LO SPIRITO
LO SPIRITO
Quel giorno Maurizio decise di affrontare un tema di grande
spessore, con la speranza di scuotere l’animo dei suoi allievi ed accendervi un
poco di entusiasmo.
In un momento in cui il brusio dei presenti si fece più
tenue, con voce stridente, soffocata dall’emozione,
Cosa è lo spirito? Lanciò e ristette in attesa di una
qualche reazione.
In pochi si disposero ad ascoltarlo. Allora egli cominciò ad
aggirarsi pensieroso per la stanza ed il suo sguardo indugiava inquieto a turno
sui volti dei suoi allievi, fermandosi infine davanti a Pancrazio al quale rivolse
in tono confidenziale queste parole: ti capita mai, Pancrazio, di pensare a
qualcosa di superiore?
Superiore io ? …mai! Fu la risposta dell’interrogato, che
aggiunse: tre giorni mi trattennero in carcere per quella canna mozza di fucile
trovato nel fondaco di casa mia e di cui ignoravo l’esistenza ed in quei tre
giorni fui tormentato da un carceriere il quale pretendeva che io lo chiamassi
“superiore” e da allora ho giurato che non sarei mai stato il superiore di
nessuno.
Ben detto, inserì Sebastiano, ma Maurizio gli fece cenno di
tacere: Pancrazio, disse, mi compiaccio per il tuo atteggiamento, ma la mia
domanda era di tutt’altro genere. Tu sai che la nostra persona è composta da
due sostanze, una materiale, la carne, il corpo, l’altra spirituale, che
presiede a tutte le nostre funzioni psichiche.
Volevo sapere da te se ti capita di avvertire dentro di te
una spinta…
In che senso? fu la domanda sospettosa dell’inquisito, che
si guardò intorno impacciato. Poi avanzò: sul bus di Colleminuccio sale sempre
un vecchio che, per raggiungere il sedile da lui prediletto, dà spinte da tutte
le parti, ché se mi capita vicino gli do una papagna che se la dovrà ricordare
per molto tempo.
No…volevo[H1] [H2]
dire … un anelito ad essere migliore…
Io ho un solo anello ed è quello che mi ha tramandato mio
nonno, ma non credo possa essercene uno migliore! Mio nonno mi diceva che
risaliva al tempo dei pirati che assalivano all’arrembaggio i galeoni spagnoli
che facevano la spola tra le due sponde dell’Oceano Atlantico, cariche di oro e
oggetti preziosi.
Senti, Pancrazio, giochiamo a
carte scoperte: tu ce l’hai uno spirito? Che ti spinge in avanti, a fare cose
iù grandi? Da presentare a qualcuno con orgoglio?
A carte coperte perdo sempre
perché non so bluffare, quindi sfondi una porta aperta, ma piuttosto dimmi: qualcuno ti ha parlato della Casa dei Fantasmi
di Galeotti?
Altrimenti come faresti a sapere
dello spirito che passeggia di notte per le colline e che ogni tanto si
trattiene in una casa abbandonata in mezzo alla campagna, dove passando di
notte io Giulia ed Evelina abbiamo visto un lume muoversi in una stanza,
passando da una finestra all’altra, dietro vetri opachi di polvere e detriti? Nessuno
è riuscito a prenderlo, ma poi, quand’anche qualcuno lo prendesse, a chi
potrebbe presentarlo? C’è mica un’anagrafe dei fantasmi, o spiriti, come li
chiami tu?
Commenti
Posta un commento