POVERO IN CANNA

 

 


                                                                              

Quando si dice “povero” si capisce subito di che cosa si parla, ma la canna che c’entra?

Perché si dice povero in canna, Pancrazio?

L’interpellato si alzò in piedi, impacciato e guardò dietro di sé, perché proprio a lui?                                                                                                                                                                       

Tuttavia si dispose a dare una risposta, la più pertinente possibile.

Sono i soliti che non si accontentano mai, se al fosso le canne sono troppe, da ostruire il passaggio, bisogna tagliarle, se sono troppo poche, si lamentano per il fatto di avere poche canne e di doverne chiedere in prestito al confinante, per fare le alzate di pomodori e uva.

Riprese la parola Maurizio, dubitoso dietro le lenti affumicate tipo Polaroid:

Questa è nuova, ma non è detto che non contenga una parte di vero.

In effetti, questa canna nel corso dei secoli, perché è già tanto che questa espressione è entrata nella nostra lingua, ha dato molto da pensare a linguisti e ricercatori, da quelli che puntano il dito sul fatto che la canna è vuota e quindi ben può richiamare l’idea di uno stato di povertà assoluta, a quelli che invece dicono che la canna è come un bastone e può essere presa come ausilio di deambulazione per i soggetti fragili, come i mendicanti, ed ecco di nuovo associare la canna alla povertà.

Io ho conosciuto uno che si è attaccato alla canna del gas e non era un povero! Insinuò Pancrazio.

Perfino Gesù sono andati a scomodare, ricordando quando fu spogliato e vilipeso dai soldati romani, che  per irriderlo, gli posero sulle spalle un mantello rosso, in testa una corona di spine ed una canna in mano,  come un re della estrema miseria umana.

A me piace invece pensare a Charlie Chaplin, [H1] che interpretava Charlot, quell’ometto con la bombetta e la canna da passeggio in mano, sempre nei guai, ma pieno di risorse,  la cui immagine non richiamava certo l’idea di uno stato di opulenza o di benessere, bensì di incrollabile ottimismo.

Per dire che le idee sono tante, ma noi non impazziremo dietro ad esse. Ci basti sapere che la canna, da simbolo di benessere, (il bastoncino per eleganza), può scivolare fino a diventare emblema di povertà in mano al mendicante o allo storpio.

Ma l’espressione “povero in canna”, può essere usata in tono burlesco ad indicare ben altra condizione e allora si capisce che la canna non c’entra davvero.

Come presa in giro (sei ridotto povero in canna, vero? sapendo che l’interlocutore è ben lontano dall’essere tale.

Prendetela come volete, a me piacerebbe essere preso in giro così, ma prima mi dovete far riscattare il mutuo che ho acceso per la casa, disse Pancrazio, poi:

Sì, ma dico io, perché tocca sempre a me, risolvere i casi più difficili? si lamentò. Da domani non parlo più!    


 [H1]

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