Forse c’

IL SENSO DEL LIMITE

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Quante volte sentiamo lamentare, con toni allarmati, il fatto che si sia ormai perso ogni senso del senso del limite? Non c'è più limite all'accumulo delle ricchezze da parte dei potenti, come non ce n'è allo sfruttamento indiscriminato delle risorse del pianeta da parte dell'uomo, al dominio della tecnica sull'essere umano e via discorrendo. Il concetto di limite (e quello strettamente correlato di misura) era invece, come noto, un caposaldo del pensiero greco classico. E infatti al limite (Peras) è dedicata una specifica voce di quell'antesignano dei dizionari filosofici che è il V libro della Metafisica di Aristotele, che riporto qui di seguito nella traduzione di Giovanni Reale. « Limite è detto il termine estremo di ciascuna cosa, vale a dire quel termine primo al di là del quale non si può più trovare nulla della cosa e al di qua del quale c'è tutta la cosa. Limite è detto la forma, qualsiasi essa sia, di una grandezza e di ciò che ha grande

ALTRI BEI TIPI

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Si era in gita per non so dove ed ecco che Chiara disse a Maurizio: - Abbiamo finito di parlare di bei tipi? Manigoldi e manutengoli, farabutti e biscazzieri, procaccia e puttanieri, marmaglia e giocolieri? - Per la verità, sarei ancora intenzionato a ragionare alquanto di quella infinita quantità di tipi di malaffare e malavitosi, dediti al vizio, con una coscienza nera come la notte, e la viltà d’animo dipinta sul volto, che ne pensi? - Si può fare, purché tu abbia qualcosa di originale, che possa sbalordirmi. - Bene, procediamo. Farabutto. Che sapresti dirmi del farabutto? Conosci qualcuno al quale daresti del farabutto? - Non è difficile immaginare che il farabutto sia come il filibustiere, solo che il primo opera sulla terraferma, mentre il secondo scorrazza sui mari e non tutti i mari, o oceani, perché la filibusta vera è quella dei Caraibi. - Brava. Le due parole hanno una medesima radice inglese ‘freebooter da ‘free’ libero

BEI TIPI (SI FA PER DIRE)

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CHIARA: Che diresti se qualcuno ti desse del gaglioffo? MAURIZIO: Mi offenderei terribilmente. Per la goffaggine, più che altro. Si può sopportare di essere considerato un farabutto, ma non un gaglioffo. Il gaglioffo è squallido, non ha nulla di positivo. Non è nemmeno ridicolo, è patetico. Oltre ad essere un individuo senza moralità è anche imbranato, si muove scompostamente. Non ha personalità, è solo una presenza ingombrante, sgradita alla vista. Grasso, vestito male, senza stile, immagino che sia anche sporco e puzzolente. Forse non è troppo definirlo repellente, che non si tocca per non contaminarsi. C: Scusami, e allora il manigoldo? M: Anche nel manigoldo ci sono notazioni fortemente negative, nessuna luce di intelligenza, carenza di spirito. E’ chiuso, ottuso, ma non goffo. Ti dispiace vederlo così, perché immagini che potrebbe essere migliore. Quella del gaglioffo è una condizione, dalla quale il soggetto non può sollevarsi per deficienza di capacità intellettive, il m

DON CHISCIOTTE E I BRIGANTI

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Da quando avevano cominciato a frequentarsi, Maurizio e Chiara avevano scoperto di avere più di un interesse in comune: una certa vivacità intellettuale, la curiosità per fatti ed eventi di attualità (no, la parola “cultura” non la usavano mai), i viaggi, specie quelli fatti con la mente, il moto in generale, libero da condizionamenti disciplinari, come camminare, correre, nuotare, andare in bicicletta; la lettura, il cinema, la musica, cose così, dilettevoli che facevano pensare e rendevano la vita quella cosa bella che è. Cammino portoghese di Santiago - 2018 D’estate, al mare, nei lunghi pomeriggi in cui il sole sembrava non voler mai cedere il passo, acconsentendo alla fine, ma solo per poco, al sopravvento della sera, spesso capitava di fare escursioni sulla ciclabile che costeggia buona parte del litorale teramano, con un piacere che sembrava sempre nuovo. In una di quelle serate, erano arrivati sul porticciolo di Martinsicuro, avevano lasciato le bici e si erano sedut

INDIVIDENDO

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“Non divida l'uomo quello che Dio ha congiunto.” (Marco 10, 2-16) Individuo, etimologicamente, sta per ciò che non è possibile suddividere ulteriormente, che costituisce un'unità elementare nell'ambito della propria specie. In perfetta opposizione alla nozione di individuo così definita si pone il concetto di dividendo, che rappresenta ciò che non solo si può, ma che anzi si deve suddividere, ossia frazionare affinché possa essere ripartito tra più soggetti. 1 Senza titolo - 2018 Giustapponendo individuo e dividendo, si ottiene il neologismo che dà il titolo a questo contributo. Individendo è quindi ciò che, pur potendo essere separato, staccato come fosse una cedola dalla propria matrice, si stabilisce che debba rimanere intatto, inviolato nell'ambito della primigenia unitarietà in cui si inscrive. E ciò anche nel caso, all'apparenza paradossale, in cui un dato soggetto si manifesti prepotentemente ai nostri sensi come un che di distinto. Anche i

IL PARADOSSO DEI GEMELLI

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IL PARADOSSO DEI GEMELLI Nella fisica moderna ha acquisito  una certa celebrità, anche tra i non addetti ai lavori, un (apparente) paradosso della teoria della relatività, che vede coinvolti due gemelli,  uno dei quali rimane fermo sulla Terra, mentre l'altro viene spedito in viaggio tra le stelle a una velocità prossima a quella della luce. Ebbene, nulla di tutto ciò. Il paradosso cui intendo riferirmi, pur riguardando i gemelli, non inerisce affatto al movimento, e meno che mai alla navigazione intergalattica, ma riguarda anzi esattamente ciò  che è perfettamente immobile, che è per sua natura immutabile: l'essenza delle cose e delle persone. Ne abbiamo ormai disquisito a lungo. Abbiamo visto, parlando di fiumi e scarafaggi, che l'essenza è ciò che consente di ricondurre ad unità il continuo divenire degli enti, permettendo di risolverne le aporie,  evidenziate già nell'antichità da filosofi come Eraclito e Cratilo, senza dover ricorrere ad alcuna forzatura logi