Post

DOVE FINISCONO I SOGNI

“Licio , che ci fai qui a quest’ora? Ti togli per favore da lì, ché debbo aprire la saracinesca?”. Sebastiano era sbalordito. Non gli era mai capitato, e sì che faceva quel lavoro da dodici anni, mai nessuno si era fatto trovare addormentato, davanti al suo bar, con la schiena appoggiata alla saracinesca, all'ora in cui lui regolarmente apriva. Erano circa le sei e non era ancora giorno, data la stagione di inizio primavera. “Era ora” rispose Licio, sobbalzando e tirandosi su, a fatica ritornando alla realtà da quella strana posizione di abbandono. “E’ un po’ che aspetto e sono molto stanco. Ho passato tutta la notte fuori. Se non mi fai un caffè subito, muoio.” “Dammi il tempo di aprire e te lo faccio doppio il tuo caffè”. Il rumore della saracinesca che scarrellava verso l’alto, coprì in parte la sua voce. Sebastiano aprì la porta a vetri ed accese la luce. Il bar s’illuminò tutto, proiettando una luce rettangolare sul quell’angolo di piazza ancora buio. “Entra, disse, e ...

IL GELATO BIGUSTO

Immagine
Ovvero perché, in metafisica come nei gelati, “tu gust’ is megl’ che uan’. Si deve a Emanuele Kant, come noto, la definitiva condanna senza appello della metafisica, con conseguente ostracismo della medesima dal dominio del pensiero razionale, dell’episteme (non è che il pensiero metafisico non si possa più esercitare in assoluto dopo Kant, è solo che, come le pratiche sessuali più sfrenate e lussuriose, “si fa ma non si dice”, in ottemperanza alla VII Proposizione di Wittgenstein). Senonché la filosofia greca classica (da Talete ad Aristotele, per intenderci) è per intero una metafisica, avendo posto sin da subito la ricerca del principio primo, dell’archè, alla base del discorso. Fondamento che già con l’apeiron di Anassimandro si fa una grossa fatica a tenere nel novero di ciò che è fisico, nel senso di sensibile, tangibile. Ma la metafisica greca vera e propria “decolla” solo quando Platone intuisce che per dar conto pienamente del mondo, fisico e politico (a lui interessa...

INZICCARE

Maurizio da sotto le coperte, allungò una mano, come faceva ogni sera, dalla parte opposta del letto, dove di solito incrociava quella di Chiara. Era un modo di darsi la buonanotte, dopo le effusioni amorose, o anche in sostituzione di esse, come pure avveniva di tanto in tanto. Le dita delle due mani di intrecciavano, restavano così per poco tempo, poi, con una carezza prolungata, si scioglievano e ciascuna tornava al suo posto. Quella sera, dopo aver assistito, al buio, agli ultimi preparativi della compagna, che stavano richiedendo più tempo del solito ed avendo finalmente sentito la rete della seconda metà del letto, oscillare come quando ella si sdraiava sotto le coperte, non trovando la mano di lei al solito posto, alquanto meravigliato, con spirito forse non troppo cavalleresco, ma con le intenzioni più pacifiche ed intonazione lievemente ironica, disse: “Ti ‘nzicchit? O ancor ‘nd ‘nzicch?”. La risposta più che stizzita della ragazza, fu furiosa: “No! Ancor ‘nm ‘nzicch...

ONIRICO

“Avete fatto bei sogni?” chiese Maurizio al suo, come al solito, affollato uditorio (oggi poi, S. Stefano, il giorno dopo Natale, erano solo tre non del tutto svegli). “io ho fatto sogni pazzi” annunciò Licio. “Ma non ricordo quasi niente”. Pancrazio taceva e sembrava poco interessato all’argomento. “Che sono i sogni?”, chiese infine un po' immusonito. “Sono il prodotto di una seconda vita che noi conduciamo, senza rendercene conto, contemporaneamente alla prima, che è quella cosciente. Noi viviamo, nello stesso tempo, due realtà, una è quella nella quale ci avvolgiamo nel periodo della veglia, l’altra ci appare a tratti nel sonno sotto forma di sogni che non sappiamo da dove vengano. Vi è un momento, che è quello che precede l’immediata caduta nel sonno, in cui conserviamo ancora la coscienza, sebbene affievolita della realtà che ci circonda, e già si presentano in contemporanea, visioni dell’altro mondo, quello onirico, che poi prendono il sopravvento, via via che il sonno s...

PALINGENESI

Non storcete subito il naso; non voglio assolutamente catechizzarvi. La palingenesi è un moto dell'animo, che si produce spontaneamente o a seguito di un avvenimento, in conseguenza del quale si verifica un totale rinnovamento di tutta la persona, o di un gruppo di persone, di un popolo, o di tutti gli uomini, tale da far pensare ad una rigenerazione, una vera e propria nuova nascita, o un ritorno alle origini. Natale è per eccellenza tempo di palingenesi, riscopriamo i buoni sentimenti, ci sentiamo tutti migliori. Gesù, venendo sulla terra in una notte piena di presagi, avrebbe voluto provocare la più grande palingenesi che l'umanità abbia mai conosciuta. Avrebbe voluto travolgere tutte le barriere e indurre il più grande mutamento della storia nelle condizioni di vita degli uomini, ha creato bensì un grande movimento al quale hanno aderito miliardi di uomini, ma la palingenesi totale non è ancora avvenuta. La sua predicazione è ancora da verificarsi. Dopo duemil...

SACROSANTO

“Ma questo è sacrosanto!” Affermò con forza Licio appena entrato. Era il secondo giorno che frequentava la sala del circolo e già pensava di dettare legge. Aveva fatto amicizia con tutti, si muoveva a suo perfetto agio e su ogni cosa che veniva detta, aveva qualcosa da ribattere, con dolcezza e finta umiltà, ma facendo sempre prevalere il senso della sua presunta superiorità. E molti lo guardavano ammirati, come si guarda un profeta a natale. “In questi giorni di Natale si fa un gran parlare di santo e di sacro, ma figuriamoci! La gente parla per sentito dire; io vi posso assicurare che ci sono cristiani che non distinguono ciò che è sacro da quello che è solamente santo, ignorando il significato della parola sacrosanto che le unisce tutt’e due.” “Ma scusa, Licio, non è la stessa cosa se dico "la Sacra Bibbia e il Santo Natale", o invertendo i termini, "la Santa Bibbia e il sacro Natale", ?”, chiese umilmente, Pancrazio, conquistato fino al midollo dalla s...

LICIO

Licio è un gran rompiballe, ma a lui non importa niente, tira dritto per la sua strada ed è convinto che la sua sia una missione. Su facebook ha fatto colpo con l’ardita affermazione posta sulla sua immagine di copertina “sono quello che sono: se vi sta bene, bene, se no fa lo stesso” conquistando così la simpatia, ma che dico, l’adorazione da parte di un sacco di follower, nei confronti dei quali è portato a svolgere il compito di battipista, quello che detta la linea da seguire, in ogni circostanza, su qualunque cosa accada o su qualsiasi argomento venga sottoposto all’attenzione pubblica. Il tutto con le migliori intenzioni. E’ approdato allo Zibaldino quasi di soppiatto alla vigilia di Natale, attirato da non so quale fumus di novità che aveva captato nell’aria ed aveva deciso che se c’era qualcosa di vero in quelle avvisaglie, di qualunquue cosa si fosse trattato, non sarebbe comunque avvenuta senza di lui. La prima volta che ha aperto bocca è stato per dire “La svolta, ho...