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AZZECCARE

                                   Questa parola, esordì un Maurizio particolarmente in forma (non dormiva), dall’origine sicuramente dialettale, con una varietà di significati diversi, è entrata nell’uso della lingua a tutti gli effetti e può vantare una larga diffusione, per merito di   alcune circostanze che l’hanno resa famosa, ancorché umoristica, a cominciare da quell’Azzeccagarbugli di manzoniana memoria, a seguitare con l’andreottiana uscita: “a dir male, è peccato, ma spesso ci si azzecca) e terminare, ma solo provvisoriamente con il “Ma che ci azzecca?” del molisano Antonio Di Pietro, ex magistrato del team di Mani Pulite. Noi non abbiamo intenzione di procedere ad un approfondito esame dei diversi sensi che il verbo assume a seconda dell’uso che se ne fa e del luogo dove l’uso avviene, ma ci limiteremo ad accennare soltanto a quello generico, a noi più vicino per il territorio...

BISBIGLIARE

                                                                                   BISBIGLIARE Pancrazio aveva chiamato l’amico Sebastiano al termine del bancone e gli stava parlando all’orecchio, bisbigliando, quando Oreste: Eh ché tu pispigli, o bisbigli, Pancrazio? Pancrazio si voltò verso di lui, guardandolo in faccia: Se tu oggi mi vuoi fare incazzare, hai scelto il giorno buono. Dopo una breve sosta, si può sapere che cazzo vuol dire quello che hai detto? Sei tu che ti sei isolato, mettendoti a parlare all’orecchio di Sebastiano, c’è forse qualcosa che noi non dobbiamo sape...

INNAMORATO

                                                                                                                                                          Sei mai stato innamorato, Pancrazio? Chiese ad un tratto Maurizio, nel bel mezzo della lezi...

POVERO IN CANNA

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                                                                                    Quando si dice “povero” si capisce subito di che cosa si parla, ma la canna che c’entra? Perché si dice povero in canna, Pancrazio? L’interpellato si alzò in piedi, impacciato e guardò dietro di sé, perché proprio a lui?                                                   ...

MALE IN ARNESE

                                                          male in arlese (sic)                        A noi del XXI secolo d.C., la parola “arlese” suona, alquanto misteriosa, può significare tutto o niente. In origine era un appellativo relativo al vestiario, al modo di vestire, o ad una parte del vestito, la giacca, per esempio. poi si trasferì in campo guerresco (“l’aiuola che ci fa tanto feroci”) ed andò a denotare l’armatura da difesa, lo scudo, o da attacco, la lancia, per poi tornare a più miti consigli, approdando sulla comoda sponda del generale (senza stellette), con la generica attitudine di dedurre da tutto ciò che riguarda l’aspetto esteriore e comportamentale della persona e soprattutto, com’è naturale, dal modo di vestire, più o meno ricco, sontuoso, o con le pezze...

BOFONCHIARE

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  Amavo i suoi silenzi                                                                                       Normale svolgimento di una lezione al Bar dell’Olmo, pontifica un Maurizio in grande forma che si lancia senza rete di protezione, in libere interpretazioni della lingua. Anche della gola? Aveva chiesto Pancrazio; Per cinque minuti ti riuscirebbe, Pancrazio di stare zitto. Aveva risposto. Si dice bofonchiare quando si parla borbottando e mugugnando, con sospiri e sbuffi. Dal punto di vista di chi ascolta, ha un senso dispregiativo nei confronti di chi parla. Cosa stai bofonchiando? Denota scarso apprezzamento per quello che l’altro dice o sta dicendo. Dal punto di vista di chi parla, è un togliersi un peso dallo stomaco, dicendo qualcosa senza farsi trop...

PALUDAMENTI

                                                                                    Guardate Pancrazio, come si è vestito, oggi, camicia rossa e giacca gialla, sembra uscito da uno studio televisivo, disse Oreste vedendolo arrivare dietro l’angolo, impettito e sicuro come sempre, che accennava un saluto ai due o tre che si erano affacciati alla porta del bar. Ecco Pancrazio nei suoi paludamenti, proruppe Oreste, accogliendolo con ampio gesto, sulla soglia del locale. E, dicci, come sono andate le riprese? Tu, piuttosto, fu la risposta, dimmi come fai a sapere che sul mio terreno, con le piogge dei giorni scorsi, si è formata una palude e soprattutto, come fai ad essere informato delle riprese che quelli della TV locale sono venuti a fare e dell’intervista da me concessa, p...