PIETRA DI PARAGONE

Si prendeva una bella pietra, non una qualunque, non prendereste un sasso qualsiasi per accendere il fuoco, vero? Ma solo la focaia; così qui: doveva essere bella nera, porosa, piatta, diciamo di diaspro, poi si prendeva la pepita d’oro che si voleva valutare, la si passava sul sasso fino a graffiarlo, e, siccome l’oro fra i metalli è uno dei più teneri e malleabili, quella lasciava una scia sul dorso del sasso e dalla intensità del colore di questa striscia, messa a confronto con quello di un’altra pietra d’oro di cui si conosceva il grado di purezza, si determinava la qualità del campione in esame. La pietra di paragone era ovviamente quella di cui si conosceva il valore; nella pratica, diventò invece il mezzo, la pietra nera scelta per effettuare il confronto.

Monte Adone (BO) - 2018

La parte più interessante del discorso si trova nel termine “paragone”, tratto dal verbo “paragonare”, che deriva dal greco “parakonào”, formato da “para” che significa “presso” e “akonào” che vuol dire “affilare, strofinare”. Quindi nel paragone, in origine non c’è il confronto, come invece sarà dopo, ma l’idea dello strofinamento al fine di valutare l’oggetto che si strofina.

La pietra di paragone è lo scoglio col quale ci dobbiamo misurare ogni giorno. Se Dio esiste, se c’è un’entità sopra di noi con cui confrontarci, una volontà progettuale, come dice qualcuno, allora la nostra pietra di paragone è lui, e se qualcuno ci prende, a noi mortali e ci strofina contro qualcosa di ruvido, si potrebbe vedere quanta parte di divinità è in noi e quanta invece di materia vile. Ma, scherzi a parte, noi ogni giorno ci paragoniamo con quelli che incontriamo, in un continuo raffronto, che non è uno scontro, ma può anche esserlo, che non è generoso, ma può anche esserlo, che può portare ad un’affermazione di apprezzamento, ma può essere anche di disprezzo, in base alla valutazione che facciamo di noi stessi rispetto a chi ci sta davanti.

La pietra di paragone è un metro per misurare la nostra inadeguatezza e quella degli altri con i quali abbiamo a che fare. E’ qui dove prosperano i confronti. Sarebbe ben difficile paragonarsi ad un Albert Einstein quanto ad intelligenza, o al patron di Amazon, l’uomo più ricco del mondo, anche da parte di un Berlusconi Paperon dei Paperoni.

E’ qui dove alligna l’invidia. C’è paragone, non c’è paragone. Specchiati al tuo amico, quello sì che è un bravo ragazzo. Magari solo tu sai quanto sia falso, ma stai zitto. Che credano quello che vogliono tu non ti specchieresti mai in lui, né in altri come lui. Tira il sasso e nasconde la mano. Tu sì che scaglieresti un sasso nel pantano, per far saltare tutte le rane appiattate sui bordi. Per muovere le acque, per fare un pandemonio.

Galileo Galilei ebbe a dire che la lavagna che si usa nelle scuole, è la pietra di paragone dei cervelli, perché permette di valutare il grado di preparazione degli studenti. La pietra nera c’è, colui che “spreme” l’interrogato pure, mancherebbe l’oro se non fosse che in questo caso potrebbe essere rappresentato dal tesoro potenziale rinchiuso nelle menti dei discenti.

Ma c’è un oro che può essere valutato a vista, senza bisogno di una pietra di paragone ed è l’oro di princisbecco. Altro che pietra filosofale, chiamata in causa di recente da uno di noi, incautamente, mitica chiave di volta di ogni problema, farneticata in passato e poi ritenuta impossibile da trovare; l’oro è stato a lungo ritenuto riproducibile in laboratorio, da parte degli alchimisti, mediante la fusione di metalli diversi e c’è stato chi, ad un certo punto, ne annunciò la realizzazione e fu un inglese certo Princhbeck che fece un amalgama di rame, zinco e stagno e disse di aver inventato l’oro. Dopo un breve periodo di entusiasmo per questa scoperta, ogni speranza cadde, di fronte alla constatazione che quella lega aveva solo una lontana apparenza dell’oro, senza valore alcuno e l’espressione “di princisbecco”, un adattamento non lontano da una risibile volgarizzazione del nome dell’alchimista britannico, è rimasta per indicare, triste primato, tutto ciò che è falso ed inconsistente. Ed è così piaciuta, in questa singolare accezione, che adesso anche le persone possono essere o rimanere di princisbecco, quando si dimostrino vuote, o per via di uno sbalordimento, assumano un aspetto di imbambolato allibimento.


Wolters Di Giacinto a Bruno Aielli
19 h
Caro Bruno, ti seguo da tempo e sempre con grande piacere, ma devo dire che quest'immagine della pietra
di paragone è quella che finora mi ha colpito più di tutte..
Scrivi: "Se qualcuno ci prende, a noi mortali e ci strofina contro qualcosa di ruvido,
si potrebbe vedere quanta parte di divinità è in noi e quanta invece di materia vile".
Ebbene, questo è per me esattamente il senso ultimo delle nostre esistenze mortali.
Strofinarci volutamente o venire strofinati dal destino (poco cambia) contro le asperità del mondo,
mirando a far emergere quella parte di divino che informa la materia su cui siamo appoggiati,
avendo sempre all'orizzonte la pietra di paragone ultima che segna il (con)fine delle nostre
traiettorie umane, il limite inattingibile ma anche la meta agognata e ineludibile di ogni percorso.

Commenti

  1. Caro Valter, ti ringrazio per l'apprezzamento, sempre gradito, ma soprattutto perché aggiungi sempre qualcosa al mio scritto. Un valore aggiunto che lo rende migliore. Sarei lieto di ospitare un tuo scritto originale sul blog. Grazie ancora e a presto.

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