COMPLEANNI

 

                   

                                                                    

Oggi è il tuo compleanno, Pancrazio, sei felice o no? Chiese Maurizio.

Che cazzo di domanda è mai questa? Certo che sono contento! Gli auguri? Me ne fotto, tanto lo so che auguri più falsi di quelli, non ce ne sono, come a Natale e Pasqua, ora si è aggiunto anche Ferragosto.

Ma cosa importa? Non è per gli auguri che facciamo festa, né per il pranzo o la cena, i cosiddetti piaceri della tavola con il sacrificio di qualche bottiglia speciale.

La festa si fa con il cuore, all’interno di ognuno di noi, con il pensiero, con il sentimento…

Bravo Pancrazio, era quello che volevo sentirti dire.

Contento, so’ contento, ma sono anche felice? È a questa domanda che non so cosa rispondere: certo, felice è una parola grossa, io non posso essere felice perché è passato un altro anno; se lo sono è sicuramente per un altro motivo nel quale mi sono trovato coinvolto con il mio compleanno.

Viviamo la nostra vita sempre di corsa e sempre in lotta con noi stessi…azzardò Maurizio.

Sapete la storiella del saggio cinese che invitava i suoi discepoli a fermarsi ogni tanto per strada, per dare all’anima la possibilità di raggiungerli?

Vuoi dire che noi per la nostra fretta di vivere, perdiamo per strada l’anima?

Non è perdere l’anima, chiese Maurizio, questo esteriorizzare una ricorrenza così importante, con feste e   manifestazioni di un vuoto materialismo, quando invece questa dovrebbe essere l’occasione per meditare su cosa abbiamo fatto e ciò che non abbiamo fatto di quanto avremmo dovuto fare?

Ora non ci ho capito più niente: io per il mio compleanno avevo chiesto le tagliatelle, Giulia mi ha fatto la chitarra e passi!!! Ma quando Evelina mi ha riportato un libriccino con i conti di quanto speso finora per la costruzione della nuova chiesa e di quanto occorre per ultimarla con i contributi dei fedeli, mi sono arrabbiato: approfittare di una ricorrenza così spirituale come il compleanno, per un utile volgarmente materiale, come quello di ricordarci che finora non abbiamo dato niente, mi è sembrato davvero troppo, chiederò a mia figlia di non andare più ad insegnare catechismo.

Ché poi con questi compleanni non sai mai cosa pensare, se siamo felici, se non siamo felici, tutti allegri per un giorno. Sì, ma poi?

la vita è bella, ogni anno che passa è un anno in più di quelli assegnatici, quando poi, se chiedi ad ognuno, singolarmente, nessuno vorrebbe rifare la stessa vita già fatta, tutti vorrebbero un futuro migliore non meglio identificato, se non per l’ansia di scoprire cose nuove, piuttosto che ripetere pedissequamente quanto già passato e quindi già noto.

Ma noi, se festeggiamo, per cosa festeggiamo? Per gli anni già fatti? In alcuni casi, sì; le persone più anziane, in buona salute, ne fanno un motivo di orgoglio personale; intorno ai 90, ancor più sui 100, la prima cosa che ti dicono, bisbigliando pudicamente, in modo civettuolo, è: ho messo il piede sui 90, sui 100 e via di seguito.

Alla conquista del mondo.

Oppure festeggiamo per gli anni a venire? Per quanti possano essere, non saranno mai tanti da gioirne in anticipo e l’anziano lo sa. 

Ma tu, Pancrazio, cosa ne pensi dei compleanni? Chiese Maurizio.

Ahhh, per me il compleanno è il giorno più bello dell’anno per il semplice fatto che in quel giorno sono nato io. Per fortuna sono nato a giugno e ne sono contento per via delle ciliegie, ma se anche fossi nato il 2 di novembre, per me il più brutto, ne sarei ugualmente contento.

Commenti