DELLA PIù BELL'ACQUA

 

                                                                                                                                            

Certe volte la sera, con le ombre, scendeva la noia e la noia, per Pancrazio era il male supremo, essendo egli uomo di azione per eccellenza.

Quella sera, poi, con la pioggia che ticchettava fuori e la scarsa affluenza di clienti coi quali scambiare qualche battuta, o Maurizio che impartisse una lezione, la crisi di sbadigli divenne insopportabile.

A Pancrazio non era mai capitato di addormentarsi fuori dal suo letto; quella volta invece, siccome Sebastiano era occupato a fare una pulizia profonda della macchina del caffè e non badava a lui, pensò di entrare in quella che ormai tutti consideravano l’aula della scuola e mettersi a sfogliare il dizionario che era quasi l’unico libro della biblioteca.

Sedette comodamente in cattedra sulla poltroncina generalmente riservata a Maurizio, aprì il vocabolario,

e lo sguardo gli cadde su quello strano titolo, che lo incuriosì:

                                                                             DORMIZIONE

La dormizione, dal latino “dormitio”, addormentamento, è termine usato solo per il passaggio dalla vita terrestre a quella celeste, di Maria, la madre di Gesù, la quale, fu presa da un sonno che doveva essere mortale ed invece si rivelò come il mezzo per il trapasso e l’Assunzione al cielo della stessa senza passare per la fase della morte.

Non avendo afferrato granché da quella dicitura, ma vagamente preoccupato per il suo sonno, che rischiava di sfociare in una dormizione, fingendo di cercare qualcosa, sfogliò ancora a casaccio e trovò questo:

                                                                      DELLA Più BELL’ACQUA

Si trovò così di fronte ad uno specchio d’acqua argentina sotto la luce di una luna lussureggiante, come solo a Colleminuccio una volta aveva potuto vedere nel laghetto che si formava nella parte più bassa della sua tenuta dopo una pioggia abbondante.  

Con questa visione idilliaca nella mente, incrociò le braccia sul tavolo e vi appoggiò la testa frastornata e ben presto si addormentò.

Non passò molto tempo, o almeno a lui parve che non fosse passato, quando, all’improvviso, sentì un forte rumore che lo fece svegliare, era lo sferragliare della saracinesca del bar che Sebastiano stava chiudendo, per fine turno.

Cazzo! Urlò mi chiudi dentro? Ma sei diventato pazzo?

Senonché Sebastiano non lo udì e se ne andò tranquillamente a casa.

Pancrazio fece un tale baccano che dopo un paio di ore qualcuno lo sentì e avvertì Sebastiano, il quale meravigliatissimo, ma soprattutto preoccupatissimo del fatto che l’’incidente potesse guastare i suoi rapporti con il suo amico, non avendo il coraggio di farlo personalmente, incaricò un suo vicino di casa di riaprire il bar e liberare Pancrazio.

Il giorno dopo, rivedendo il vicino di casa, notò che aveva un occhio nero.

Ti sei fatto male? Gli chiese.

Farabutto, non mi volevi avvertire che avevi messo in gabbia un pazzo della più bell’acqua?  

Mi sai dire che significa? Gli chiese interessato.

Cosa? Gli chiese il vicino guardandolo bieco con l’occhio nero.

Ma questa espressione che anche io ho letto, sul vocabolario, “ della più bell’acqua”.

Questa volta l’occhio nero sarebbe venuto a lui.

Due occhi neri per una dormizione commentò Pancrazio, quando seppe il seguito di quella storia.

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