MALEBOLGE

 

 

E' proprio vero che al peggio non c'è fondo, disse Maurizio.
Perché, chiese Pancrazio, hai forse paura dei tacchi non proprio sottili della Mela grande?
No, è che il fascino del baratro ci attrae e ci porta sempre più giù; non so fino a dove potremo arrivare.
Io del baratro non so niente, rispose Pancrazio, ma so che il diavolo non è mai così nero come viene descritto.
Ecco, disse ancora Maurizio questo è quello che volevo sentirmi dire: ci mancava solo il diavolo!
16/09/22

                                                                 

Cara Stefania – permettimi di rivolgermi a te così, in nome dell’amicizia da te gentilmente concessami su FB e in considerazione della mia età – sono lieto che non tutto sia andato storto in quest’ultima votazione, dato che almeno abbiamo, noi teramani, raggiunto lo scopo di portare te in Parlamento, cosa per la quale mi congratulo con te, ultimo fra i tuoi elettori. Sono certo che assolverai il tuo compito con grande senso di responsabilità e competenza e mi auguro che tu possa riuscire a svolgere il tuo mandato con piena soddisfazione e nostro – di tutto il popolo italiano - giovamento.

Purtroppo i tempi che si prospettano sono quanto mai bui e ci aspettano sacrifici ed incertezze, come forse mai finora. La scelta che gli italiani hanno fatto, per un futuro proiettato verso il nuovo – eterna aspirazione di tutti – guardando al passato, purtroppo, non lascia adito a molte speranze, ma noi confidiamo sui nostri valori che riteniamo sempre validi e per essi lavoriamo, noi popolo e voi nostri rappresentanti in Parlamento, per un futuro possibile e sostenibile.

La “resistibile ascesa” di una parte dell’elettorato, attratto dalle epifanie prospettate irresponsabilmente da sirene fantasiose, ci fa apparire come il popolo dei dannati che Dante e Virgilio videro in triste processione alla quarta bolgia dell’ottavo cerchio, ed erano le anime dei condannati a camminare all’indietro, avendo la testa e il collo girato in senso contrario, con il volto dalla parte delle reni, sì che piangendo, le lagrime scorrevano giù tra le natiche.  

Erano maghi, indovini e tutti quelli che per vedere troppo davanti in vita, per la legge del contrappasso erano destinati a guardare eternamente indietro.  

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