IL COVO

 

 

 

 

 

 

 















 

 

                                                                     

Maurizio aveva deciso così, ma Pancrazio aveva subito detto di non essere d’accordo; per lui, lo Zibaldino doveva avere il massimo di pubblicità e pertanto la pubblicazione di nuovi post, doveva avvenire anche tramite Faceboock, mentre Maurizio riteneva che il prodotto di quella scuola, se aveva un minimo di validità, doveva viaggiare sulle sue gambe e quindi raggiungere fasce sempre più vaste di seguaci indipendentemente dall’effetto trainante di altri mezzi come poteva essere un’anteprima pubblicata su un social di così larga frequentazione come appunto FB.   

Qualcuno di voi ha mica visto Pancrazio? Chiese Sebastiano al gruppetto di amici radunati intorno a Maurizio, a pochi passi dal bancone di mescita.

La mattina era sempre il primo, spesso lo trovavo che era già qua, quando venivo al aprire il bar. Adesso, invece, sono diversi giorni che non lo vedo e quando non lo vedo, sono più preoccupato di quando lo vedo.

Cos’è un quiz? Gli chiese ridendo Chiara; è un comportamento tipico di Pancrazio, quello di scomparire ogni tanto e ricomparire all’improvviso; penso che abbia bisogno di ricaricarsi periodicamente, come si fa con i telefonini ed allora egli si isola in un covo che solo lui conosce e lì ritempra le sue energie; avrà pure il diritto di fare il comodo suo, è un uomo pieno di risorse, se la caverà anche senza il tuo caffè.

Non è di questo che mi preoccupo, ma di quello che può combinare lontano da qui, ai danni del Club. Precisò Sebastiano: qualcuno mi ha detto di averlo intravisto dalle parti di via Savini, dietro Piazza delle Erbe, dove sembra che abbia affittato un locale da adibire a cantina, o come recapito suo in città, io però non so dove sia esattamente.

Poco conta disse Oreste, lo scopriremo.

Questa è una vera e propria caccia all’uomo, intervenne Chiara; insisto nel dire che ognuno è libero di fare quello che gli pare…

E se invece si trattasse di una lotta per le investiture? nessuno di voi ha fatto caso che dalla bacheca, o teca, è scomparsa la copia ufficiale dello Zibaldino, che ogni giorno si arricchiva di un nuovo foglio scritto d pugno dal nostro vate? E che al suo posto è stata messa della cartaccia senza senso?

Non aveva finito di pronunciare queste parole che, come evocato dal nulla, comparve Pancrazio che, nella fretta, inciampò all’ingresso e finì di getto contro il bancone, si rialzò e tuonò: qui mi si accusa di aver rubato il testo sacro della comunità; io non l’ho rubato, ma  solo preso per salvarlo; voi lo avete lasciato andare nel dimendicatorio.

Un dì vedrete mendico un cieco, iniziò Oreste…ma non terminò, perché Pancrazio fece l’atto di misurargli un ceffone ed allora ritrasse il collo e si nascose dietro Chiara.

Ora è in una sede degna della sua fama, in attesa della stampa e della pubblicazione, ad uso di dotti e di ignoranti come me, ma nessuno potrà toccarlo prima di allora.

Ci assicuri che questa non è una lotta per l’investitura di capo del Circolo?

Figurati se mi ci facevo un vestito nuovo per averlo! È solo una questione di responsabilità. Il vestito lo faremo a Maurizio, che mi sembra ne abbia più bisogno di me.

Ragazzi, stringiamo, disse Chiara, basta scherzare. Ora Pancrazio deve dirci dove ha nascosto il nostro prezioso talismano, così che tutti possiamo vederlo…

Posso dirvi dov’è, ma non posso farvelo vedere, sappiate solo che è al sicuro.

In quale maledetto buco l’hai nascosto? Gridò Sebastiano esasperato, mentre Maurizio sembrava una statua di sale, muto come una sfinge. Ma nulla sfuggiva al suo sguardo.

Ho affittato un locale, rispose Pancrazio e l’ho depositato lì, per sottrarlo alla vostra incuria (termine rubato a Maurizio), ma non vi dirò mai dove si trova questo locale.

Pancrazio ignorava che Maurizio taceva perché sapeva già tutto. Ad informarlo aveva provveduto il duo degli informatori del bar Grande Italia e segnatamente quel Lucius che in coppia con Evaristo, venuto disgraziatamente a mancare, avevano, lui e il compianto professore, avuto modo di farsi conoscere per ardite azioni di spionaggio.

Da una ispezione notturna, effettuata da Sebastiano e Chiara, il locale era risultato essere una cantina, con un banco mescita e tante bottiglie di vino, ma nessun anfratto nel quale tener nascosto un plico alquanto voluminoso, come era appunto lo Zibaldino.

Messo alle strette, alla fine Pancrazio confessò: avevo pensato, per maggiore sicurezza, di nasconderlo in casa mia, immaginando che tutti voi avreste pensato di cercarlo nel locale appositamente affittato e invece…

L’avrai messo sicuramente nella stalla…

Nella mangiatoia, precisò il reprobo e l’asino se l’è mangiato!

Non poteva esserci una fine più appropriata, disse Maurizio, con l’aria di chi si è visto il mondo cadergli, sotto i piedi. Ora non ci resta che chiudere la scuola…

Pancrazio sapeva di aver giocato bene la sua ultima carta, non morte, ma resurrezione, ora li teneva in pugno, tutti avrebbero creduto alla scomparsa del manoscritto, mentre lui lo avrebbe conservato ben nascosto nella mangiatoia della stalla, tanto lui mica lo teneva l’asino che avrebbe potuto mangiarselo!

Sì, ma allora pubblichiamo o non pubblichiamo?

Pubblichiamo! Proruppe Pancrazio guardando Maurizio negli occhi, il quale non replicò, abbassandoli.

Lo Zidaldino, dettò a questo punto Pancrazio, non deve essere una copia di FB, ma deve avere vita propria; di volta in volta, decideremo se pubblicare o non pubblicare i nuovi post sul portale più ampio.

Per quanto riguarda i post già pubblicati sullo Zibaldino e non su FB, decideremo in un secondo momento.

Lo Zibaldino non era stato mangiato dall’asino?

La notte era fonda, nel cielo un tripudio di stelle ed ad oriente la luminosità della luna nascente, in fondo alla valle un raglio, sì proprio un raglio d’asino, si levò e ristette per qualche attimo, poi più niente.

La saracinesca del bar, calò rumorosamente a chiudere il giorno ed i pochi avventori si dispersero per vie laterali con gli ultimi stanchi saluti che sembravano vuoti nel silenzio notturno.    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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