AZZECCARE
Questa parola, esordì un Maurizio particolarmente in forma
(non dormiva), dall’origine sicuramente dialettale, con una varietà di
significati diversi, è entrata nell’uso della lingua a tutti gli effetti e può
vantare una larga diffusione, per merito di alcune circostanze che l’hanno resa famosa,
ancorché umoristica, a cominciare da quell’Azzeccagarbugli di manzoniana
memoria, a seguitare con l’andreottiana uscita: “a dir male, è peccato, ma
spesso ci si azzecca) e terminare, ma solo provvisoriamente con il “Ma che ci
azzecca?” del molisano Antonio Di Pietro, ex magistrato del team di Mani
Pulite.
Noi non abbiamo intenzione di procedere
ad un approfondito esame dei diversi sensi che il verbo assume a seconda
dell’uso che se ne fa e del luogo dove l’uso avviene, ma ci limiteremo ad accennare
soltanto a quello generico, a noi più vicino per il territorio, cioè l’Abruzzo.
Da noi azzeccare vuol dire indovinare, non nel senso
divinatorio, della cosa vista attraverso la palla di vetro di maghi ed indovini,
ma nel significato più realistico del cogliere l’obiettivo, fare la scelta
giusta.
A proposito di ciò, c’è qualcuno di voi che muore dalla
voglia di arricchire il senso di questa parola con qualcosa di originale e
simpatico? Far capire a tutti cosa intendiamo noi abruzzesi quando usiamo il
verbo “Azzeccare”?
Lungo silenzio, poi…Nooo? Peccato, era sempre Maurizio.
Una voce da dietro al bancone, disse: Pancrazio si lamenta
sempre di non azzeccarci mai, chiedi a lui, vedrai che lo saprà.
Questa è una vigliaccata bella e buona, protestò Pancrazio:
se non sai rispondere, statti zitto, disse, no che vai ad incasinare qualcun
altro!
È per darti un’opportunità…!
Io l’opportunità te la faccio risalire lungo il colon,
capisci cosa vuol dire? Qui non è questione di azzeccare o non azzeccare, il
posto è uno solo e non si può sbagliare.
Sono stato io a non azzeccarci a proporvi proprio questo
verbo, dovevo immaginarlo, si lamentò il grande Capo. Facciamo finta di niente,
nessuno deve azzeccare alcunché. Ricominciamo tutto da capo.
Allora mi dispiace, disse Sebastiano, dovete uscire tutti;
io chiudo e dopo riapro, così posso ricominciare tutto da capo.
Che sono queste buffonate? Che siamo al teatro? Protestò Pancrazio.
Nessuno di noi, oggi, ha azzeccato il senso di questa
parola.
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