L'ULTIMO BIVACCO

                           


                                                      

Il Bambino era nato, quello delle profezie e loro, i tre Re Magi erano ancora lontano. Si erano dato appuntamento in una località segreta e insieme si erano avviati verso il punto dell’orizzonte indicato da quella stella cometa, apparsa nel cielo, che aveva dato loro la certezza che, se fossero andati in quella direzione, avrebbero avuto la possibilità di assistere al verificarsi di un evento eccezionale, la nascita del Figlio di Dio, cioè la venuta di Dio sulla Terra.
Non erano Re, nel senso che non avevano un Regno, ma erano Re delle Stelle, indovini che dall’osservazione del cielo facevano discendere il futuro; essi sapevano cosa sarebbe successo e che quella nascita avrebbe comportato cambiamenti radicali nel modo si vivere di ogni uomo.
I cammelli bramivano nell’aria fresca del mattino, emettendo sbuffi di vapore dalle larghe froge, e battevano nervosamente gli zoccoli sul terreno. DeI fuoco era rimasto soltanto un poco di brace; sotto la cenere che ogni tanto emetteva piccole lingue guizzanti, che si spegnevano poco dopo.
Nessuno di loro sapeva se quel fuoco di bivacco che stavano per lasciare sarebbe stato l’ultimo del loro lungo viaggio o se molti altri avrebbero dovuto accenderne prima di giungere alla meta.
A Betlemme, passata la mezzanotte, la stella che da giorni era comparsa, sembrava essersi fermata come un dito dal cielo, ad indicare una capanna, una stalla, che anche a porte chiuse, emetteva dalle connnessure bagliori che fugavano la notte, anzi lo spuntare dell’alba.
Si era sparsa la voce di una nascita miracolosa, tutti volevano assistere all’evento straordinario e molti offrivano doni al Bimbo che era nato in quella stalla e deposto in una mangiatoia, riscaldato soltanto dal fiato di un bue e di un asinello, che ebbero inconsciamente il compito di proteggere dal freddo il Figlio di Dio.

Il Bambino era nato, quello delle profezie e loro, i tre Re Magi erano ancora lontano. Si erano dato appuntamento in una località segreta e insieme si erano avviati verso il punto dell’orizzonte indicato da quella stella cometa, apparsa nel cielo, che aveva dato loro la certezza che, se fossero andati in quella direzione, avrebbero avuto la possibilità di assistere al verificarsi di un evento eccezionale, la nascita del Figlio di Dio, cioè la venuta di Dio sulla Terra.

Non erano Re, nel senso che non avevano un Regno, ma erano Re delle Stelle, indovini che dall’osservazione del cielo facevano discendere il futuro; essi sapevano cosa sarebbe successo e che quella nascita avrebbe comportato cambiamenti radicali nel modo si vivere di ogni uomo.

I cammelli bramivano nell’aria fresca del mattino, emettendo sbuffi di vapore dalle larghe froge, e battevano nervosamente gli zoccoli sul terreno. DeI fuoco era rimasto soltanto un poco di brace; sotto la cenere che ogni tanto emetteva piccole lingue guizzanti, che si spegnevano poco dopo.

Nessuno di loro sapeva se quel fuoco di bivacco che stavano per lasciare sarebbe stato l’ultimo del loro lungo viaggio o se molti altri avrebbero dovuto accenderne prima di giungere alla meta.

A Betlemme, passata la mezzanotte, la stella che da giorni era comparsa, sembrava essersi fermata come un dito dal cielo, ad indicare una capanna, una stalla, che anche a porte chiuse, emetteva dalle connnessure bagliori che fugavano la notte, anzi lo spuntare dell’alba.

Si era sparsa la voce di una nascita miracolosa, tutti volevano assistere all’evento straordinario e molti offrivano doni al Bimbo che era nato in quella stalla e deposto in una mangiatoia, riscaldato soltanto dal fiato di un bue e di un asinello, che ebbero inconsciamente il compito di proteggere dal freddo il Figlio di Dio.                                                                                

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