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REPENTAGLIO

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- Egregi signori – il tono perentorio e ufficiale di Maurizio in apertura di seduta, il giorno successivo alla fine ingloriosa della precedente, preludeva a grossi sviluppi all’interno della compagine che ormai si era formata tra quelle persone, desiderose tutte di conquiste spirituali e di crescita culturale – prima di cominciare, desidero ringraziare tutti per la buona volontà che ci mettete a seguire questo blog. Come prova di fiducia della vostra lealtà, chiedo a Sebastiano di preparare un caffè per ogni persona presente, che offro io, poi parleremo di ciò che ci sta a cuore. Maschera antigas (I Guerra Mondiale) - Rovereto, 2017 Sebastiano, fece un rapido conto dei presenti, otto in tutto, e andò subito alla macchina per preparare quanto richiesto. - Che succede? Chiese uno degli avventori del bar che era solito trattenersi senza mai prendere niente. - Maurizio offre il caffè a tutti quelli che sono nella saletta. Vuole fare la pace, perché ieri dice...

SILVANA

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Dea dei boschi, elfo, gnometto, amica di Pan con il suo flauto, fata, Diana cacciatrice, Silvana dava molta importanza al suo nome, al quale attribuiva il potere di una investitura. I suoi genitori, nel metterglielo, al Fonte Battesimale, sì allora era ancora di moda, avevano sicuramente indovinato, come in una divinazione, quale era il suo destino, o meglio la sua vocazione. Lei si sentiva portata per la vita silvestre, i lunghi silenzi dei boschi in certe ore, il fruscio del venticello, il rombo del turbine, i capelli scompigliati, i sensi all’erta, sul crinale di una roccia, lei sola contro la tempesta. E un esercito di esseri invisibili, agli altri, a lei, sempre, o a richiesta, presenze amiche, bizzarre, irriverenti, ridenti, fantastiche, enigmatiche, fosforescenti. O streghe malvagie, con pozioni letali. Sconfitte da Principi Azzurri. Che girano per i boschi, in cerca di Belle Addormentate, Cenerentole e Cappuccette Rosse, suoni di corno, che l’eco fa rimbalzare di valle in vall...

LIDIA

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Lidia era in piedi davanti alla parete piena di scritte di quella casa abbandonata nella quale era stata una volta insieme a Marta. Come in certe celle di carcerati, o detenuti politici, c’erano grafiti, parole oscene, messaggi vari lanciati da gente disperata, a persone fuori della cella, lette purtroppo a dramma ultimato. Quel vocabolo e il verbo che ne affermava l’esistenza, erano al centro di una fitta rete di parole, frasi, disegni, affastellati in modo disordinato, per gioco o per criptare richieste di aiuto, che si erano dovute accavallare in un lungo periodo di tempo, segnali lasciati da più mani, tanto diverse erano le scritture, alcune nitide, recenti, a pennarello, altre vecchie e sbiadite, quasi illeggibili, con tratti a matita o altri mezzi di fortuna, come un carboncino delebile. Era tornata lì dopo quella fugace visita alla quale l’aveva trascinata l’amica, la quale le aveva rivelato che lei intratteneva su quella parete una relazione che non sapeva se definire sen...

PEANA

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- Peana, o perpetuo pianto? – esordisce in apertura di seduta lo pseudo oratore Maurizio - dopo l’esito delle votazioni per il rinnovo del Consiglio Europeo, che ha poco influito sull’assetto dell’Unione, ma ha stravolto il panorama politico nostrano - dobbiamo ridere o piangere? Questo è il dilemma proposto oggi, allo Zibaldino dal suo capo e conduttore, almeno da un punto di vista putativo, ancora affranto per la batosta subita per quelle sue aspettative,  già difficili da condividere prima e del tutto disattese dopo. Alexander (Erland Josephson). Still dal film "Sacrificio" di Tarkovsky. - Peana – continua dopo una breve pausa in cui fa scorrere lo sguardo sui visi dei suoi ascoltatori nella speranza di leggervi un segnale di reazione alle sue parole, che invece non trova, in quanto tutti sono rimasti del tutto indifferenti – è il canto che gli antichi greci innalzavano al dio Apollo, poi divenuto inno di guerra e di vittoria, riservato a personagg...

SCLINGUAGNOLO

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- Ma come, una parola così comune, ma così colorita e allegra come “scilinguagnolo”, non merita forse gli onori di una menzione qualechesia? – E’ Chiara, questa volta che si mette avanti e ruba la scena all’amico Maurizio, che sta lì a guardarla ammirato. – Li merita. Eccome! Li merita speciali. Ultima scena del film "Sacrificio" di A. Tarkovsky (1986). Marta, che parlava poco, da quando aveva cominciato a frequentare l’ambiente strano di quel ritrovo che si chiama “Zibaldino” (Che razza di nome - pensava), ma che, per suo conto, intratteneva un rapporto ancora più strano con un corrispondente di cui ignorava l’identità, fatto di messaggi scritti sulla parete di una casa abbandonata, ebbe un moto di fastidio; di individui logorroici ne aveva conosciuti molti nella sua non lunga vita, specie da quando aveva adottato quel tipo di capigliatura, metà rossa e metà nera, tipi con una parlantina irrefrenabile, ma vuota, sempre pronti a fare le bucce agli altri. - ...

CATASTROFE

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Nessuna paura, compagni: il vostro amico Maurizio non si è iscritto al partito dei catastrofisti e non ha sposato l’ideologia del tanto peggio tanto meglio. Siamo di fronte ad un momento cruciale per la nostra vita futura. Non, per fortuna, come per Salvini, di fronte ad una scelta “tra la vita e la morte”. Egli, con questa espressione pleonastica, si riferiva alla triste sorte di questa povera Italia, al piccolo conflitto nazionale tra lui e l’altro vice-premier, per il predominio politico su questa piccola e sfortunata Nazione. Su di noi, invece incombe una scelta molto più impegnativa, e determinante, che influirà sul destino più grande dell’Europa: dobbiamo decidere se vogliamo più Unione tra gli Stati, o meno unione che vuol dire lasciare la porta aperta allo scioglimento dell’Europa Unita. Terremoto di L'Aquila - Fotografia 2011 In questo senso sì che possiamo parlare di vita e di morte, dell’UNIONE. Se dovessero prevalere i sovranisti, di cui si è fatto portabandiera...

PROCLIVE

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- Una parola dotta, di uso letterario, va bene, ma non ti sembra anche che ci sia del compiacimento ruffiano in questo “proclive”? Questo eccessivo inchinarsi, fare la riverenza – argomentava Maurizio con Chiara, mentre passeggiavano sulla riva del mare - “ tu sei proclive al divertimento”, mi ha detto; a parte il fatto che non ci vedo niente di male, ma non poteva dire “ti piace divertirti”? Era più diretto e più efficace. Fotogramma dal film Nostalghia. - Qua ti sbagli – rispose Chiara senza mezzi termini – non piace nemmeno a meno quella parola, trovo che sia melliflua, sembra denunciare più una caratteristica del soggetto agente che una qualità del destinatario. Però devi tener conto che essa indica una propensione verso qualcosa di non molto positivo, anzi contiene il più delle volte una vera e propria notazione negativa, di riprovazione. Mentre “ti piace divertirti” è una semplice domanda, non esprime un giudizio, è per così dire “anodina”. Non prende posiz...