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CAPITOMBOLO

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Mio cugino Marcello, che di fisime troppo ne aveva, e tra queste non ultima, una singolare considerazione per la propria persona, vista come possibile oggetto di irrisione altrui, camminava per strada facendo molta attenzione a non cadere, perché la cosa, diceva, sempre possibile, anche se certo non così probabile come lui temeva, gli avrebbe procurato, ne era certo, irrisione da parte di gente sempre pronta a godere delle disgrazie altrui, con conseguente perdita di dignità, per l’ilarità suscitata in chiunque per caso ne fosse stato testimone. E soprattutto questa cautela, insisteva, andava osservata nei locali chiusi ed affollati, dove un incidente del genere avrebbe acquistato un risalto maggiore, con una risonanza tutt’altro che favorevole per il povero malcapitato, esposto a feroci prese in giro da parte di quegli stessi maligni che lui immaginava. Cammino dei Briganti, Cartore (RI - 2017) Così, se andava al cinema, entrava sempre a luci spente, ed usciva in tutta fretta...

IL MAGICO RESPIRO DELLA BREZZA LIEVE

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C’è un picchio davanti casa mia che è venuto ad abitare nella cavità che si è scavata in un ramo secco del vecchio pioppo e da quando è arrivato, ha portato con sé, o ha fondato, una piccola colonia di picchi di più specie. Quello di cui parlo, diciamo il capostipite, dovrebbe appartenere alla specie del picchio maggiore, che si distingue dalle altre per il colore rosso della testa e del petto e blu o verde delle ali. Sullo stesso albero, c’è almeno un altro nido dove abita un picchio di colore grigio o verde, non riesco a distinguere bene, ma è probabile che ve ne siano altri, perché di picchi che svolazzano nei dintorni o che si posano in verticale sui tronchi degli alberi, ce ne sono diversi. Strada per Montovolo (BO) - 2016 Il picchio maggiore, chiamiamolo così, ha strane abitudini. La mattina si sveglia con comodo, non prima delle otto e si affaccia al balcone del suo nido, rotondo che sembra disegnato col compasso, e da lì, osserva il mondo intorno a sé. Muove il capino ...

TEMPESTA SUL LAGO

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Da Sale Marasino si scende al lago, poi si prende verso nord fino ad una deviazione per Vello. Si apre una strada romantica che costeggia il lago da una certa altezza. La costa offre molte asperità, ma il paesaggio è bellissimo. Ad un’ansa della via, corrisponde un promontorio che si spinge verso il centro del lago. E’ il punto più scosceso e le acque sottostanti non sono mai completamente ferme. C’è sempre un refolo di vento ed il luogo si presta a sfide da parte di velisti in cerca di emozioni. Leggende narrano di correnti subacquee che attirerebbero le imbarcazioni. Molti naviganti là, davanti a quello sperone hanno perso la vita, cadendo dai loro scafi leggeri, inghiottiti dai gorghi che non hanno più restituito i corpi dei poveri sventurati. A poca distanza, su una piccola altura, si ergono le mura in pietra scura di una Chiesa Cattolica chiamata Dei Morti, non so se in ossequio ai fatti leggendari narrati, o per altri motivi. Di fronte la mole di Montisola che sorge dalle acque...

L'ARTE DELLA BANALITA'

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Umberto Eco dall’alto del suo magistero poteva ben permettersi di dire che FB e tutti gli altri “social” fra i pochi meriti effettivi può annoverare il torto di aver dato la parola agli stupidi. Quelli che una volta consci della propria insipienza tacevano, ora parlano liberamente in quanto la tecnologia ha consentito loro di sproloquiare senza tema di essere smentiti o insolentiti, data la possibilità di nascondersi dietro l’anonimato. Penso che abbia tutte le ragioni di affermare questo, ma non mi azzarderei a ripetere la stessa cosa, perché allora dovrei anche interrogarmi sulla posizione che occupo io con i miei extra-vaganti scritti nella scala di questi valori o disvalori. Se rientro cioè tra quelli che possono parlare o tra gli altri che farebbero bene a stare zitti. Diorama, 2013 Più che parlare della stupidità di cui alcuni fanno spudoratamente mostra o della volgarità che di solito ad essa si accompagna, appunterei la mia attenzione sulla banalità di molti che si ...

LARGO GHIOTTI

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Conservo pochi ricordi di Città S. Angelo, il paese di mio padre, arroccato su una collina, dove egli è vissuto fino a quando, diplomato maestro, se ne allontanò per non farvi più ritorno. La piccola-grande casa dove abitavano i miei parenti, aveva l’ingresso su quel piccolo mondo a sé che era Largo Ghiotti, da due lati casupole basse dove vivevano modesti lavoratori, a fianco la via con un muraglione e davanti la mole di Palazzo Ghiotti come una fortezza di cui noi vedevamo la grande facciata di pietra con le inferriate alle finestre sempre chiuse. Mio padre aveva trascorso lì la sua vita da giovane, insieme a suo padre, nonno Saverio, proprietario di piccoli fazzoletti di terra coltivati direttamente, la madre, nonna Rita, (Ritina o Rituccia per i vicini di casa), casalinga e contadina, due sorelle e un fratello. Palazzo Ghiotti (aut. scon.) Dobbiamo aver condotto una vita separata, se per tutto il tempo che siamo stati insieme, mio padre non mi ha quasi mai parlato della sua ...

RUGIADA

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Da allora non aveva scritto più neanche una riga. Da quando aveva sentito, dalla voce dell’oncologo, il risultato infausto dell’esame istologico fatto sul campione di tessuto prelevato dalla sua prostata in occasione dell’intervento al quale era stato sottoposto il mese prima. "Sig. Mario", aveva detto il chirurgo, "purtroppo l’esito dell’esame è positivo e noi dobbiamo procedere ad un intervento radicale per evitare l’insorgere di metastasi che la porterebbero rapidamente alla fine. Con l’intervento invece lei ha buone probabilità di sopravvivere a lungo, con un buon tenore di vita". Ecovillaggio Torre di Mezzana (Prato) - 2017 Erano passati due anni dal secondo intervento, trascinati faticosamente fra terapie, nuovi accertamenti, visite di controllo e soprattutto difficoltà di adattarsi alla nuova condizione, con esercizi di riabilitazione e tentativi di riacquisire le normali funzionalità del suo corpo. L’intervento “radicale” aveva comportato un indebo...

AUTUNNO

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Ha ragione Crisostomo quando dice che viviamo di stereotipi, di concetti preconfezionati dei quali diventiamo prigionieri e spezza più di una lancia a favore dell’autunno, stagione da molti ritenuta ingiustamente legata ad un’idea di tristezza. E parla della tavolozza di colori straordinariamente ampia che ha l’autunno e nota che l’odore stesso della terra umida vicino ai corsi d’acqua è particolare. E’ particolare, aggiungo io - sull’onda delle emozioni da lui suscitate - perché fatiscente; è l’odore selvatico dei funghi e dove ci sono dei tartufi, delle foglie fradice, dei tronchi e delle radici coperti di muschio. I colori, splendidi, sono quelli della decadenza, alla grande. Una esplosione pacata, ma ridondante di effluvi ed effusioni visive ed olfattive che hanno però il senso della fine. Ci si avvia sul viale d’autunno come su un viale del tramonto. Fungo sulla Vena del Gesso (Imola) - 2018 Ho letto uno scritto in cui l’autrice coglie un altro aspetto dell’autunno che si...

IL TEMPO

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Chi è quel ragazzino che sgambetta lungo via Trento e Trieste, svolta per via Carlo Forti, passa davanti al palazzone delle poste di stile fascista, ma già, non era quello il tempo del ventennio? Poi tira dritto verso il Corso, in cerca dei compagni forse, o per andare a vedere i libri della bancarella sotto i portici, o chissà per quale motivo? Sembra una fotografia ingiallita dal tempo; ha un viso pallido, un ciuffetto di capelli davanti agli occhi e indossa pantaloni corti e giacca abbottonata. In realtà è un fermo immagine, un solo scatto, non è vero che si stia muovendo, lui è immobile nell’atto di camminare, la foto invece gira nella ruota del tempo e periodicamente riemerge dagli ingranaggi, insieme ad altre confuse e caotiche. Ha qualcosa di familiare, lo sguardo incerto, ma non smarrito, caparbiamente si sforza di apparire sicuro di sé, avrà pensieri, paure, preoccupazioni o magari la sua mente è vuota in questo momento ed egli avanza senza esitazione non sapendo a cosa va inc...

IN PRIVATO

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La cena si era svolta come sempre. Da quando era diventato invalido, Anselmo temeva il momento del dopo cena che lo obbligava, privo di risorse come era, ad un resoconto giornaliero che risultava sempre in passivo. Di fronte alle ombre della notte e alle incertezze che potevano derivare dall’imminente sonno, si sentiva disarmato e sospeso, come un tuffatore che sulla estremità del trampolino non riesca a decidere se tuffarsi o meno. E gli passavano per la mente pensieri fastidiosi. Non riusciva più ad alimentare speranze a suscitare entusiasmo né in lui, né tanto meno nella moglie Anna, energica e pragmatica, efficientissima ma un po’ amara e disillusa. Gole dell'Infernaccio (Monti Sibillini) - 2018 Erano invecchiati insieme lui e Anna, lungo l’arco di una vita che non era stata priva di soddisfazioni, ma che ora li aveva lasciati come svuotati, senza ragione, eterni scontenti per quel tanto di più che speravano di ottenere, chissà forse per meriti che credevano di avere e...