OLTRE LE STELLE
Poiché, argomentava Pancrazio, a due giorni da quello dei
miracoli, nessun miracolo si è verificato e nessuno dei desideri espressi si è
minimamente avvicinato ad una forma di realizzazione, debbo dedurne che tra me
e la fortuna, non c’è modo di intendersi, sono convinto che non ad una seconda
possibilità dovrei appellarmi, ma neanche ad una millesima.
Forse Pancrazio, la tua richiesta è stata troppo grande,
cercava di consolarlo Maurizio, sai, con i desideri è facile andare fuori riga,
a te magari sembra normale, ma non lo è, ed allora è inutile aspettarsi che un
bel giorno, esso diventi realtà.
È una bella fregatura, Pancrazio esibì tutto il suo
disappunto; se era cosa che potevo risolvere da me, ti pare che sarei venuto a
contare le stelle? Me ne sarei bello stato a casa mia, con mia moglie e mia figlia,
a ridere di quegli ingenui che si appellano alle stelle, con la speranza che
esse possano fare qualcosa per loro.
Io a questo punto, sai che ti dico? Se questa sera, tornando
a casa vedessi una stella cadermi davanti, farei finta di niente e rimarrei
zitto.
E se dalla navicella uscisse un androide e dicesse: qualcuno
ha perso un sogno?
Io! Rispose subito Pancrazio; il sogno è mio, solo mio…
Su, oltre le stelle, stanno ancora a ridere per la richiesta
di questo sogno.
Accidenti ai sogni, disse Pancrazio.
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