L'ULTIMO SOGNO
Mio padre era là che mi aspettava. Quando ero triste e non sapevo a chi rivolgermi, entravo nel suo studio e lo trovavo, ogni volta timoroso che non ci fosse. Mi guardava con i suoi occhi buoni, indulgenti, mi faceva sempre credito di tutte le mie manchevolezze. Sedeva al suo posto, dietro lo scrittoio e sfogliava il suo giornale, Il Tempo, che fu anche il mio quando lui c'era. Vestiva come al solito, in grigio, giacca a doppio petto, un po' cascante sulle spalle, con le tasche sempre rigurgitanti di cose, carte, chiavi, portafoglio, sigarette e i pantaloni con la piega, larghi, spiegazzati. Era il suo abbigliamento di ogni ora della giornata. I capelli lucidi, leggermente mossi. Fantasmi (Slovenia 2017) Mi sorrise appena mi vide ed io mi avvicinai a lui per abbracciarlo; mi fece segno di no, non si poteva. Ma era come se mi avvolgesse con lo sguardo ed io ero commosso di vederlo. "Padre..." "Bruno,.... caro figlio...", furono le prime parole. Poi...