LO SVAGO
Cosa cerchi Pancrazio? Chiese Sebastiano entrando nella
stanza dove erano depositate le scorte di riserva per il bar.
Aveva visto che il suo amico e cliente ancorché non pagante
(non sempre però, qualche volta si ricordava di pagare e lo faceva con grande
compunzione), si era ritirato lì con un fare alquanto sospetto, come
sgattaiolando per non essere visto ed incuriosito, aveva aspettato un po’ per
dargli modo di iniziare a mettere in opera il suo proposito e poi coglierlo con
le mani nel sacco, aprendo all’improvviso la porta metterlo così con le spalle
al muro.
Tu conosci il nostro capo, vero? aveva accennato Pancrazio guardandolo negli
occhi, Si diverte in continuazione a mettermi in difficoltà con la lingua…
Non dire stupidaggini, cosa credi che possa fare con la
lingua? Era molto piccante il tramezzino che ti ha offerto pocanzi?
Non la lingua per mangiare, ma quella per parlare…
Ti ha forse offeso?
Non è questo; è che mi dice sempre delle cose, di cui non capisco
il significato…oggi per esempio mi ha preso in disparte e parlando a bassa
voce, come volesse proteggermi da orecchie curiose, mi ha detto: senti, per non
gravare troppo sul Circolo, voglio dire…con la tua presenza, perché non vai a
trovarti uno spago? …ora, lo spago che c’entra? E poi, io graverei sul Circolo,
io che non ho mai chiesto nulla ai soci, ma ho sempre dato…
Ciononostante, ho pensato: dove vado a trovare uno spago? L’unico
posto era questo. Qui dentro c’è tanta roba, ti pare che non ci trovo pure uno
spago?
Pancrazio, apri gli occhi, lo avvertì il compare, deluso: tu
sei bravo, sei forte e sei bello, ma certe volte sei anche pesante…con il “non gravare”,
non credi che possa aver inteso dire: vai fuori dalle balle e con lo spago…ma
che spago, giurerei che abbia detto “svago” e non “spago”, con un invito a
prenderti una bella vacanza, una distrazione, qualunque cosa possa tenerti un
po’ lontano.
Questa me la paghi, insorse Pancrazio, questo è quello che
pensi tu, per invidia, non Maurizio, che non può fare a meno di me. Infatti tutte
le volte che non trova una definizione soddisfacente per qualche parola
difficile, egli si rivolge a me, mica a te, buono soltanto a fare un
caffelatte, mentre si aspetta da me che tiri fuori il sangue dalle pietre!
Se questo lo chiami “svago”!!!
Io lo chiamerei spago, corda, cima, catena, qualunque cosa
possa legare e tenere ben strette cose e persone, in senso materiale e anche
metaforico, disse alle loro spalle Maurizio, nascosto dietro l’anta chiusa
della porta e apparendo sulla soglia della metà aperta.
Ma io per il nostro Pancrazio ho previsto qualcosa di nuovo,
ho preso due biglietti per le Seychelles…
Grazie, preferisco le cosce, ma sei sono troppe!
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