VOLTEGGIARE

 

                                                                       

Era una sera di inizio autunno; in pochi gli “alunni” della prima classe dell’Accademia dell’Abecedario erano riuniti intorno al loro vate Maurizio, come di fronte ad un oracolo.

Caro Pancrazio, certo è stato triste pensare che non saresti stato più tra noi, chiuso com’eri in una trappola mortale, ma tu per fortuna tua e nostra, hai lottato con tutte le tue forze per uscirne e ne sei uscito, come vedi, sano e salvo.

Ho sfiorato le porte del mistero.

Hai forse visto l’aldilà?

Non so cosa fosse, ma io vedevo dall’alto, la mia anima volteggiare su di me, indecisa se andarsene e mettere la parola fine a questa bella storia, con mio grande dolore, oppure attendere ancora per darmi un’altra possibilità di risolvere il dubbio: ci sarà qualcosa oltre il mistero?

Volteggiare è termine che ben si sposa con quanto da te detto, ebbe modo di insinuare Maurizio, vuol dire vedere le cose dall’alto, fare ampi giri volando, a diverse altitudini, rimanendo sempre nello stesso luogo, vuol dire osservare la realtà in ogni suo aspetto, con piena coscienza, il che vuol dire avere ancora il dominio di se stessi e del mondo. Da lì è possibile vedere molte cose che normalmente non si vedono.

Vuoi sapere se ho visto le porte del Paradiso?

Questo io non credo: sono convinto che se ci fosse una Porta del Paradiso, da tempo sarebbe vuota.

Ero quasi arrivato e stavo per entrare, quando ad un tratto, uscito da un ingresso secondario, un angelo è venuto a consigliami di tornare indietro, perché quel condotto non era per me, consiglio che io ho accettato con gran piacere.

Tornato indietro, nei pressi del mio povero corpo, lasciato solo per qualche momento, o forse nemmeno, ritrovai il filo che ancora mi legava a quella bella stagione che stavo per abbandonare e ad esso mi legai, riprendendo così il mio moto volteggiante.

Cosa ricordi di questa esperienza extratemporale?

Non ero separato dal mio corpo, ma nemmeno così saldamente attaccato: dall’alto vedevo me stesso ancora vivo, in una dimensione che mi sfuggiva ancora, ma che sapevo, avrei potuto conoscere a breve.

La macchina del caffè emise uno sbuffo e tutti si schierarono in fila davanti al bancone. Sebastiano, di una spanna più alto, volteggiava con lo sguardo sul suo gregge

Su tutto aleggiava un delicato aroma di caffetteria e dolci alla crema.

Sebastiano si guardò intorno:

volteggiare nell’aria; aleggiare nell’aria. Sono la stessa cosa?     

Volteggiare sappiamo cos’è. Aleggiare è sullo stesso metro, ma è diverso:

nel primo c’è il segno del potere, l’aquila volteggia e “ distende in larghe ruote degradanti il nero volo solenne.”c

Aleggiare è lieve, delicato, come una sospensione nell’aria, un velo, un fumo, un profumo, destinati al declino. Significa muovere leggermente le ali e nel linguaggio figurato, uno spirare di venti e di pensieri.

Il tempo era passato ed era scesa la notte. I componenti del gruppo si guardavano l’un l’altro, ma nessuno parlava.

Le insegne del bar si spensero.

Un canto si levò nella notte, aleggiò alquanto, poi cadde e il silenzio si fece udibile.

Ma insomma, tu ci hai capito? Chiese per strada Pancrazio a Sebastiano.

 

 

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