ESTATE

 

  


                                                                                         ESTATE

Tra poco saremo in estate, annunciò Pancrazio, col tono di chi fa una rivelazione.

È passato un altro giorno e siamo sempre più vicini all’orlo dell’estate dentro cui cadremo tra circa un mese, insistette.

Cos’è, secondo te Pancrazio, l’estate? Un vulcano? Gli chiese Silvana dalla pedana dietro al bancone.

Veramente pensavo ad una grande caldaia di acqua bollente, ma tu invece hai in mente il peggio.

Non temo il caldo, anzi a me piace, mi dispiace solo che passa.

Ogni giorno che passa è un giorno in più e un giorno in meno, un giorno in più di quelli già vissuti e un giorno in meno di quelli che restano da vivere.

Fai caso, ogni giorno, può essere anche ieri, una volta esaurito il suo arco di tempo, entra subito nel novero di quello che chiamiamo “passato” e ieri può essere come l’altro ieri, o un anno fa.

Il passato è un pozzo profondo, dal quale emergono solo pochi spuntoni, per lo più, quelli che fanno male e che ci hanno ferito in profondità, modificandoci e, talvolta, cambiando indirizzo alla nostra vita.

Non facciamo di ogni cosa un melodramma: il tema di oggi era l’estate che deve ancora venire e noi stiamo parlando di passato, senza che tra passato e futuro ci sia almeno un aggancio che li tenga uniti, aggancio che può essere dato solo dal presente, quello che stiamo vivendo, quello che ancora non è e tra poco non sarà più.

Queste parole pronunciate da Maurizio, gettarono tutti nella prostrazione, (si fa per dire, in realtà lasciarono i più nell’indifferenza).

Ci starebbe bene un grappino, disse Pancrazio, raschiandosi la gola per rendere noto a tutti, che le sue fauci erano asciutte e abbisognavano di una lubrificata.

Offri tu? Lanciò la proposta Oreste.

Alla romana, fu l’elegante risposta di Pancrazio.   

                                                                                   

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