PANCRAZIO

Pancrazio era, nell’ambito del Circolo che si andava ricostituendo, il componente più pittoresco, ma alla fine, anche il più devoto. Durante la prolungata assenza di Maurizio, aveva fatto di tutto per tenere in vita il sodalizio. Ogni mattina apriva la sede, spolverava sedie, tavolo e libreria, poi si sedeva in cattedra ed aspettava l’arrivo di qualcuno di passaggio che sostasse per fare quattro chiacchiere e prendere o dare notizie sullo stato di salute del capo. Non si fermava a questo, cercava in qualche modo di colmare il vuoto lasciato dal fondatore, assumendone il tono e, se ne avesse avuto la possibilità, anche le sembianze spirituali, per non dire culturali, perché Maurizio non aveva mai parlato di cultura almeno per sé. Per questo si sforzava di acquisire conoscenze che potessero consentigli di assumere un ruolo più importante rispetto a Sebastiano e gli altri componenti, eccezion fatta per Silvana che, essendo donna, aveva sempre la ragione dalla sua parte (questo lui pensava). 

 Il fatto che sua figlia Evelina fosse studentessa del Liceo e che lui ogni tanto desse un’occhiatina ai suoi libri di scuola, gli dava titolo per vantare la sua supremazia sulla massa di ignoranti che aveva intorno (era sempre il suo pensiero). Quanto a sensibilità, aveva un modo tutto suo di interpretare le sue intime sensazioni. 

Sono le undici del mattino, disse un giorno, appoggiandosi con le mani al bancone del bar. E si fermò meditabondo.

 Sì…e allora? Lo sollecitò Silvana, alla macchina del caffè. 

E’ un’ora già esagerata; a questo punto i giochi sono già fatti, non c’è nulla da inventare più, nulla da immaginare e sperare. La giornata si è incanalata nello stesso solco di quelle precedenti, mentre a me piacciono le prime ore del giorno, quando ti svegli e ti guardi intorno, Sono ancora qui? Sul Pianeta Terra? A casa mia? Che faccio ora? E’ tutto aperto davanti a me. Posso fare cose incredibili, sono una pila al 100 per 100 carica. Le otto, che bello! Le nove è un’ora insulsa, se ne passa tra la colazione e le chiacchiere di chi pensa che il tempo non debba finire mai. Ma tra le nove e le dieci resta un margine abbastanza ampio per sognare, sulle ali già un poco appesantite dell’entusiasmo mattutino, che arriva a spegnersi ai piedi delle ore undici. 

 Ma quanta delicatezza…! Gli fece eco Sebastiano, Che pensieri eleganti! Che animo nobile!...Una presa per i fondelli, naturalmente e lui lo sapeva, ma faceva finta di ignorarlo. Silvana lo guardava intenerita ed ammirata nello stesso tempo ed aveva assunto una posa sognante.

 Pancrazio, sei un poeta! Gli disse con slancio sincero, non avrei mai pensato che tu fossi così delicato. Non sono delicato, replicò Pancrazio, è che vorrei che non si andasse mai oltre questa ora, che, più ancora del mezzogiorno, segna un valico insuperabile tra la prima parte del giorno e quel che ne resta per le solite azioni di routine.

 Beati voi, che vi baloccate on queste facezie, si sentì la voce Ottavio, da poco tornato dalla sua natia Sicilia, che diceva: Io ho conosciuto Montalbano, no, Pancrazio, non Montalban, il Miguel padre di Pete Carvahio, da cui Camilleri ha preso il nome per il suo Salvo, il commissario di Vigata, divenuto il personaggio più famoso d’Italia, ma proprio lui, il personaggio dei film e dei libri, il Montalbano vero, che nell’ultima invenzione geniale dell’autore siciliano, incontra il suo autore, un po' come Jose Saramago che fa incontrare Pessoa, morto, con Ricardo Reis, uno dei suoi pseudonimi, sopravvissuto alla scomparsa del suo ideatore. 

 E’ successo così: stavo trascorrendo le mie vacanze a Porto Empedocle, nel territorio della vecchia Girgenti, ora Agrigento, non lontano dalla casa di Pirandello, che, voi sapete era Uno, Nessuno e Centomila e la Valle dei Templi, quando vedo quest’uomo che, con piglio deciso, dopo essersi presentato, Montalbano sono, mi ha interrogato in merito a certe merendine che erano state rubate. Pur non sapendone niente, mi sono offerto di pagarle io, perché quel Commissario mi piaceva. Naturalmente ha rifiutato, ma in un attimo di confidenza, mi ha annunciato che era stanco e alla fine, avrebbe mollato, non sulle merendine, né su molte altre inchieste che doveva fare, ma su Riccardino, la sua ultima, che rimarrà insoluta, dopo un incontro che sarà letale, con il suo autore. Sì, anche lui entrerà in contatto col suo animatore e, in certo qual modo con lui, ora che è morto, tratterà la sua resa e la sua definitiva scomparsa, o meglio, uscita di scena.

 Che mi fai sentire! Disse Maurizio, il quale si era prima tenuto in disparte e da ultimo, attirato dalle parole di Ottavio, si era avvicinato. Allora tu saresti un medium letterario, o mi sbaglio? Disse accorato, vieni con me, ora mi devi dire tutto per filo e per segno.

 Aaah, sorrise e disse, sono sfuggito ad un commissario e qui ne trovo un altro che mi vuole interrogare? Io non ho fatto nulla. Ho solo omesso di vidimare il biglietto del treno, per poterlo riutilizzare. E’ grave? Se è così, spero nei domiciliari ed eleggo domicilio presso questo bar, permetti Sebastiano? 

La Vita E' Un Sogno, concluse Pancrazio. Io le mie vacanze le trascorro a Colleminuccio, dove mia moglie ha una casetta in campagna. Lì posso stare all'aria aperta dall'alba al tramonto, senza paura che mi escano fantasmi, da dietro ad una pianta di ulivo, o dalle pagine di un libro (per fortuna non ce ne sono; l'ultimo lo abbiamo bruciato l'anno scorso per accendere il camino). Così siamo liberi, mia moglie ed io, da ogni preoccupazione o complicazione intellettuale. Per queste c'è tutto il resto dell'anno, avessi voglia di rompermi il capo con i problemi dello Zibaldino! 

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