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RICORDO

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La vita non è se non una lunga narrazione: in ogni momento della nostra esistenza siamo immersi in una storia di cui qualcuno conserverà memoria per farne il racconto. Secondo lo scrittore colombiano Gabriel Garcia Marquez, la vita vera non è la vita, ma il ricordo di essa, per come viene raccontata. Siamo nel pieno di quella concezione che non distingue più la realtà dalla fantasia. E' una full immersion nella finzione. Che cos'è il ricordo? La memoria conservata di un avvenimento, di una persona, di una cosa che a tratti ci torna in mente. Può essere bello o brutto, affascinante o spaventoso, ma è nostro "appartiene" a noi. Esistono ricordi condivisi con il ricordo di altre persone, ma allora ognuno ha in mente un particolare che l'altro non ha e ciò fa la differenza. Cammino di Santiago Portoghese (Senda Litoral) - 2018 Diversamente dal sogno, che è sempre individuale, il ricordo può essere collettivo può costituire la memoria di un popolo. Il ricordo ...

LA VIGILIA

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Lasciatemi sognare, sono sulla nave di Ulisse e abbiamo sorpassato le Colonne d'Ercole, l'oceano viene da nord est e noi puntiamo la prua verso sud ovest; non è lo stesso mare di poc'anzi, le onde sembrano più gonfie, la superficie dell'acqua si solleva in più punti in modo impressionante. Tortoreto - 2013 In lontananza, tra le brume, si intravede una montagna che congiunge il mare al cielo. Il vecchio equipaggio, stanco ma ancora fedele al suo capo, guarda perplesso, qualcuno ha dei dubbi, ma dove stiamo andando? Ad un tratto, tra le folate di vento e lo stridere di sartie, si sente levarsi la voce pacata e ferma di Ulisse a rincuorare l'animo dei suoi, spronandoli a proseguire: "Frati - dice - che per cento milia perigli, siete giunti all'occidente, a questa tanto picciola vigilia d'i nostri sensi ch'è del rimanente non vogliate negar l'esperienza, di retro al sol, del mondo sanza gente". Anche il vento sembra fermarsi, gli occhi ...

L'ULTIMO SOGNO

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Mio padre era là che mi aspettava. Quando ero triste e non sapevo a chi rivolgermi, entravo nel suo studio e lo trovavo, ogni volta timoroso che non ci fosse. Mi guardava con i suoi occhi buoni, indulgenti, mi faceva sempre credito di tutte le mie manchevolezze. Sedeva al suo posto, dietro lo scrittoio e sfogliava il suo giornale, Il Tempo, che fu anche il mio quando lui c'era. Vestiva come al solito, in grigio, giacca a doppio petto, un po' cascante sulle spalle, con le tasche sempre rigurgitanti di cose, carte, chiavi, portafoglio, sigarette e i pantaloni con la piega, larghi, spiegazzati. Era il suo abbigliamento di ogni ora della giornata. I capelli lucidi, leggermente mossi. Fantasmi (Slovenia 2017) Mi sorrise appena mi vide ed io mi avvicinai a lui per abbracciarlo; mi fece segno di no, non si poteva. Ma era come se mi avvolgesse con lo sguardo ed io ero commosso di vederlo. "Padre..." "Bruno,.... caro figlio...", furono le prime parole. Poi...