PALUDAMENTI
Guardate Pancrazio, come si è vestito, oggi, camicia rossa e
giacca gialla, sembra uscito da uno studio televisivo, disse Oreste vedendolo
arrivare dietro l’angolo, impettito e sicuro come sempre, che accennava un
saluto ai due o tre che si erano affacciati alla porta del bar.
Ecco Pancrazio nei suoi paludamenti, proruppe Oreste,
accogliendolo con ampio gesto, sulla soglia del locale. E, dicci, come sono
andate le riprese?
Tu, piuttosto, fu la risposta, dimmi come fai a sapere che
sul mio terreno, con le piogge dei giorni scorsi, si è formata una palude e
soprattutto, come fai ad essere informato delle riprese che quelli della TV locale
sono venuti a fare e dell’intervista da me concessa, per la quale mi hanno
fatto indossare questi abiti.
Cazzo, allora non era uno scherzo, vezzeggiò Sebastiano; sei
diventato una persona importante!
Se qualcuno pensa di prendermi in giro, oggi è il giorno
buono, posso farlo in diretta!
Cosa?
Sbatterlo fuori! Oreste ha detto “paluda” non so che cosa,
ma certo non per complimentarsi con me, che posseggo un pantano, quindi fuori
il rospo.
Il paludamento, iniziò Maurizio con voce monotona, come
quando pontificava dalla cattedra, era una corta mantella che faceva parte
della divisa dei generali romani; puoi arguire da ciò che, per quanto tu possa estenderne
il significato, nell’uso parlato di oggi, fino a comprendere un modo di vestire
un po’ troppo vistoso, difficilmente riusciresti a congiungere la corta mantella
dei generali romani, alla giacca gialla di Pancrazio, se non per celia, che è
poco più di uno scherzo, un modo di
irridere innocuo che non fa male e non offende.
Parzialmente calmato per la spiegazione, Pancrazio finì di
entrare, ma il suo sguardo torvo cercò nel gruppo e si fermò su Oreste.
In quel paludamento sotto casa mia, mi piacerebbe vedere
qualcuno, disse, poi vediamo se viene da ridere a nessuno!
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