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Visualizzazione dei post con l'etichetta padre

DEJA' VU

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Caro fratello, con i tuoi ricordi molto dettagliati, di quel giorno tristissimo del 2 marzo 1960, in cui morì nostro padre, hai risvegliato in me l’ondata emotiva, più di quanto non abbia fatto lo scritto rivisitato che ho pubblicato sul blog qualche giorno fa. Quello che tu hai vissuto è, secondo me, un fenomeno simile al dejà-vu, che consiste nel rivivere per pochi attimi episodi della vita passata, o addirittura, se si accetta la teoria della reincarnazione, verificatisi in una vita precedente, di cui a livello conscio non abbiamo nessuna memoria. L’espressione francese infatti significa “già visto” e fa riferimento alla sensazione di familiarità che si avverte all’improvviso con le immagini che stiamo guardando, che appaiono come già presenti nell’archivio della nostra memoria e che riemergono a tratti. Disease #2 - 2019 Dev’essere stato veramente emozionante, vedersi proiettato all’improvviso a parecchi decenni addietro e rivivere le sensazioni di quel giorno, alla presenza...

2 MARZO 1960

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Di quel giorno ricordo che eravamo tutti sospesi, in attesa. Sapevamo che non c'era nulla da fare e che quello che temevamo sarebbe presto accaduto. Al senso di impotenza, si univa un misto di angoscia e di spavento, per il momento in cui l'evento si sarebbe verificato con la sua irrevocabilità (e il tempo si sarebbe fermato). L'ansia che tutto finisse, per far cessare quella sofferenza del tuo corpo sfinito, in cui già non era rimasto nulla di te, cozzava con lo strazio di quella situazione insostenibile di tempo sospeso, che ci stringeva la gola e ci impediva di pensare, nell'attesa di quell'attimo in cui ci avresti lasciato e per noi sarebbe cambiata ogni cosa. "Ai motociclisti caduti", Certosa di Bologna 2014 Era un giorno grigio, incolore e le ore scorrevano lente, silenziose, l'unica realtà era il rantolo doloroso che ancora ti teneva in quella parvenza di vita alla quale noi pure ci attaccavamo. Muti ci avvicendavamo al capezzale del ...

CI SONO PIU' STELLE IN CIELO

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AMLETO, Atto 1°, scena V. Poco dopo mezzanotte sulla piattaforma della torre del castello del re di Danimarca. Amleto ha avuto il colloquio rivelatore con il fantasma del padre ed ora è insieme ad Orazio e Marcello che lo interrogano sull'accaduto. Orazio è un razionalista, l'apparizione di un fantasma per lui è una cosa strana, alla quale non si può credere. Marcello crede alle rivelazioni dello spettro "C’è del marcio in Danimarca", affermerà in altra occasione. Rocket, Meteor, and Milky Way over Thailand Copyright: Matipon Tangmatitham Amleto ha un approccio più possibilista, egli è un credente e dice che andrà a pregare. Poi, di fronte allo scetticismo dell'amico, pronuncia le famose parole che formeranno uno degli aforismi più celebri della letteratura mondiale: "Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio di quante ne possa sognare la tua filosofia". La frase non richiede contraddittorio. In sé è vera ed indiscutibile. Con la nostra ra...

ICONOGRAFIA

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Voglio spendere due parole a favore dell'illustratore di questo blog, mio figlio Giuseppe, con il quale, dopo un periodo idilliaco vissuto durante il tempo ormai mitico della sua infanzia, ho avuto un rapporto piuttosto conflittuale, iniziato negli anni della sua precoce adolescenza e protrattosi per molto tempo a causa di alcune incomprensioni e approdato da ultimo ad una collaborazione senza compromessi, fatta di comprensione profonda e di reciproco rispetto ed affetto. Messaggio in bottiglia, senza bottiglia (ca. 1970) Eravamo affiatatissimi nei primi anni delle sua vita di figlio primogenito e della mia di novello padre, amoroso, ma con poca esperienza. Ricordo che a lui piacevano molto i macchinari, soprattutto quelli di grandi dimensioni, come certi trattori, le macchine agricole, le autobotti, soprattutto quelle con tamburo rotante, usate nell'edilizia per rimescolare e trasportare il cemento, che lui chiamava, con termine onomatopeico "plumon-ondate"....

LA FITTA NEL FIANCO

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La "pietas" romana poteva arrivare a tanto di delicatezza, che ai condannati alla crocifissione, tenuti appesi tutto il giorno alla croce, sul calar della sera, ove non fossero ancora morti, veniva somministrato il trattamento del "crucifragium", consistente nella rottura di entrambe le gambe, al fine di accelerarne la morte, non certo per pietà, ma per il fatto che i carnefici potevano abbandonare il luogo del supplizio solo dopo essersi accertati dell'avvenuto decesso, dei condannati. A Gesù invece questo trattamento fu risparmiato, in quanto, a vederlo, sembrava già morto, ma siccome l'addetto era molto scrupoloso e voleva esser certo di aver esattamente adempiuto al proprio compito, con la lancia pensò bene di trafiggergli il costato, per accertarsi che fosse effettivamente morto e nel caso non lo fosse, rapidamente farlo morire. Dalla ferita fuoruscì un liquido misto di sangue e acqua, senza che il condannato desse segno di vita; per il solerte soldato...

L'ULTIMO SOGNO

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Mio padre era là che mi aspettava. Quando ero triste e non sapevo a chi rivolgermi, entravo nel suo studio e lo trovavo, ogni volta timoroso che non ci fosse. Mi guardava con i suoi occhi buoni, indulgenti, mi faceva sempre credito di tutte le mie manchevolezze. Sedeva al suo posto, dietro lo scrittoio e sfogliava il suo giornale, Il Tempo, che fu anche il mio quando lui c'era. Vestiva come al solito, in grigio, giacca a doppio petto, un po' cascante sulle spalle, con le tasche sempre rigurgitanti di cose, carte, chiavi, portafoglio, sigarette e i pantaloni con la piega, larghi, spiegazzati. Era il suo abbigliamento di ogni ora della giornata. I capelli lucidi, leggermente mossi. Fantasmi (Slovenia 2017) Mi sorrise appena mi vide ed io mi avvicinai a lui per abbracciarlo; mi fece segno di no, non si poteva. Ma era come se mi avvolgesse con lo sguardo ed io ero commosso di vederlo. "Padre..." "Bruno,.... caro figlio...", furono le prime parole. Poi...

MIO PADRE

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"Caro papà", così ti chiamavo quando ero bambino e tu mi sembravi tanto tanto grande. Ora le cose si sono invertite e suona un po' strano che un uomo di 80 anni si rivolga ad un altro uomo di 57 anni chiamandolo papà. Oggi è l'anniversario della tua scomparsa e facendo un po' di conti, mi accorgo che sono passati da allora giusto altri 57 anni, per cui oggi avresti il doppio della tua età. Giuseppe Aielli è il signore in primo piano con la mano nella tasca della giacca (fotografo e data sconosciuti)  Ma indipendentemente dall'età, ricordo che la malattia ti aveva molto debilitato e penso che le tue condizioni di allora e le mie di ora non siano poi tanto diverse. Per cui vorrei parlarti alla pari, stabiliamo di avere entrambi un'età fittizia, né troppo giovane, né al contrario molto avanzata, un'età ideale in cui possiamo parlare da uomo a uomo, come non abbiamo mai fatto. Immaginiamo di incontrarci nel mio studio, non riesco a pensare ad a...

PICCOLI lettori CRESCONO

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L'amore per i libri è una passione come un'altra e come ogni passione ha un limite oltre il quale è bene non andare per non far sì che quello che prima era bello e sano, fonte di gioia, divenga brutto e causa di sofferenza, per compulsione ossessiva. Nel nostro caso si parla di bibliofilia e di bibliomania, volendo distinguere un grado di passione ancora nei limiti accettabili, sebbene già molto avanzati, da un livello che di normale non ha più niente. Leonardo, 2011 E' superfluo aggiungere che in moltissimi casi è quantomai difficile distinguere il sottile filo di demarcazione fra le due cose, potendo essere un bibliofilo anche un bibliomane accanito e questi, nonostante gli eccessi, conservare un sincero amore per la carta stampata, o per gli incunaboli, al di là del puro estetismo che lo porta a quel livello. Un grandissimo bibliofilo-bibliomane scomparso da poco, Umberto Eco, semiologo, letterato, saggista e romanziere, ha parlato nel suo "Non sperate di l...