BAGATTELLARE
Bagattelle, bagattelle, ripeteva l’intruso senza nemmeno guardare
ciò che Maurizio cercava di fargli vedere.
Queste son bagattelle da quattro soldi, di nessun valore,
questa scuola finirà che la chiudiamo, se non produce nulla di quello pe cui l’abbiamo
istituita.
Maurizio, desolato guardava lo strano individuo che aveva
davanti e con la mano destra sfogliava il grosso volume che sorreggeva con la
sinistra, che aveva preso dal ripostiglio segreto ed aperto a caso, pieno di
speranza misto ad orgoglio per il lavoro fatto, perché si trattava nientemeno
che del libro d’oro dello Zibaldino dove si trovava raccolto il succo del
coacervo di idee e di studi che egli aveva portato avanti negli anni con la sua
squadra, non numerosa, ma armata di buona volontà, alla quale era fortemente affezionato.
Pagine e pagine fittamente riempite di uno scritto chiaro e titoli,
titoli, i più disparati.
Più di tutto era la caparbietà dell’uomo ad offenderlo, che,
scorrendo velocemente con gli occhi da una pagina all’altra, senza leggere una
riga o soffermarsi su un titolo, fra i tanti sui quali egli cercava di attirare
la sua attenzione, insisteva nel ripetere il suo giudizio negativo e sprezzante
come dall’alto di una cattedra superiore.
Ma tu chi sei? Gli venne fatto di chiedere, perdendo la
pazienza. Che ti dai tante arie, sempre pronto a bocciare il lavoro degli
altri, ma tu cosa fai?
Il dito dell’uomo si fermò e per caso il libro restò aperto su
una pagina che recava in sommità la scritta “Prosopopea”; la casualità non
sfuggì a Maurizio, il quale vi lesse un segno del destino, quell’uomo era un gradasso
quasi ridicolo nel suo atteggiamento altezzoso e sprezzante.
Credi di essere superiore a noi? Sappi che un libro come
questo, pochi ce l’anno, almeno fra le scuole del nostro livello, che è il più
basso, ma anche il più libero. Ognuno fa quello che vuole, io mi limito a
registrare, come fa il notaio, la volontà degli altri e convertirla in “grano
salis”.
Tu credi di fare di più?
Io ho fatto voi e posso distruggervi quando voglio. Affermò il
gradasso.
E no, caro mio, intervenne Pancrazio, qui non si distrugge
niente, e se qualcuno tocca Maurizio, se la deve vedere con me, scommetto che
la cosa non gli piacerà.
Anzi, sai che ti dico? Fai bene ad andartene subito, prima
che io perda la pazienza.
Ma lo Zibaldino è mio, esclamò l’uomo inconsultamente. L’ho
ispirato io ed è su questo che sono venuto a discutere: io vi ho messo sulla
strada e voi vi siete gingillati, avete cincischiato, qui non si fa altro che
bagattellare (anche bagatellare va bene).
La verità è che noi abbiamo creato un mondo dove tu non hai
trovato posto e questo ti ha fatto diventare geloso, geloso di te stesso, ti
rendi conto?
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