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IL TEMPO

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Chi è quel ragazzino che sgambetta lungo via Trento e Trieste, svolta per via Carlo Forti, passa davanti al palazzone delle poste di stile fascista, ma già, non era quello il tempo del ventennio? Poi tira dritto verso il Corso, in cerca dei compagni forse, o per andare a vedere i libri della bancarella sotto i portici, o chissà per quale motivo? Sembra una fotografia ingiallita dal tempo; ha un viso pallido, un ciuffetto di capelli davanti agli occhi e indossa pantaloni corti e giacca abbottonata. In realtà è un fermo immagine, un solo scatto, non è vero che si stia muovendo, lui è immobile nell’atto di camminare, la foto invece gira nella ruota del tempo e periodicamente riemerge dagli ingranaggi, insieme ad altre confuse e caotiche. Ha qualcosa di familiare, lo sguardo incerto, ma non smarrito, caparbiamente si sforza di apparire sicuro di sé, avrà pensieri, paure, preoccupazioni o magari la sua mente è vuota in questo momento ed egli avanza senza esitazione non sapendo a cosa va inc...

ALLETTARE

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“Allettare” nel suo significato più ristretto vuol dire “mettere a letto”; questa espressione, ampliandosi ed arricchendosi di senso, si estende ad una vasta gamma di azioni che vanno da “blandire”, “coccolare”, in cui l’allettamento ha una connotazione positiva, come quando una mamma mette a letto il suo bambino, lo accarezza e lo copre di baci e possono invece debordare, assumendo toni negativi con tratti di maliziosità, quando dalla lusinga anche un po’ compiacente, si passa alla seduzione con lo scopo di adescare qualcuno per farlo cadere in trappola. Esperimenti di difesa aerea (Foto Camera, 1934 - Cineteca di Bologna, aut. scon.) La differenza tra le due situazioni è già insita nel fatto che lo stesso vocabolo deriva da due etimi diversi, che portano a risultati differenti. Il verbo italiano “allettare” infatti viene da due verbi latini; il primo è “adlectare” che significa “attirare” ed è quello che dà origine al primo significato, ed il secondo “allicere”, da “ad” più...

IN PRIVATO

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La cena si era svolta come sempre. Da quando era diventato invalido, Anselmo temeva il momento del dopo cena che lo obbligava, privo di risorse come era, ad un resoconto giornaliero che risultava sempre in passivo. Di fronte alle ombre della notte e alle incertezze che potevano derivare dall’imminente sonno, si sentiva disarmato e sospeso, come un tuffatore che sulla estremità del trampolino non riesca a decidere se tuffarsi o meno. E gli passavano per la mente pensieri fastidiosi. Non riusciva più ad alimentare speranze a suscitare entusiasmo né in lui, né tanto meno nella moglie Anna, energica e pragmatica, efficientissima ma un po’ amara e disillusa. Gole dell'Infernaccio (Monti Sibillini) - 2018 Erano invecchiati insieme lui e Anna, lungo l’arco di una vita che non era stata priva di soddisfazioni, ma che ora li aveva lasciati come svuotati, senza ragione, eterni scontenti per quel tanto di più che speravano di ottenere, chissà forse per meriti che credevano di avere e...

PICCOLO HOTEL GIARDINO

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In centro non è facile trovare un albergo con giardino, recintato e protetto con mura alte a difesa della privacy e della tranquillità degli ospiti. “Il Giardino” fa eccezione per la sua collocazione proprio nella parte più viva della città, con un ampio spazio intorno adibito a parco-giardino, alti alberi di tipo mediterraneo che fanno molta ombra, aiuole, fiori, panchine per riposare. Un piccolo paradiso. Venti stanze in tutto, distribuite su tre piani; al terzo c’è anche l’appartamento dei proprietari e le stanze riservate alla servitù. Al pianterreno, oltre alla hall, la sala ristorante, la cucina e i servizi. Due ascensori, uno per gli ospiti, l’altro adibito anche a montacarichi, tre stelle, cucina casalinga. Hotel abbandonato con opera d'arte pericolante (Pineto - TE, 2013) Il proprietario è un vedovo di mezza età che ha una figlia sordomuta di quattordici anni, convive con una compagna molto più giovane di lui. La ragazza frequenta la scuola alberghiera del posto, c...

NEFANDO - FANDONIA

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“Nefando” e “fandonia” sono due parole, un aggettivo e un sostantivo, che attengono ancora all’ambito del parlare, contengono entrambe la particella ”fan” che farebbe pensare ad una comune origine, tanto più che indicano l’una ciò che è tanto infame da non potersi dire e l’altra che si tratta semplicemente di una balla, una cosa del tutto incredibile, hanno invece una radice completamente diversa. Palloni aerostatici - Ferrara 2014 “Nefando” viene dal latino “ne”, “non” e “fari” che significa “dire”, quindi siamo di fronte a qualcosa di abominevole, esecrabile, sia esso un fatto, un’azione o un pensiero, a tal punto infame che non si trovano parole per descriverne il livello di abiezione. Simile, ma diverso è il termine “nefasto”, che ha la stessa origine, ma significa “di cattivo auspicio” e come tale porta male, cioè può essere dannoso. E’ nefasta l’idea che una guerra possa portare bene, anche se si vince. Per i romani era nefasto un comportamento contrario alla legge divi...

COLLOQUIO

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La voce e la parola sono gli strumenti che l’uomo ha per esternare i suoi pensieri e rapportarsi con i suoi simili, in uno scambio di informazioni, nozioni, dati che costituiscono un inesauribile flusso di comunicazione. La facoltà di parlare si esercita mediante l'eloquio, che è un latinismo derivante da "e" in funzione di "fuori" e "loqui", che vuol dire "parlare". Quindi il significato di eloquio è propriamente "parlare fuori", cioè tirare fuori le parole, quindi esprimersi e ancora più esattamente il modo che ognuno ha di parlare. Parlare, dialogare, colloquiare, conversare, chiacchierare, discorrere sono sinonimi, in quanto esprimono i vari modi in cui questa facoltà viene esplicata con piccole variazioni di metodo e di significato tra l’uno e l’altro termine. Ologramma (realizzato da Valentina Aielli) - 2018 Colloquio viene da "colloquium", composto da "cum" e "loquio", cioè "parlo c...

IL FARO

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Racconto "Siamo girovaghi e perciò, pensa pure quello che ti pare, per noi la vita è un'altra cosa. Siamo buffoni . Non possiamo prenderci sul serio; giriamo il mondo e non chiediamo di più." Il clown era di fronte a me e mi guardava con i suoi grandi occhi truccati e due lacrime dipinte sulle guance. Il Circo Bidon - Bologna 2018 "Perchè Il Faro?, gli ho chiesto." "Il faro era un'idea di mia moglie, ma era lei stessa un faro, sapeva sempre cosa fare e dove andare, rispose, "una donna meravigliosa; ci guidava e noi seguivamo la sua scia. Era saggia e vedeva oltre le cose. Purtroppo l'ho persa ed ora giro solo con mio figlio e il ricordo della sua luce, come un faro, che guida la nostra navicella al porto, solo che noi ci spostiamo in continuazione e il porto è sempre diverso. Però la luce che seguiamo, c'è anche dove non c'è un porto." Tacque meditabondo e poi, di nuovo: "Ci sono molte anime smarrite, aggiunse...