L'INFERNO E' VUOTO

 

                   

                                                                       

 

L’inferno è vuoto è un’affermazione forte che può nuocere alla fama di un teologo per le conseguenze che essa immancabilmente porta con sé, mettendo in dubbio l’intero impianto della religione cristiana. Se l’Inferno c’è, ma è vuoto, vuol dire che non vi sono reprobi da punire, né da purgare, ed è per questa ragione che il teologo svizzero Von Balthasar, al quale detto asserto era stato attribuito, negò in tutti i modi che così fosse, ammettendo però la legittimità di sperare che alla fine dei tempi, tutti vengano salvati.

Tana libera tutti! Sghignazzò Pancrazio.

A noi non interessa tanto approfondire l’aspetto religioso della prima espressione “L’Inferno è vuoto”, con le sue conseguenze dogmatiche, quanto piuttosto spiegarci il fatto che la frase, con la seconda parte ”i diavoli sono tutti qui”, abbia fatto tanta strada in campo letterario, del tutto alieno da ricadute di carattere religioso.

L’Inferno è vuoto, i diavoli sono tutti qui, si sente urlare dagli spalti di una nave in difficoltà ne “La Tempesta” di William Shakespeare, da parte di un marinaio nel momento in cui si tuffa in mare, riprese invasato Maurizio.

Ma c’è da aggiungere che per anni io ho ritenuto che la frase “l’Inferno è vuoto, i diavoli sono tutti qui” fosse stata detta per la prima volta da Miguel Cervantes nel Don Chisciotte alla famosa scena della sua lotta contro i mulini a vento.

Lo so, lo so, si mise a sbraitare Pancrazio: a  A mia figlia, a scuola, hanno dato da leggere un libro dal titolo strano, Don Casciotte, sicuramente da bambini. Io ho provato a leggerlo, ma non ci sono riuscito. È pieno di scemenze e cose assurde.

Ma il Don Chisciotte non è un libro per bambini, nonostante il fatto che da qualche parte lo si ritenga ancora tale, disse un po’ sentenziosamente Maurizio.

Che strano, a mia figlia, aggiunse Oreste, hanno dato La Tempesta di Shakespeare, che può piacere solo agli appassionati di marineria, ma a lei non interessa affatto.

Siamo di fronte a due capolavori della letteratura mondiale che videro la luce nello stesso arco di tempo una coincidenza che ha del misterioso, disse sibillinamente Maurizio. Chiuse gli occhi, poi, riposizionando gli occhiali sul naso, attaccò con tono professionale:

e questa non è l’unica coincidenza, se ancora oggi si continua a parlare di Cervantes e Shakespeare congiuntamente.

Nel primo quarto del secolo diciassettesimo, mentre in Spagna si accendevano gli ultimi fuochi del c.d. Siglo de Oro, in Europa, si spensero due fari, la luce dei quali ancora oggi lumeggia sulle letterature di tutti i popoli della Terra, Miguel Cervantes De Saavedra autore dell’intramontabile Don Chisciotte della Mancia e William Shakespeare, il più prolifico autore di commedie, drammi, tragedie ed altri scritti, fra i quali il dramma romanzesco dal titolo sorprendentemente “moderno” “La Tempesta”.

Cervantes e Shakespeare erano conoscitori dello spirito umano e le vicende da loro narrate, siano esse le sgangherate avventure del “Cavaliere dalla triste figura” dell’uno, o le storie, molte delle quali tratte da novelle italiane, dell’altro, sono un caleidoscopio di luci ed ombre provenienti dalle profondità del nostro essere.

Inoltre i due autori ebbero la ventura singolare di morire entrambi il 23 aprile 1616, ma a distanza di dieci giorni uno dall’altro. Come è possibile ciò? La discrepanza è dovuta semplicemente al fatto che nell’Europa cattolica, quindi anche in Spagna, si seguiva già il calendario gregoriano emanato da poco per bolla papale, mentre nel mondo protestante, del quale il Regno Unito faceva parte, continuava ad essere in vigore quello giuliano, che, rispetto al primo, portava circa 10 giorni di ritardo, quindi il 23 aprile del calendario giuliano, promulgato da Giulio Cesare, decenni prima della nascita di Cristo, corrispondeva al 3 maggio 1616.

Esiste una locuzione avverbiale c.d. “di concerto”, che si verifica quando due o più persone svolgono un’attività insieme e d’accordo, come bravi concertisti. Importante è che vi siano la volontarietà e la concordanza degli interessi e, quindi, del risultato finale.

Non credo che la morte di una persona, avvenuta in concomitanza con quella di altri soggetti, possa ritenersi anch’essa avvenuta “di concerto” con le altre.  

Nella vita di questi due grandi artisti, comunque, nulla avviene ”di concerto”, ma si verificano delle coincidenze che potrebbero indurre a credere il contrario.

Cervantes e Shakespeare non si conoscevano, non si incontrarono mai, ma non credo che l’uno non fosse a conoscenza delle opere dell’altro. 

Sgombrato il campo dalla falsa informazione della morte coeva fra i due, restano quelle concomitanze che fanno pensare ad una specie di corrente sotterranea fra Madrid, patria del primo e Londra, campo d’azione del secondo.

Per concludere, annunciò Maurizio tra sospiri di sollievo dei propri alunni, a questo punto entra in gioco il vostro maestro, con un ricordo che mescola realtà e sogno in modo inestricabile, con un pizzico di giallo, come fosse un noir.

la domanda è: chi ha rubato a chi?

L’oggetto del furto sarebbe una frase molto famosa: “l’Inferno è vuoto, i diavoli sono tutti qua”.

Per anni sono stato convinto di aver letto questa frase nel Don Chisciotte di Cervantes, precisamente nel passo della lotta contro i mulini a vento.

Né il fatto che la stessa frase ricorresse ne La tempesta di Shakespeare, mi aveva fatto pensare di essere in errore, perché la prima parte del Don Chisciotte fu pubblicata nel 1605, mentre Il dramma romanzato La Tempesta di W. Shakespeare fu pubblicato il 1610.

Ben avrebbe potuto il Bardo inglese, leggerla e farla sua per stima ed affetto nei confronti del suo collega spagnolo sconosciuto, ma così non è.

E se dovessi scegliere io a chi attribuire la fortunata frase, sceglierei senz’altro la figura allampanata del cavaliere e direi che essa si presta più a stare in bocca a Don Chisciotte, che in quella del marinaio, che si scaglia contro gli elementi che hanno preso d’assalto la sua imbarcazione.

 

Il primo a dire “L’Inferno è vuoto”, fu il teologo Von Balthasar, volendo probabilmente dire che Inferno e Purgatorio non hanno bisogno di esistere; in quanto vivere sulla Terra è già una punizione sufficiente a mondare le anime da ogni peccato e alla fine, tana libera tutti! come dice Pancrazio.

Commenti