BLASFEMA
O blasfèmia, o anche blasfemìa, qualunque cosa, detta o
scritta che offenda il senso del divino. È la stessa cosa di bestemmia, che
deriva dal medesimo lemma greco.
Io una volta ho bestemmiato davanti ad un prete il quale mi
preconizzò (ho detto bene, Maurì?), inserì Pancrazio con gli occhi rivolti al
suo maestro.
Cosa ti preconizzo, Pancrazio? Gli chiese questi.
Mi cacciò dalla chiesa…insomma mi preconizzò…sai cosa vuol
dire, N’è vero?
Quando le cose non vanno come noi vorremmo (che andassero),
si crea in noi un moto di ribellione che, nei più semplici – e guardò Pancrazio
– e nei miseri, induce in una vera e propria contrapposizione con Dio, ritenuto
responsabile di tutto.
Il piccolo individuo che si erge davanti alla divinità
insultandola villanamente, crede con ciò di compiere un atto di coraggio, sfidandola a scatenare le
eventuali conseguenze, riducendo Dio al nostro livello, mentre invece si tratta
di un atto di vigliaccheria e di debolezza da parte di chi ricorre alla
blasfemia, il quale, se credente, conta sulla magnanimità del proprio Dio, che
certo non terrà conto di una semplice bestemmia detta in un momento di ira e,
ancor più, se non credente, in quanto non si capisce come si possa insolentire
qualcuno o qualcosa di cui si nega l’esistenza.
Maurizio terminò la sua breve lezioncina, guardando in volto
i suoi alunni che lo avevano ascoltato perplessi.
Insomma, allora il prete ha fatto bene a preconizzarmi ed io
dovrei stare pure zitto!
Pancrazio era sconsolato. Io non sono credente, diceva, ma
non sono nemmeno non credente, nel senso che credo a Gesù e alle sue beatitudini,
ma non credo al Dio degli Eserciti.
A chi dare ragione? Io questo non lo so, per il momento me e
sto fuori, tanto sono preconizzato.
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