ANCESTRALE

 


 

                                                                          

Quindi è accertato che in tempi lontani, avevamo la coda.

Tra gli organi ancestrali del nostro corpo, spicca infatti il coccige, che è quel che rimane di una coda di cui non sappiamo quanto fosse lunga all’origine, ai primordi dell’umanità, ma è certo che si è andata riducendo via via che procedeva il processo evoluzionistico, fin quasi a scomparire.

Quasi, appunto, argomentava Maurizio, perché…

Una è rimasta! Interruppe Pancrazio ed è la coda di paglia, che molti hanno, ma non lo ammetteranno mai.

Quella sì che è ancestrale, si intromise Sebastiano, tra uno sbuffo e l’altro di vapore emesso dalla macchina del caffè. I nostri antenati con la clava, avevano tutti la coda di paglia, che prendeva facilmente fuoco, ogni volta che essi si avvicinavano troppo alle fiamme ed erano mazzate, come oggi con i droni.

Con la scomparsa della coda, disse Silvana, mentre posava la tazzina del caffè sul piattino che era davanti al   cliente in attesa al bancone, è successo anche qualche altro fenomeno…

L’uomo da pitecantropo eretto si stava trasformando in homo sapiens, questa volta a parlare era stato Oreste, mentre Maurizio guardava compiaciuto valutando i progressi che i suoi alunni stavano facendo, segno che il suo metodo di insegnamento era valido.

L’uomo aveva preso coscienza di sé e più tardi elaborerà il concetto di anima, come complesso di tutte le attività di carattere spirituale o comunque razionali, partendo da quel “flatus”, il soffio della vita, delle origini, di quando Dio, secondo  il libro della Genesi insufflò l’aria nella bocca di Adamo e la creatura di creta divenne viva.

Nella stanza si sparse un soffio di aria salmastra; Era stato portato da una giovane donna; chissà perché qualcuno pensò alle Isole Aleutine?

Chiara, entrata inosservata si era materializzata al centro della stanza, ed aveva pronunciato quelle ultime parole.

Gli occhiali caddero dal naso di Maurizio che non credeva ai propri occhi, fino a quando non si ritrovò fra le braccia della sua Chiara, tornata dai suoi viaggi, per lui.

Torneremo sul concetto di anima, disse tra i baci, per oggi teniamoci paghi di quel che abbiamo appreso con questa parola bella e misteriosa che è “ancestrale”; non è forse ancestrale il bisogno di amore che è nel cuore di ogni uomo?

Silvana annuì fra le lacrime, gli altri guardavano e sembravano ammutoliti.

Pancrazio osservava compiaciuto la scena, per poi dire: io lo so da dove vengono certe parole; questa, per esempio viene da “cesto”. A Colleminuccio c’è un uomo, Giovino si chiama, che ne fabbrica di ogni forma e grandezza ed anche i prezzi sono buoni. Se ne avete bisogno, io ve li faccio comprare per quattro soldi; la durata è garantita e col tempo diventeranno ancestrali. Giudicherete voi quando lo saranno troppo e sarà ora di cambiarli; Giovino sta insegnando l’arte al figlio e quindi di nuovi cesti ce ne saranno sempre, almeno fino a quando duriamo noi.

Ma tutti gli occhi in quel momento erano per Maurizio e Chiara, finalmente riuniti e le orecchie degli accoliti registravano soltanto rumori di baci.

Anche quelli, ancestrali? Si chiedeva meditabondo Pancrazio; magari un canestro di baci, che ne dite?

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