CONTRASTO

E’ quasi lapalissiano: contrasto, è “quasi uno star di contro”, dice sbrigativamente il Dizionario etimologico on line, senza aggiungere altro. Quindi il contrasto presuppone una opposizione. Il discorso potrebbe finire qui, se non fosse che questi due ragazzi, Maurizio e Chiara, da quando abbiamo dato loro la possibilità di dire la loro su ogni argomento, si sono impossessati di questo Zibaldino e la fanno da padroni. Se gli dai il dito si prendono il braccio ed allora prima di dire basta dobbiamo sentire cosa ne pensano loro.

Wiligemo, Scene dal Vecchio Testamento (Duomo di Modena) - 2012

Chiara sarebbe d’accordo “ma sì, cosa vuoi dire di più; abbiamo già parlato nel post precedente di divisione e di opposizione, anche se dopo il discorso ha preso una piega tutta sua, ma ora non mi sembra di caso di ritornarci”.
“Perché no?” è intervenuto Maurizio, non voglio dire il Bastian contrario di sempre, ma comunque, che cavolo, giusto in tema di contrasto, egli è ancora dall’altra parte, quella opposta.
“E allora sentiamo casa hai da dire su questo argomento?” questa volta è uno degli amministratori che parla.

Maurizio si guarda intorno e sembra compiaciuto di questa provocazione.

“Se non vi dispiace, vorrei partire da un po’ più lontano” esordisce con un certo sussiego; “Abbiamo mai parlato del verbo ‘riluttare’, che vuol dire, come sapete, ‘essere ritroso’ – dal latino ‘re-luctari’ che vuol dire ‘lottare contro’? Ebbene il riluttante è preda di un dubbio, di una incertezza, in ultima analisi di un contrasto interiore. Esprime una forma di resistenza morbida, titubante: se mi chiedi in prestito un libro al quale sono molto affezionato, non posso dirti di no, ma, ben sapendo che poi tu non sei così sollecito nel restituirlo, oppongo qualche resistenza, ma alla fine cedo, anche se malvolentieri. Bene questo crea un contrasto interiore in me ed uno tra me e te.”

“Il contrasto interiore che tu nomini, è espresso da un verbo fortemente onomatopeico, “recalcitrare”, in cui l’azione di puntare i piedi, scalciando per la forte sollecitazione, appare agli occhi delle mente prima che agli atri sensi. L’individuo recalcitrante fa proprio come il mulo, tirato per la cavezza, bastonato sul groppone, oppone ancora resistenza, si impunta, sbattendo gli zoccoli per terra e scalciando in aria.

“Ora però stai parlando d’altro,” intervenne Chiara; “il tema era il contrasto e tu ci parli di riluttanza, che è cosa diversa. A proposito avete visto il film ‘Il fondamentalista riluttante’? E’ tratto dal libro omonimo ed è l’unico caso in cui il termine è usato in un contesto di forte drammaticità; per il resto questa parola è confinata a situazioni molto meno rilevanti, tipo l’esempio del libro, scusa Maurizio.”

“Non devi scusarti, Chiara. Anche se sembra, non sto divagando. Voglio invece portarvi a ragionare brevemente su qualcosa attinente a quanto abbiamo detto nel post sul dissidio, per illuminare un angolo che a parer mio era rimasto al buio. Ed è quello del contrasto, del dissenso, della discordia che si possono trovare nel discorso, in una comune discussione tra amici. Sono tutte parole che servono per manifestare il nostro non essere d’accordo, ma vi sarà pure un carattere distintivo fra l’una e l’altra, oppure sono tutte uguali?” Maurizio chiuse la bocca ed aprì di più gli occhi. Il suo sguardo ruotava dall’uno all’altra, senza sosta.

“Sentite” intervenne alle loro spalle anche il secondo amministratore, che finora non aveva aperto bocca, “le vostre mi sembrano questioni di lana caprina, come si suol dire. La lana di capra, come voi certamente sapete, godeva di pessima fama fra i romani, era ritenuta di nessun valore, più pregiata era quella di pecora. E’ futile cercare eventuali differenze minime, tra parole che hanno un significato quasi identico.”

“Eppure”, riprese Maurizio con leggera supponenza, “caro intellettuale 176 della Banda Bassotti, dovresti sapere che il diavolo si nasconde nei dettagli e quindi come fai a dire quello che hai detto? Ogni differenza ha la sua importanza e peggio per chi non lo sa.

Parliamo per esempio di dissenso e di discordia, vi sembrano la stessa medesima cosa? Vi sembra azzardato se vi dico che uno che è in dissenso con l’opinione di un altro, può non essere in discordia con lui? E’ ‘contrasto’ la parola che fa da mediatore fra i due estremi. Se Tu – si rivolge a Chiara – hai un’idea che contrasta con la mia, mettiamo su una figura politica, per esempio Putin, possiamo dire di essere in disaccordo su di lui, anche senza che tra noi nasca discordia.

Per figure più carismatiche, nel senso di capaci di coinvolgere con la passione, oltre che con la ragione, quali potrebbero essere Trump in America e nel mondo, o Salvini, solo in Italia ed in questo momento, il disaccordo potrebbe essere più radicale e assurgere a dignità di discordia. Non sarebbe più un semplice contrasto tra due modi di vedere su un argomento limitato, ma di un vero e proprio scontro fra modi di essere contrastanti. Il dissenso consiste in una mancanza di sentimenti comuni. La discordia è questione di cuore, dis-cordia, e col cuore non si scherza.”

“Quindi noi saremmo in dissenso su Putin, tu dici che è un grande statista, io che è un criminale; mentre dovremmo sentirci in profonda discordia con quelli che ora osannano Trump, che è un pazzo scatenato, o fanno i selfi con Salvini, che è più nero del Corsaro Nero?” chiese polemicamente Chiara. Ma lo scherzo è finito lì.

“Signori, per oggi lo Zibaldino chiude. Grazie per essere intervenuti, a domani”. E’ arrivato il terzo amministratore che ha cacciato tutti fuori.

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