LA BURLA E LA BEFFA

 


                                                                                                                               

In via di principio, Pancrazio detestava tutti quelli che si prendevano gioco della dabbenaggine degli altri, sia che lo facessero in modo bonario, così, da buontemponi, tanto per ridere, che più ancora, per scherno, in modo malevolo.

Maurizio gli aveva spiegato un giorno che il modo di dire “in via di principio”, significa “il linea di massima”, come punto da tenere fermo e lui a questo punto ci teneva molto.

Maurizio quello stesso giorno gli aveva raccontato che un certo Monsignor della Casa (il Vescovo, lui aveva pensato di chissà quale casato), aveva detto che “la beffa è per sollazzo, mentre l’ischerno è per dolere”, o giù di lì, cosa che lui non aveva capito bene, ma che in ogni modo, non poteva significare altro che quello che lui già riteneva: la burla era un semplice scherzo che non doveva fare male a nessuno, la beffa era un po’ più pesante e poteva irritare chi ne era colpito, mentre la battuta fatta per scherno era proprio da figlio di puttana.

Gli bruciava ancora lo scroscio di risate che seguì ad una battuta fatta da un compagnone a tavola, a Colleminuccio, durante la cerimonia in onore di un reduce della seconda guerra mondiale che sedeva a capotavola esibendo un petto pieno di medaglie, quando dopo il racconto da lui fatto delle difficoltà incontrate durante lo sbarco in Normandia, egli ingenuamente aveva chiesto, ma con tutti quei cavalli di Frisia sparsi sulla spiaggia (chi era poi ‘sto cazzo di Frisia non si è mai saputo), proprio a lui doveva capitare di rimanere a piedi sotto i colpi dell’artiglieria nemica?

Da quel giorno, quando sentiva dileggiare (ah, Maurì, quante cose m’hai insegnato!), cioè mettere in ridicolo qualcuno, che sia “delicium”, cioè scherzo, o meno, egli interveniva in favore dell’offeso.

Tanto, si sa che la delizia, cioè il sollazzo è solo degli sciocchi che pensano di divertirsi alle spalle degli altri, mentre farebbero bene a guardarsi in uno specchio, per vedere quanto poco c’è da ridere.  

Ma poi i calzoni di cuoio te li sei fatti per cavalcare i cavalli di Frisia? Gli aveva chiesto lo spiritoso fra gli sghignazzi di tutta la tavolata. Ma fu l’ultima cosa che disse, a tavola, quel giorno, perché il resto andò a raccontarlo all’addetto del Pronto Soccorso all’Ospedale, per denunciare l’accaduto (era scivolato per le scale e si era fatto male).          

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