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CRUCCIO

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Il cruccio è un dolore non fisico ma spirituale, un tormento che prende l’animo e dà forte disagio. E’ uno stato di alterazione psicologica indotto da risentimento, collera, malanimo. Il sostantivo deriva dal verbo crucciare che significa affliggere. Caron, non ti crucciare… Caron dimonio con occhi di bragia.  (inf. Canto III). In questo nostro tempo in cui sembra che tutto sia lecito, è ormai invalso nella lingua italiana parlata e scritta, l’uso indiscriminato del verbo “incazzarsi”, per indicare l’insorgenza nel soggetto di un moto di rabbia e di sconcerto che si prova in determinati momenti, espressione che una volta era riservata agli scaricatori di porto, oggi è alla portata di tutti e non disdice nemmeno sulla bocca ad una bella donna o di un bambino non tanto innocente. Si tratta indubbiamente di una volgarità e senza essere pedanti si può affermare che linguisticamente non esiste collegamento tra il modo di reazione ad uno stimolo dell’organo genitale maschile e ...

ALLETTARE

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“Allettare” nel suo significato più ristretto vuol dire “mettere a letto”; questa espressione, ampliandosi ed arricchendosi di senso, si estende ad una vasta gamma di azioni che vanno da “blandire”, “coccolare”, in cui l’allettamento ha una connotazione positiva, come quando una mamma mette a letto il suo bambino, lo accarezza e lo copre di baci e possono invece debordare, assumendo toni negativi con tratti di maliziosità, quando dalla lusinga anche un po’ compiacente, si passa alla seduzione con lo scopo di adescare qualcuno per farlo cadere in trappola. Esperimenti di difesa aerea (Foto Camera, 1934 - Cineteca di Bologna, aut. scon.) La differenza tra le due situazioni è già insita nel fatto che lo stesso vocabolo deriva da due etimi diversi, che portano a risultati differenti. Il verbo italiano “allettare” infatti viene da due verbi latini; il primo è “adlectare” che significa “attirare” ed è quello che dà origine al primo significato, ed il secondo “allicere”, da “ad” più...

ICONOGRAFIA

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Voglio spendere due parole a favore dell'illustratore di questo blog, mio figlio Giuseppe, con il quale, dopo un periodo idilliaco vissuto durante il tempo ormai mitico della sua infanzia, ho avuto un rapporto piuttosto conflittuale, iniziato negli anni della sua precoce adolescenza e protrattosi per molto tempo a causa di alcune incomprensioni e approdato da ultimo ad una collaborazione senza compromessi, fatta di comprensione profonda e di reciproco rispetto ed affetto. Messaggio in bottiglia, senza bottiglia (ca. 1970) Eravamo affiatatissimi nei primi anni delle sua vita di figlio primogenito e della mia di novello padre, amoroso, ma con poca esperienza. Ricordo che a lui piacevano molto i macchinari, soprattutto quelli di grandi dimensioni, come certi trattori, le macchine agricole, le autobotti, soprattutto quelle con tamburo rotante, usate nell'edilizia per rimescolare e trasportare il cemento, che lui chiamava, con termine onomatopeico "plumon-ondate"....