DI CONCERTO
Ma il Don Chisciotte non è un libro per bambini, nonostante
il fatto che da qualche parte lo si ritenga ancora tale, disse un po’
sentenziosamente Maurizio, ribattendo all’affermazione di Pancrazio A mia
figlia, a scuola, hanno dato da leggere un libro dal titolo strano, Don
Casciotte, sicuramente da bambini. Io ho provato a leggerlo, ma non ci sono
riuscito. È pieno di scemenze e cose assurde.
A mia figlia, aggiunse Oreste, hanno dato La Tempesta di
Shakespeare, che può piacere solo agli appassionati di marineria che a lei non
interessa affatto.
Siamo di fronte a due capolavori della letteratura mondiale
che videro la luce nello stesso arco di tempo una coincidenza che ha del misterioso,
disse sibillinamente Maurizio. Chiuse gli occhi, poi, riposizionando gli
occhiali sul naso, attaccò con tono professionale:
Nel primo quarto del secolo diciassettesimo, mentre in
Spagna si accendevano gli ultimi fuochi del c.d. Siglo de Oro, in Europa, si
spensero due fari, la luce dei quali ancora oggi lumeggia sulle letterature di
tutti i popoli della Terra, Miguel Cervantes De Saavedra autore
dell’intramontabile Don Chisciotte della Mancia e William Shakespeare, il più
prolifico autore di commedie, drammi, tragedie ed altri scritti, fra i quali il
dramma romanzesco dal titolo sorprendentemente “moderno” “La Tempesta”.
Cervantes e Shakespeare erano conoscitori dello spirito
umano e le vicende da loro narrate, siano esse le sgangherate avventure del
“Cavaliere dalla triste figura” dell’uno, o le storie tratte da novelle
italiane, dell’altro, sono un caleidoscopio di luci ed ombre provenienti dalle
profondità del nostro essere.
Ebbero la ventura singolare di morire entrambi il 23 aprile
1616, ma a distanza di dieci giorni uno dall’altro. Come è possibile ciò? La
discrepanza è dovuta semplicemente al fatto che nell’Europa cattolica, quindi
anche in Spagna, si seguiva già il calendario gregoriano emanato per bolla
papale, mentre nel mondo protestante, del quale il Regno Unito faceva parte,
continuava ad essere in vigore quello giuliano, che, rispetto al primo, portava
circa 10 giorni di ritardo, quindi il 23 aprile del calendario giuliano corrispondeva
al 3 maggio del calendario giuliano, promulgato da Giulio Cesare, decenni prima
della nascita di Cristo.
Esiste una locuzione avverbiale c.d. “di concerto”, che si
verifica quando due o più persone svolgono un’attività insieme e d’accordo,
come bravi concertisti.
Non credo che la morte di una persona, avvenuta in
concomitanza con quella di altri soggetti, possa ritenersi anch’essa avvenuta
“di concerto” con le altre.
Nella vita di questi due grandi artisti, comunque, nulla
avviene ”di concerto”, ma si verificano delle coincidenze che potrebbero
indurre a credere il contrario.
Cervantes e Shakespeare non si conoscevano, non si
incontrarono mai, ma non credo che l’uno non fosse a conoscenza delle opere
dell’altro.
Sgombrato il campo dalla falsa informazione della morte
coeva fra i due, restano quelle concomitanze che fanno pensare ad una specie di
corrente sotterranea fra Madrid, patria del primo e Londra, campo d’azione del
secondo.
Per concludere, annunciò Maurizio tra sospiri di sollievo
dei propri alunni, a questo punto entra in gioco il vostro maestro, con un
ricordo che mescola realtà e sogno in modo inestricabile, con un pizzico di giallo,
come fosse un noir.
la domanda è: chi ha rubato a chi?
L’oggetto del furto sarebbe una frase molto famosa: “l’Inferno
è vuoto, i diavoli sono tutti qua”.
Per anni sono stato convinto di aver letto questa frase nel
Don Chisciotte di Cervantes, precisamente nel capitolo dedicato alla lotta
contro i mulini a vento.
Né il fatto che la stessa frase ricorresse nel La tempesta
di Shakespeare, mi aveva fatto pensare di essere in errore, perché la prima
parte del Don Chisciotte fu pubblicata nel 1605.
Il dramma romanzato La Tempesta di W. Shakespeare fu pubblicato
il 1610.
Ben avrebbe potuto il Bardo inglese, leggerla e farla sua
per stima ed affetto nei confronti del suo collega spagnolo sconosciuto, ma
così non è.
Il primo a dirla, almeno nella sua prima parte “L’Inferno è vuoto”, fu il teologo ar Hans Urs Von Althasar, ancorché trasgressivo, volendo probabilmente dire che Inferno e Purgatorio non esistono; in quanto vivere sulla Terra è già punizione sufficiente a mondare le anime da ogni peccato e alla fine, tana libera tutti!
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