PECULIARE 2

In principio tutto era del padre. Si chiamava “patrimonium” formato da “patris” e “munus” che significava “compito e diritto del padre”, diritto di proprietà esclusiva e compito di amministrare in favore della famiglia. In corrispondenza del potere del padre, di esercitare la funzione a lui attribuita, c’era il potere della madre che si riassumeva nel “matrimonium”, formato a sua volta da ”matris” e “munus”, che riguardava l’ambito della procreazione e dell’educazione dei figli. Dunque il padre era padrone di tutto. Egli però, bontà sua, poteva costituire un fondo, un gruzzoletto, il così detto “peculium”, che consisteva nell’attribuzione ai figli di un potere limitato su determinati beni facenti parte del patrimonio, che comprendeva il possesso e l’amministrazione, ma non la proprietà, dei beni stessi.

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Nella economia familiare di tipo originario, il patrimonio di famiglia era costituito soprattutto dalla proprietà di animali e il peculio derivava da “pecus”, pecora, bestiame in genere. Quindi ciò che era attribuito ad un figlio era “peculiare” a lui, cioè nella disponibilità sua propria, pur restando nel patrimonio comune. Ho detto “comune” ma così non era, per come ho spiegato prima. Perché lo diventasse son dovuti passare molti secoli e moltissima acqua sotto i ponti. Acqua che ha cancellato buona parte di quelle attribuzioni fatte in regime di paternalismo e che ha reso giustizia al termine corrispondente di matrimonio, in principio relegato al solo potere di fare i figli, per le donne, arrivando finalmente a comprendere in quest’ultimo termine anche il patrimonio, senza più distinzione di genere: oggi nel matrimonio, il patrimonio è sia del marito che della moglie e si può gestire congiuntamente o separatamente, a seconda di una scelta liberamente fatta.

Di tutto questo castello, resta il “peculiare”, senza più riferimento alle pecore, ma solo un lontano ricordo del fatto che ciò che è proprio, ciò che è tipico di un dato soggetto, ma anche di un oggetto, è quanto all’origine si era riusciti a staccare dal patrimonio per farne un beneficio esclusivo del singolo. Così oggi una qualità può essere “peculiare” di un soggetto nel senso che è ciò che lo distingue dagli altri, come “patrimonio” non è più il potere del padre, ma nella sua evoluzione il termine ha acquisito un valore che va molto oltre, pur conservando del padre qualche cosa. Il patrimonio è tutto quanto ci resta anche di quel tempo, il tempo dei nostri padri, gli avi, sempre al maschile, ma rendendo tutto l’onore alle madri che più dei padri hanno fatto sì che ora siamo quello che siamo.

Il patrimonio, più che istituzione economica, legale, finanziaria, è possesso e lascito di valori spirituali, culturali, morali che sono peculiari di ciascuno di noi.

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