LA NOTTE DI SAN LORENZO

 

                                                              

Sarà questa la Notte di San Lorenzo, oppure domani? Si chiedeva angosciato Pancrazio, sì, perché questa volta il desiderio lo aveva e non voleva correre il rischio di sbagliare sul tempo, una petizione (per i poco istruiti, la domanda di desidero), se fatta in anticipo di un giorno, o notte che sia, così come quando fosse fatta con un giorno, o notte, di ritardo, sarà ancora buona, non diciamo per essere accolta, per questo ci vuole sempre un secondo passaggio, ma almeno ricevuta?

Erano in tre sul tetto a terrazzo della casa di Pancrazio, ognuno con un materassino gonfiabile sul quale di sarebbero sdraiati supino (a pancia all’aria), dopo cena, non appena le stelle avessero fatta la loro comparsa nel cielo, per vedere quelle che si sarebbero staccate per precipitare nell’imo (qui c’è lo zampino di Maurizio).

Ognuno aveva il suo desiderio ben stretto in pugno, o forse è meglio dire nel petto, ma poco importa. L’essenziale è che, appena avvistata una stella cadente, ciascuno, nel silenzio più assoluto sia sollecito ad inoltrare la richiesta affinché quel desiderio venga accolto, se non subito, in un breve arco di tempo.

Io ho i miei dubbi, disse Pancrazio.

Dubbi di che? Chiese Sebastiano.

Che con una sola stella, possiamo vincere in tre. Due di voi dovrebbero rinunciare, la prima stella è mia, poi voi siete liberi di scegliervi la vostra, ma non metteteci troppo tempo. Io domani vado a lavorare.

E dove? Il mio bar domani non apre prima del solito.

                                                                                                                      

                                                                                                                     

 

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