IL MAGICO RESPIRO DELLA BREZZA LIEVE

C’è un picchio davanti casa mia che è venuto ad abitare nella cavità che si è scavata in un ramo secco del vecchio pioppo e da quando è arrivato, ha portato con sé, o ha fondato, una piccola colonia di picchi di più specie. Quello di cui parlo, diciamo il capostipite, dovrebbe appartenere alla specie del picchio maggiore, che si distingue dalle altre per il colore rosso della testa e del petto e blu o verde delle ali. Sullo stesso albero, c’è almeno un altro nido dove abita un picchio di colore grigio o verde, non riesco a distinguere bene, ma è probabile che ve ne siano altri, perché di picchi che svolazzano nei dintorni o che si posano in verticale sui tronchi degli alberi, ce ne sono diversi.

Strada per Montovolo (BO) - 2016

Il picchio maggiore, chiamiamolo così, ha strane abitudini. La mattina si sveglia con comodo, non prima delle otto e si affaccia al balcone del suo nido, rotondo che sembra disegnato col compasso, e da lì, osserva il mondo intorno a sé. Muove il capino in tutte le direzioni, osservando curioso ogni cosa, fiutando l’aria, come a saggiarne la temperatura e la godibilità. Poi si ritira. Subito dopo, eccolo di nuovo che si affaccia, non sazio della prima esplorazione e riversa di nuovo la sua attenzione su ogni cosa specie in movimento. Di nuovo dentro, di nuovo fuori, per numerose volte. Alla fine, esce deciso a metà del buco, che è a misura del suo corpicciolo, per cui quando esce lo riempie tutto, si guarda intorno, sosta ancora un attimo, forse per gli ultimi saluti, prima della partenza, poi spicca il volo e con un guizzo elegante, si tuffa nell’aria e scompare dietro una macchia di alberi, in direzione nord-est.

Lo rivedremo questa sera, quando rientra, non prima delle 16:30, arrivare svolazzando non pago dell’intera giornata passata fuori casa, indugiare un po’ fuori, come incerto se fare o no una visitina al bar, prima di rientrare definitivamente a casa, sapendo che, una volta rientrato, la stanchezza e le ombre della sera, non gli consentiranno ulteriori diversivi. Come la maggior parte degli uccelli, non ha abitudini da nottambulo.


P.S. Ho rubato il titolo da un commento posto a seguito di un articolo, condiviso da Giuseppe sul suo profilo FB, in cui si parla di fotografia, del senso della vita, del destino effimero di ogni uomo e di molte altre cose. Nel commento, quel lettore si augura che il fotografo del quale si parla nell’articolo, nel suo percorso artistico ed esistenziale, alla fine abbia provato “il dolce respiro della brezza lieve”. Cosa che mi auguro pure io per chiunque faccia della sua vita un uso così saggio.

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