INTORNO AL PRESEPE

 

 

Maurizio, tu ci credi che Gesù è vissuto veramente? Pancrazio appariva, più ancora che perplesso, preoccupato. Qualcuno dice che non è vero. Questa mattina, passando davanti al Caffè Grande Italia, ho sentito un tale Evacristo che si dava arie di saperne una più del diavolo, affermare, davanti ad un gruppetto di persone che pendevano dalle sue labbra, che la storia di Gesù Cristo è una invenzione di un certo Paolo. Aveva accanto a sé un piccoletto che si beveva le sue parole come oro colato e assentiva calorosamente. A parte il fatto che di questo Paolo non ha precisato nemmeno il cognome, per cui uno se si deve incazzare, non sa nemmeno con chi se la deve prendere, ma lui, che si faceva chiamare anche professore, come si permette di dire una bestialità del genere? Tutti sanno che Gesù nacque a Betlemme e morì sulla croce per colpa di quelli come lui, che non credono in niente e chi dice il contrario è un mascalzone in mala fede che vuole rovinarci il Natale, come se non bastassero per questo, la quarta ondata del covid e il rialzo dei prezzi alle stelle – altro che stella cometa! – di tutti i servizi e dei prodotti essenziali, cosa per cui noi cristiani dobbiamo fare i salti mortali per permetterci anche quest’anno, come giustamente si deve, il panettone e il baccalà.

Maurizio, ascoltava pazientemente questa tirata del suo irascibile amico, pensoso e condiscendente. Quando questi cessò di parlare, attese un attimo, per concentrarsi, quindi cominciò a dire:

Vedi Pancrazio la vita di Gesù, così come è narrata nei Vangeli, non è storia, nel senso che non esistono documenti che possano confermare che i fatti narrati nei Testi sacri del Cristianesimo siano veramente accaduti, ma negli scritti di  vari autori autorevoli del tempo, si rinvengono tracce che attestano il passaggio di un ebreo nato e vissuto in Palestina, allora Provincia romana, al tempo dell’imperatore Augusto, che operava con la predicazione soprattutto in Giudea, per sovvertire i canoni religiosi e politici del popolo ebraico, cosa per cui fu catturato e condannato a morte, da parte dei suoi stessi correligionari con l’assenso tacito del potere politico incarnato dal prefetto romano Ponzio Pilato, che avrebbe potuto vedere in lui un possibile pericoloso nemico dell’ordine costituito.

Allora la capanna, la cometa, il bue e l’asinello sono un’invenzione? Il Bambinello, i pastori adoranti, Giuseppe e Maria non contano niente? Il cenone è solo un’abbuffata? Chiese affranto Pancrazio.

Fanno parte dell’iconografia che nei secoli si è formata e rafforzata di una tradizione scaturita dalla lettura dei Vangeli, scritti dopo la morte di Gesù sulla base di un racconto orale, passato da una generazione all’altra e rappresentano un patrimonio irrinunciabile della nostra cultura, che ci crediamo, o meno.

Per cui, intervenne Sebastiano, che aveva ascoltato con interesse tutta la tiritera, puoi dire al piccoletto di portarsi via il suo professore e non osare di mettere piede in questo locale, nemmeno travestiti da Babbo Natale con la slitta e con le renne, o, peggio, a dorso di cammelli, come due Re Magi alla ricerca del terzo che si è perso.  

A questo punto intervenne Silvana che, approfittando della momentanea assenza di clienti al banco, ne uscì fuori asciugandosi le mani nel grembiule che indossava sopra l’abito da passeggio, dicendo:

Fatto salvo il Santo Natale e confermato che non vi sono ragioni per smettere di fare, come ogni anno, il Presepe in casa e anche qui, se Sebastiano vuole, mi piacerebbe sapere chi è questo Paolo di cui ha parlato il prof Eva… come hai detto che si chiama? e si rivolse direttamente a Pancrazio, Cristo, mi pare?

Mi sembra di si, rispose quest’ultimo, mi sembra di avere sentito Evacristo.

Che cavolo, di nome, disse Sebastiano e rimase in attesa.

Riprese la parola Maurizio e precisò.

Credo che il professor Evaristo, perché di lui si tratta, nostro contendente, abbia voluto dire Paolo di Tarso, cioè San Paolo, noto come Saùl, persecutore dei cristiani, il quale, convertitosi al Cristianesimo, ne divenne il più grande divulgatore per le appassionate predicazioni in ogni parte del mondo allora conosciuto e la lotta che ingaggiò con gli ebrei convertiti per estenderne il culto oltre che agli ebrei, anche ai gentili, cioè i pagani di nazionalità diversa da quella ebraica.

In questo senso si potrebbe dire che Paolo inventò il Cristo che conosciamo, portandolo come icona a tutti i popoli della terra per fondare quella Chiesa universale, ecumenica, appunto, che era la sua Chiesa, quella che lui e forse non Gesù, aveva in mente e voleva.

Paolo, ebreo in possesso della cittadinanza romana, benché fosse quasi coetaneo di Gesù, non lo incontrò mai, per cui è probabile che la sua conversione avvenuta in occasione di un suo viaggio a Damasco, dove si stava recando per organizzare colà la repressione dei convertiti alla nuova religione, sia avvenuta successivamente alla morte per croce del Maestro, altrimenti si sarebbe adoperato per conoscerlo.

Parlare di invenzione di Gesù è  perciò un’iperbole, per affermare che il culto di questa nuova religione, prese piede per opera di Paolo, venerato ora come San Paolo, il quale ne fece conoscere le fondamenta poste da Gesù, attraverso il filtro della sua fortissima personalità.

E buona notte, sbottò Pancrazio, quest’anno il cenone mi andrà di traverso. Ho bisogno di aria, ora non ci capisco più niente. Ma insomma Gesù è il Cristo e per questo la religione si chiama Cristianesimo, se fosse come dici tu, disse rivolto a Maurizio, si dovrebbe chiamare Sanpaolesimo, o qualcosa del genere, non vi pare? E si girò desolato verso gli altri, che restarono muti con volti dall’espressione indecifrabile.

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