SAGGEZZA

 

                                                                           

Cos’è la saggezza? Chiese Maurizio a Pancrazio.

Tanto per cominciare, non è merce che si vende e non è materia di insegnamento, ma è un istinto primordiale nato come una pianta, all’epoca in cui l’uomo si levò su due gambe e scoprì di essere “sapiens”, una pianta come un albero di fichi, che ha una prima fioritura quando la stagione è all’inizio, una seconda in cui dà i frutti migliori, che si riducono asciugandosi con declinare del tempo e si seccano, ma restano dolcissimi fino alla fine.

Al di fuori di questa metafora, che per la verità non mi convince molto, la saggezza si raggiunge collocandosi al di sopra degli eventi, là dove tutto è calmo e tu sei in pace con te e con il mondo.  

La saggezza non è sapienza e non è furbizia, sapienza per capire ciò che accade e furbizia per trovare la via per uscirne.

Saggezza è guardare il cielo con occhi limpidi, navigare fra le stelle senza perdersi, ritrovare il senno sul lato oscuro della luna.

Ma tu, Pancrazio, oltre che un fine dicitore, sei diventato anche poeta! Disse ammirato Maurizio.

Se sono un poeta, non so, ma certo, alcune volte sento che mi pacerebbe dire cose mai pensate prima, grandi, di valore immenso, da ricoprire il mondo intero, non perché le ho dette io, ma di per sé, per come sono e io le ho trovate, nascoste nel fondo di una caverna, dove la saggezza è nulla.

Caro Pancrazio, disse Sebastiano, ti sei perso un amico: ora ho capito che non potrò mai essere alla tua altezza, fra le nuvole e quindi ti lascio andare, io resto al mio banco.

Maurizio ascoltava perplesso e viepiù impallidiva.

Amici, disse ad un tratto, oggi qui è avvenuto un miracolo. Nessuno oserà più dire che Pancrazio è un millantatore, poi si fermò un attimo a riflettere; a proposito, disse rivolto a Pancrazio sai tu dirmi che significa millantatore?

Pancrazio scese lentamente dallo sgabello alto vicino al bancone sul quale era spaparacchiato, si avvicinò alla porta aperta sulla strada e, sostando sulla soglia, non è cambiato nulla, disse rispondendo a Maurizio, il capro espiatorio sono sempre io, nevvero? E, con passo deciso oltrepassò.

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