SCANDALO

Mio cognato Lucio mi perdonerà se ancora una volta prendo delle sue considerazioni come spunto di una chiacchierata tra di noi, fine a se stessa, senza alcun intento, se non quello di ampliare gli argomenti proposti. Il fatto è che quello che scrive, mi fa pensare, mi stimola e per questo gliene sono grato e lo invito a seguitare.

Untitled, 2012

“A cosa sto pensando?”, egli si chiede in un primo scritto, “ Sto pensando che l'Unione europea è cosa storicamente e socialmente buona. Fin da quando frequentavo la scuola media ne sono stato coinvolto in lezioni informative e temi da svolgere. Cosa che si è ripetuta anche alle superiori. Ma l'assetto politico, normativo ed economico non è quello giusto, a giudicare dagli eventi di cronaca e dalle gravi disparità tra gli stati che manifestano più una tendenza alla discordia che ad una unione armonica. Oltretutto mi pare che nello stesso momento storico il processo di unificazione sia stato influenzato negativamente dal dilagare del capitalismo che ci ha condotto alla sua forma peggiore che pare sarebbe il neoliberismo: prevalenza del potete economico del mercato e della finanza sulla politica a danno dell'economia reale e dei lavoratori, senza i quali non avrebbe senso parlare di "consumatori". Siamo sopraffatti da troppe informazioni, sia dai media ufficiali che dai social n.w.; troppe le voci di esperti in contrasto per cui noi povera gente normale non sappiamo a chi credere. Il comportamento attuale della nostra politica poi non fa che trasmetterci una disarmante incertezza, per cui si finisce a non aver più fiducia di nessuno”.

Lucio su FB 5 dicembre 2018
Più perentorio in un secondo post pubblicato il giorno dopo:

“Sorge un quesito: "Ma secondo voi, il perché delle azioni che facciamo da dove proviene? Dal passato, dal presente o dal futuro?" -segue una risposta- (*)" Dal passato, specialmente da vite passate, vi è una grande influenza ma anche una grande lezione di potenziale miglioramento." -segue un mio commento- " Provo a dare una visione alternativa: esiste apparentemente un solo dinamico e inarrestabile attimo presente ma è nella nostra mente che la funzione della memoria crea la finzione del passato e del futuro, altrimenti non avremmo neanche la percezione di esistere. Rifacendomi al pensiero di Fabrizio Sulli (autore della precedente risposta(*)), si potrebbe ipotizzare che la creazione consista nella emanazione contemporanea di tutta la realtà e di tutte le incommensurabili variabili possibili, se escludiamo lo scorrere del tempo; per cui potremmo paragonare la nostra consapevolezza di esistere alla testina di un giradischi sul cui disco fermo è la puntina che scorre su i solchi, scegliendo di volta in volta quale leggere e così facendo forma la sua sequenza musicale e noi la nostra storia esistenziale. ... boh ... mi vengono certe idee ...!?".”

Lucio su FB 6 dicembre 2018

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Quello che ha vergato queste righe è un razionalista che fa tropo affidamento sul suo cervello e si pone quesiti al di sopra di lui e di tanti come me e, penso, come voi. Non lo biasimo per questo, anzi ne sono ammirato. Nel senso che su certi argomenti si può discutere, avanzare ipotesi, anche se è semplicistico attendersi soluzioni, perché si tratta di questioni irrisolvibili, o per le quali dovremmo attrezzarci di strumenti adeguati che non possediamo. Le sue domande non sono banali, le risposte insoddisfacenti. Ma d’altro canto non vedo come potrebbero non esserlo. Leggendo le sue epigrafi, mi viene in mente la parola “scandalo” nel suo senso più nobile e contraddittorio. Porsi delle domande è lecito ed opportuno, seminare zizzania, o peggio, dare scandalo, no. Di fronte a certi argomenti, la nostra posizione dovrebbe essere propositiva, piuttosto che pretenziosamente risolutiva. Il peggio poi viene quando, dall’osservazione, frettolosa e pregiudiziale di come vanno le cose, si passa alla fase di sfiducia dell’essere pensante. Si finisce col diffondere malcontento, mentre il nostro compito dovrebbe essere quello di alimentare speranze, stimolare il buon senso che è dentro ognuno di noi. Penso però che l’autore abbia lo scopo di provocare reazioni, cosa che è propria di ogni occasione di scandalo, per l’enormità e l’incredibilità di quanto affermato.

Questa parola viene dal greco “scàndalon”, e nel suo significato originario, significa “intralcio”, “ostacolo”, ciò che si frappone ad un normale svolgimento delle cose e per questo motivo tende o spinge al male. Nel nostro eloquio è ricorrente e si adopera in vari modi e significati, con uno scivolamento semantico verso il senso della “caduta”; lo scivolamento avviene nell’ambito del significato della parola, la caduta invece è reale, come conseguenza dell’intoppo, dell’inciampo (la “cianghetta”, se mi consentite) di cui stiamo parlando. Essa quindi può essere causa e nello stesso tempo conseguenza di un certo comportamento, del modo di parlare o scrivere, che esuli da quello che a noi appare come normale e che sia atto a generare nell’opinione pubblica o anche del singolo, nel caso di uno scandalo privato, turbamento o incitazione a commettere azioni riprovevoli, perché non approvate dalla comunità. L’oggetto dello scandalo varia inoltre a seconda del tempo e del luogo. In genere ha suoi campi di applicazione specifici, che sono più spesso il sesso, come comportamento sessuale sfrontato, ecco allora di scena, è il caso di dire, l’osceno come archetipo, lo scandalo per eccellenza agli occhi dei benpensanti; l’economia, con la lezioncina sul capitalismo c.d. avanzato, e il fisco sempre ingiusto, la politica fonte di malversazione e di corruzione. Il soggetto può essere in posizione attiva, o passiva. Si è la “pietra dello scandalo”, dando il cattivo esempio e inducendo altri ad agire come lui per emulazione, oppure si è vittima dello scandalo altrui.

Ma torniamo al nocciolo della discussione. Se si parla di Europa, piuttosto che lanciare il solito lamento, peana di sfiducia, denunciandone l’inadeguatezza, converrebbe umilmente porsi il quesito: stando così le cose, più Europa o meno Europa? I sovranisti e gli euroscettici vorrebbero meno, noi come cittadini di uno stato fondatore, dovremmo chiedere” più” Europa, Più poteri ad un vero governo europeo, la costituzione di un esercito europeo, l’istituzione di una economia europea, con la necessaria cessione di altre parti della sovranità statale agli organi preposti al vertice dell’Unione, da trasformare in Federazione di Stati.

Se si discute di quello che alcuni hanno chiamato “l’inganno del tempo”, con tutte le implicazioni del caso, il tempo che scorre dinamico e in continuo divenire e il tempo immobile o eterno, statico (con un Dio che non saprebbe che cosa fare), che necessità vi è di immaginare un big bang che sforni dal nulla, contemporaneamente, un tempo piatto che comprende passato, presente e futuro e ipotizzare che noi con la nostra mente scorriamo il solco del disco fermo, a seconda che vogliamo essere nel passato, o vivere il presente, o ipotecare il futuro? Il tempo scorre e noi ne abbiamo una prova inconfutabile sulle trasformazioni che attraversa il nostro corpo dalla nascita alla morte, il passato non è una finzione della mente, molti resti si trovano a ricordarcelo, il futuro…è nel grembo di Allah, dicono i musulmani, da noi si direbbe nella mente di Dio. E se fosse invece nel calcolo imponderabile di quella infinità di elementi che costituiscono il reale in continua evoluzione? Lasciamo perdere le considerazioni che non portano a nulla. Fermiamoci sul sodo. Siamo fatti per ragionare, ma tutto ha un limite. Il nostro è nella insolubilità di certi quesiti che costituiscono motivo di scandalo per molti.

Tra tutti i modi di intendere lo scandalo, ve n’è uno che mi intriga parecchio per la sua contraddittorietà ed incongruità. E che mi appare pertinente a quello che stiamo dicendo. Si tratta di una particolare interpretazione, data dalla religione cristiana del fenomeno scandaloso. Secondo questa, ma anche secondo gli oppositori di essa, seppure per ragioni diverse, la vita di Cristo e la sua predicazione, il suo insegnamento, sono uno scandalo agli occhi del mondo. E soprattutto la morte in croce. Insopportabile per chi non crede, ma anche per chi crede, impossibile da capire, come pure la resurrezione e l’ascensione. Perché, ci si chiede, senza possibilità di risposta, mettere in atto tutto questo marchingegno, da parte di un Dio, per salvare l’umanità? Tra l’altro, stando ai risultati, non sembra che il sacrificio sia riuscito nell’intento voluto o è il caso di dire che “questa” umanità non voleva essere salvata. D’altro canto lo stesso primo uomo, preferì una mortalità consapevole ad una immortalità inconsapevole, mangiando di quel frutto.

Se ti chiedi se Dio esiste o non esiste, non avendo le prove della sua esistenza, come pure della sua inesistenza, dovresti limitarti a dire di essere agnostico, non ateo. L’ateismo è una professione, e come tale, una fede, cioè il contrario di una fede. Una fede al negativo, sei convinto, perché ti affidi al tuo raziocinio che Dio non esista. Mentre per chi non ha una fede, affermare che Dio non esiste, è superfluo. Lo scetticismo è un atteggiamento per cui si è propensi a non credere in mancanza di prove, ma è aperto al dubbio ed il dubbio è fertile. L’ateismo è una posizione di chiusura, che non ammette ulteriore discussione e ciò non mi sembra molto razionale.



P.S. In realtà non è poi così banale chiedersi se le nostre azioni trovino la loro ragion d’essere dal passato, dal presente o dal futuro. Infatti esse potrebbero essere originate da un fatto del passato, un torto ricevuto e una richiesta attuale di risarcimento. Non sto parlando dell’insegnamento che ci viene dalla storia, al quale credo poco, ad un retaggio che ci portiamo dietro, ma del pregresso, di quello che è avvenuto prima, che ora chiede una riparazione, una vendetta. Oppure essere sorte spontaneamente da un avvenimento o da una necessità del presente, una mera contingenza che ci spinge ad agire in un certo modo, e sarebbe il caso normale; infine è anche ipotizzabile che la nostra facoltà di prevedere il futuro, o quanto meno di ipotizzarlo con calcoli statistici, quello che facciamo sia direttamente conseguenza di un nostro disegno. Faccio un matrimonio di convenienza, anziché di amore, perché so che dopo starò bene economicamente, oppure al contrario faccio un matrimonio di amore, rinunciando ad uno di convenienza, perché preferisco sapermi felice ma povero, piuttosto che ricco e infelice.

Non capisco l’ipotesi alternativa del disco fermo con incise le tre piste passato presente e futuro e della puntina di giradischi che legge quello che vuole, determinando l’attimo fuggente, e dandoci la facoltà dell’autocoscienza. Non è il tempo, l’attimo dinamico che ci dà la nozione di esistere, ma questa è insita in noi esseri ragionanti, che viviamo nel tempo che scorre e conserviamo la memoria di quello che è trascorso . Quella di arrestare la corsa del tempo è un’idea assurda.

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