ELOGIO DELLA FUTILITA'

 

 

                                                                    

Tutti lo chiamavano Pappangelo; era grande e grosso ed aveva la forza di un Titano: se fosse stato lui al posto di Polifemo, dopo che Ulisse lo aveva proditoriamente accecato, non un masso, ma la montagna intera avrebbe rovesciato sulle navi del greco, per affondarle senza scampo nel maremoto che avrebbe così provocato.

Questo è quello che il papà di Pancrazio, raccontava al suo pargoletto, tenendolo sulle ginocchia, mentre il piccolo si abbuffava di zuppa di latte di capra e biscotti Saiwa.

“Minuzie”, diceva poi, il figlio, ricordando senza nostalgie, il modo in cui era cresciuto e reso cosciente di come vanno le cose di questo mondo. Esagerazioni, quelle raccontate da suo padre, buone a tener desta l’attenzione di pupi troppo vivaci e poco accorti. Nulla a che vedere con le difficoltà della vita reale, dove se non ti pari il di dietro, sei fottuto.

E Pancrazio ne aveva fatta di strada, per raggiungere il suo grado di consapevolezza. Ed ora si sentiva arrivato. Nulla più lo avrebbe scrollato dalle sue convinzioni.

Basta, pensava, preoccuparsi di cose che non hanno importanza, massimo impegno a dare spazio a quelle che più ci piacciono e ci rendono felici; pensiero questo suo, che, con un singolare rovesciamento dei valori, doveva significare: sì alle cose inutili, ma che ci piacciono, no a quelle utili, ma meno dilettevoli.

Aforismi dotti, affermazioni proverbiali, dettate da pensatori eccellenti, che però hanno il difetto di pretendere con una frase, di aprire gli occhi a chi non ce l’ha, sono buoni per sfaccendati che non sanno pensare in proprio. Sono inutili, scoprono l’acqua calda, per chi, come lui, sapeva bene come comportarsi di fronte ad ogni evenienza.

Noi non possiamo cambiare questo mondo, era il suo pensiero dominante. Possiamo però influire sul da farsi per migliorarlo, quando e quanto possibile. Non occorrono grandi filosofie, ma un coraggioso impegno ad operare anche egoisticamente, per il bene proprio e, contemporaneamente, quello di tutti.

Inutile affliggersi per il male che vediamo prosperare ed aspettare che le cose cambino per opera dello Spirito Santo.

La felicità è dietro le nostre spalle, aveva sentito affermare, quando, ancora molto giovane, credeva al potere salvifico delle belle parole, o meglio delle belle trovate.

Ma qui ed ora, cosa dobbiamo fare?

Rifuggire dalle grandi costruzioni, e trovare il senso nelle piccole cose, in quelle che più ci stanno a cuore.

Tormentarsi con quesiti esistenziali, a cosa serve? Abbandonarsi al flusso dei propri sentimenti è cosa buona e utile, ma va contemperato col buon senso.

Molto di quello che noi consideriamo futile, aveva detto un giorno a Maurizio, è parte integrante della nostra esistenza. Ben vengano le futilità, se con esse aumenta il nostro benessere fisico e spirituale. Abbiamo bisogno di essere futili, noi siamo futili, futile è la nostra vita, se ce ne andiamo senza aver trovato il bandolo della matassa.

Mi piace, aveva risposto quegli, pensare che siamo tutti futili, come tu dici, almeno per controbilanciare l’idea opposta che è quella che, da quando l’uomo è apparso su questo pianeta, ha prodotto deliri di onnipotenza, dai grandi conquistatori del passato, Alessandro, Gengis Khan, Napoleone, fino ai moderni autocrati che ancora infestano il mondo.

Ma non possiamo chiuderci in una torre di avorio e pensare solo ai nostri interessi.

Sono d’accordo, affermò Pancrazio e credevo di averlo detto, aggiunse.

Noi siamo piccoli, riprese il Maestro, operosi come formiche, ma non per questo non possiamo coltivare grandi idee, come la libertà e l’eguaglianza che debbono ispirare la nostra opera. Tutti gli uomini sono liberi e tutti sono uguali: l’ultimo dei barboni che dorme sotto i ponti è come me, è mio fratello. Che tutti insieme, poi, come le formiche, formiamo una popolazione mondiale che vista dalle stelle non rappresenta niente, questo è un altro discorso.

Detto questo, Maurizio prese il suo cellulare, e digitò la parola Futile.

“Futile [dal lat. futĭlis (dal tema di fundĕre «versare»), propr. «che lascia scorrere»]. – Di scarsissima importanza o serietà, frivolo”.

Maurizio lesse questa definizione, data da un vocabolario on line, per illustrare a Pancrazio, che aveva proposto questo tema ed agli altri che ascoltavano interessati, i risvolti di questa parola, utili a dimostrare che quanto affermato era senz’altro vero, epperò andava visto da una prospettiva più alta.

In genere, disse, distogliendo gli occhi dal dispositivo e togliendosi gli occhiali, si tende a trascurare il frivolo, che è un altro termine da rivalutare: il frivolo è leggero, delicato, può essere arguto, intelligente; io non mi sentirei di escludere il frivolo dalla mia vita.

Molta importanza infatti io do al significato del tema originario “fundere”, che specificava propriamente l’atto di “lasciare scorrere”, inteso comunemente come un “lasciar passare, non dare peso a cose senza importanza” e che, invece, a guardar bene, può assumere un significato diverso, se consideriamo lo scorrere, non come un tralasciare, ma, semplicemente, come un “fluire”.

E qui tornava a ripetere il “tutto scorre” che è alla base di una teoria filosofica di primaria importanza: il mondo, la Terra con le sue creature, dai batteri, gli insetti, gli uomini, ai più grandi pachidermi, o i dinosauri dei primordi, così come il cielo, le stelle, gli Universi, tutto partecipa del moto progressivo dello scorrere e del passare.

Ed in questo passare, l’importanza di tante vicende ed avvenimenti che a noi che li viviamo sembrano avere tanta importanza, assumono, visti da una distanza siderale, una dimensione ed uno spessore sempre più piccoli, fino ad annullarsi. 

In questo senso, anche l’essenziale – ciò che a noi in un determinato momento sembra indispensabile -  diventa futile e ricordiamo che l’essenziale è l’esatto contrario del futile.

La visione che ha Pancrazio della futilità, volle insistere Maurizio, è un poco più “domestica”, possiamo dire, vola un tantino più in basso, trascura e fa bene, dal suo punto di vista, i grandi temi e si sofferma su un punto, questo sì essenziale, anche se, come detto, transitorio, che è quello della qualità della vita, cioè del grado di felicità che, per ogni situazione data, è possibile raggiungere, con i semplici mezzi del buon senso e di un carattere ottimistico, di cui Pancrazio è, per sua fortuna, ben dotato.

“foolish is beautiful”, proruppe inaspettatamente quest’ultimo e tutti si girarono verso di lui e più di uno, dentro di sé, si chiese: ”Ma chi è veramente Pancrazio?”.

 

 

Si aggiunge, a puro titolo amatoriale il testo della canzone “These foolish things”, preso dal web, anche se la traduzione automatica lascia molto a desiderare:

 

 


Queste sciocche cose

Una sigaretta che scopre le tracce di un rossetto
un biglietto aereo per luoghi romantici
E ancora il mio cuore ha le ali
Queste sciocchezze mi ricordano di te.
Un pianoforte tintinnante nel prossimo appartamento
Quei stumblin'words che vi ha detto cosa voleva dire il mio cuore
altalene dipinte di una fiera
Queste cose insensate
Ricordami di te.
Sei venuto,
Hai visto,
mi hai conquistato
Quando avete fatto a me
sapevo che in qualche modo questo doveva essere
I venti di marcia che hanno reso il mio cuore un ballerino
a telefono che squilla, ma chi può rispondere
Oh, come il fantasma di voi si aggrappa
Queste cose insensate
ricordarmi di te
I primi narcisi
e cavi lungo eccitati
E luci di candela
Un po />

Queste sciocchezze mi ricordano di te
il parco a sera
Quando la campana ha suonato
Il molo in Francia
Con tutti i gabbiani intorno ad esso
La bellezza che è la primavera
Queste cose insensate
ricordarmi di te
che strano,
Come dolce,
per trovare ancora,


Queste cose sono cari a me
Essi sembrano portare vicino a me
il sospiro di treni notturni
Nelle stazioni vuote
calze di seta gettati da parte
inviti di danza
Oh come il fantasma di voi si aggrappa
Queste cose insensate
Ricordami di voi
Gardenia profumo
Soffermandosi su un cuscino
fragole
Solo sette franchi al chilo />

These Foolish Things,
Ricordami di te
il sorriso di Garbo
E il profumo delle rose
I camerieri fischio
Come l'ultimo bar chiude
la canzone che canta Crosby
Queste cose insensate
mi ricordano di te
Che strano
Come dolce
per trovare ancora
Queste cose sono cari a me
si sembrano portare vicino a me
il profumo delle foglie fumanti
il gemito di piroscafi
Due amanti sulla strada
che camminano come sognatori
Oh come il fantasma di si aggrappa
Queste cose insensate
mi ricordano di te.

 

 

                                                        LE COSE FUTILI

 

Hai visto? chiese Sebastiano, Maurizio ha messo sullo Zibaldino il testo della canzone americana, di tanti anni fa, “These Foolish Things”, che significa “Queste Sciocche cose” in una traduzione che fa schifo.

Farà schifo, ma è ugualmente bella, affermò di converso Pancrazio, perché parla di cose futili e frivole, che però hanno molta importanza.

Importanza per chi? S’informò incredulo Sebastiano, meravigliato della risposta data dal suo amico.

Per chi, per esempio, si chiede: come mai le cose che hanno avuto meno importanza nella vita, come certi particolari che sembravano insignificanti al momento in cui li abbiamo vissuti, sono quelle che ricordiamo di più, a distanza di tempo?

Pancrazio era assorto nel pensiero che aveva appena espresso.

Perché forse sono le uniche che ricordiamo con piacere, si rispose, poi, ma si guardò bene dal dirlo a Sebastiano. Non voleva che pensasse che lui era un sentimentale.

 


 

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