REALTA' E VERITA'

 

                                                                            

 

Sotto la guida di Pancrazio, i nuovi arrivati al circolo facevano rapidi progressi nell’apprendimento delle nozioni principali che è obbligatorio possedere per far parte di un circolo che voglia minimamente chiamarsi culturale. 

Le prime lezioni avevano insistito a lungo su che cosa è la letteratura.

La letteratura, aveva detto Maurizio in un discorsetto di presentazione, molto stringato per lasciare maggiore spazio all’anfitrione, è lo studio delle lettere.

Avete sentito, no? Aveva ripreso subito dopo Pancrazio, la …lettera…tura, fate attenzione alla prima parte della parola, ha detto Maurizio, altro non è che lo studio di una lettera. Chi di voi non ha mai ricevuto una lettera? Bene, lo sforzo che voi avete fatto per leggerla e capirla, quello è letteratura. 

Io, una volta, si intromise Camuso, ho ricevuto una lettera da mio padre; l’ho letta molte volte, ma non l’ho mai capita. Era letteratura? La mamma mi disse che era una stronzata, piena di sbagli e che non ci si capiva niente.

Pancrazio, dopo aver riflettuto alquanto, salomonicamente, decise di non decidere:

Il tuo è un caso particolare e lo studieremo alla fine. Per ora esaminiamo una lettera vera. Chi di voi ha una lettera vera? Chiese guardando i suoi allievi perplessi.

       Dov'è l'isola di Mako e se esiste davvero

                                               Nell'Isola di Mako, se esiste                                                  


Gli occhi di Cajola si illuminarono ed egli disse:

Io l’ho comprata stamattina per scrivere a mio cugino che sta in America. E’ una lettera per la posta aerea, va bene lo stesso?

L’hai già scritta, o che? Chiese perplesso, lui, questa volta.

E come facevo? l’ho comprata prima di entrare qui. Però ci ho già messo il francobollo per gli Stati Uniti.

Per questa volta, passi, ma la prossima volta voglio una lettera vera, ma scritta. Che me ne faccio di una busta, affrancata, per giunta per gli Stati Uniti, che là c’hanno servizi segreti in tutto il mondo e sai quanto tempo ci metterebbero a scoprire chi l’ha scritta, anzi no chi non l’ha scritta e l’ha mandata a-nonima, cioè senza averla scritta, per fare casino? non bastassero gli altri guai che abbiamo, ci guastiamo pure i rapporti diplomatici con Trump?   

Si passò a parlare di filosofia.

Pancrazio atteggiò il viso a somma gioia.  Si entrava nel campo nel quale gli piaceva di più fare incursioni.

Sofia, in Grecia, iniziò,  era una sapiente, sapeva tutto lei. Chi riusciva a catturarla diventava saggio. Siccome era anche bella, molti giovani le facevano il filo. Sapete cosa vuol dire fare il filo, no? Le correvano dietro per fare l’amore con lei. Fare l’amore con Sofia, passò quindi a significare voler bene alla sapienza. Con che cosa si prendeva la sapienza? Col filo.

Allora ci voleva pure l'amo! esclamò Cajola.

Si, con la canna da pesca, il giubotto e gli stivaloni del pescatore...ma fammi ridere, rispose infastidito Pancrazio. 

 Lei fuggiva, ma non era un pesce; si schermiva e loro, gli innamorati cercavano di trattenerla avvolgendola con un filo. Ben presto questo filo diventò filo-sofia, cioè il filo per Sofia, e tutti lo volevano. Nei negozi era tutto un chiedere a me 20 metri a me 25, che dici basteranno sette metri di filosofia? oggi non mi trovo in sesterzi.

Opportuna pausa per consentire alle giovani menti dei suoi discepoli di afferrare bene il concetto. Poi:

Ora ditemi, cosa insegna la filosofia?

A tenere il filo, rispose subito Camuso.

Capisco il tuo entusiasmo, proferì bonariamente Pancrazio, però prima di rispondere, chiediti se la cosa che vuoi dire è vera oppure no. Rifletti sulla realtà della cosa e poi,  apri la bocca.

Camuso era umiliato e confuso. Guardò prima Cajola in cerca di una ciambella di salvataggio, ma questi non rispose. Allora si arrese; giratosi verso Pancrazio, spalancò la bocca, che per dirla com’era, sembrava un forno. E attese.

Mbe’? mò che vuoi? Gli chiese Pancrazio?

M’hai detto di aprire la bocca, rispose Camuso, quasi piangendo, ma con una punta di risentimento, sentendosi bistrattato ingiustamente dal maestro.

Ma quando mai… t’ho detto di riflettere prima di correre a dare una risposta.

Ma io non ho corso, vero Cajola? Disse appellandosi di nuovo all’amico, che però restava muto. Anzi, poco dopo, a muso duro, omertosamente, aggiunse Io nulla vidi. Per come si stavano mettendo le cose, dovette pensare, meglio essere prudenti a costo di abbandonare l’amico nel pantano (e nella mente gli passò la bella citazione, mossa tua, vita mia, ma non ebbe il coraggio di dirla per non esporsi).

A meno che non l’abbia fatto prima di entrare, aggiunse poi, come dopo un’improvvisa illuminazione venendo così meno al suo proposito di prudenza.  

Pancrazio era scoraggiato.

E quando avrebbe potuto farlo? disse, sempre più incazzato. Qua dentro? Ti sembra una palestra questa? O la riva di un fiume adatta a fare corsa campestre? Ragazzi, qui stiamo perdendo il senso del reale, per prendere quello del ridicolo. Su vediamo, a voi sembra reale tutto questo? 

A me la filosofia non è mai piaciuta, cominciò Cajola, mi sembra cosa da perdigiorno. A me piacciono le cose serie, concrete…

Serie, concrete, ripetette Pancrazio. Questa sedia, per esempio. Seria perché serve a posarci il culo, concreta, perché la senti, solida e ben fatta; ma se io vi dicessi che non è reale? Il quadro, la finestra, lo stesso Maurizio, pur esistenti, potrebbero non essere reali. Anzi proprio Maurizio, il più concreto di noi, potrebbe benissimo essere l’emissario di un altro mondo, o, comunque una persona diversissima da come la conosciamo noi. Perché noi vediamo la forma delle cose, ma non la sostanza.

Quindi una cosa potrebbe essere reale e non esistere?

Certo, il concetto di sedia esiste, anche se la sedia non c’è.

E del vero, cosa mi dite? Incalzò Pancrazio Una cosa è vera perché esiste, o è vera in sé? Molte cose esistono, ma non sono vere. Tipico, le bugie, esistono e, sì che esistono e quante… ma come notizie non sono vere, appunto perché sono false, che, ma in quanto bugie, esistono e quindi sono vere.

Pancrazio era lanciatissimo nel suo discorso più si riscaldava, vedendo le facce intontolite dei suoi due allievi, che con la bava alla bocca semi aperta, stavano a sentirlo, ma avevano perso il senso di quello che stava dicendo da così tanto tempo da non ricordare nemmeno da dove aveva cominciato.

Pensate al mondo immenso della immaginazione, questa facoltà che ci è data dalla capacità di immaginare mondi oltre l’universo che già di per sé è incommensurabile. Quante cose possiamo immaginare che non esistono eppure sono vere, come sono vere le idee dalle quali le facciamo scaturire.

Oggi, mugolò basso Camuso, mia madre mi ha detto che per pranzo farà la pastasciutta. Speriamo che non abbia sbagliato a comprarla: vuoi vedere che mi farà mangiare quella che non esiste?

Commenti

  1. Caro Bruno,
    ma allora il filosovietici erano quelli che correvano appresso alle belle ragazze russe?
    E i filantropi pescatori di uomini con la lenza?

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    1. Sì e la filarmonica una fisarmonica rotta ricucita con un filo.
      Se ti sente Pancrazio, hai voglia a correre!

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    2. Absit iniuria verbis! :-)

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    4. Rimiratore in combutta con Aristo Tell, noto aker informatico, scruta dal pc le attività dello Zibaldino, grazie alla "cimice" nascosta in sala e connessa router del bar, e arzigogola nuove iniziative per sfruculiare Lucius, sua vittima prediletta in celie, che poi si fa perdonare portandolo ogni tanto in accoglienti e ruspanti trattorie.

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