L'AUTORE
C’era una volta un autore che aveva dato la vita a personaggi di ogni tipo, docili e ribelli, buoni e cattivi, belli e brutti, soprattutto ubbidienti, coi quali andava molto d’accordo, tanto da avere ogni tanto la sensazione di vivere nel loro mondo. Nessuno però sapeva di questa seconda vita del nostro autore che, geloso com’era, i suoi personaggi se li teneva ben stretti dentro di sé, per il rischio che qualcuno glieli rubasse o addirittura che qualcuno di essi tentasse la fuga per amore di libertà, o in cerca di un altro autore, più autorevole del loro.
Nella vita reale, dalla quale i suoi personaggi erano
esclusi, nessuno era a conoscenza della loro esistenza, solo egli stesso sapeva
di essere il loro autore.
Maurizio aveva detto ai suoi, un giorno, che i personaggi
una volta creati, vivevano di vita propria ed erano indipendenti dai rispettivi
autori e Pancrazio, sempre molto ricettivo, aveva fatto subito tesoro di quanto
udito ed aspettava l’occasione per verificarne la veridicità.
Il pericolo era che se avesse tentato la fuga ed, entrato in
un mondo nuovo, a lui ignoto, si fosse trovato in bdifficoltà, non avrebbe
saputo a chi rivolgersi, in quanto il suo autore non era conosciuto da nessuno
come suo autore. E si sarebbe perso in una delle tante periferie del mondo.
Liberi di agire ognuno per conto proprio, poteva succedere che
questi personaggi si avvicendassero in ruoli diversi ripercorrendo modelli che
sono rimasti immortali nella storia della letteratura; come ad esempio Don
Chisciotte e Sancho Panza e Pancrazio (se è lecito confrontare le cose piccole
alle grandi) si ispirava a Maurizio, come Sancho Panza guardava al cavaliere
della Mancia.
Per la costante e fedele frequentazione, fra personaggi
insigni, i primi, molto meno i secondi, è stato rilevato da attenti lettori dei
due volumi del capolavoro di Cervantes, alla fine del lungo pellegrinaggio, il
realistico Sancho, condotto sulle ali della fantasia dalle tante avventure affrontate
insieme al visionario Don Chisciotte abbia acquisito alcuni caratteri del suo
condottiero, mentre corrispondentemente, Don Chisciotte, nello scontro fra
fantasia e realtà, ha dovuto cedere di fronte al crudo realismo del suo
scudiero, accorciando le distanze tra sé e lui con l’assumere alcuni aspetti
del suo carattere.
Questo conferma quanto asserito da
Maurizio, che cioè, una volta che un autore abbia dato vita ai suoi personaggi,
essi sfuggano dalle sue mani, per seguire destini autonomi.
Questa forse è la stessa cosa che
sta avvenendo tra Pancrazio e Maurizio.
Ma il loro passaggio non sarebbe
indolore, perché nel loro caso, molti sarebbero i guardiani dell’ortodossia.
Se lo dite a Pancrazio, c’è il caso
che egli vi risponda che l’ultima volta che è andato da un dentista, è stato
quando ha dovuto far rimettere per la seconda volta un ponticello nell’arcata
superiore, in quanto la prima se l’era mangiata.
Commenti
Posta un commento