PARUSIA
Parusia è parola difficile, che si ha timore a pronunciare, da chi, come me, ha solo una infarinatura di questioni relative alla chiesa e alla religione cristiana perché rappresenta un “off limit”, un “ne ultra sutor”, invalicabile, oltre il quale si va solo a proprio rischio e pericolo. I più audaci, non io, ché mi trovo qui solo per caso, sanno che, se si osa oltrepassarlo, si varca il limite dell’ignoto e dell’inconoscibile. Eppure è parola piana, facile da pronunciare, che scorre via sulla punta della lingua. Ma nessuno la pronuncia volentieri. Per gli “infarinati”, come dicevo sopra, è parola ristretta all’ambito delle previsioni più funeste, che si cerca di far passare come allegre, di quella religione con il simbolo “scandaloso” della croce. E suscita i tremendi bagliori del Giudizio Universale, con il Cristo trionfante, che torna sulla terra per giudicare i vivi e i morti. Niente paura, dicono però gli esperti, la seconda venuta del Dio incarnato, è per completare l’opera di s...