SGARRARE

Il verbo "sgarrare" è una voce di derivazione gergale, poi entrata nel linguaggio comune, che viene usata in diverse situazioni con significati leggermente diversi ma tutti tendenti a dare l’idea di un’azione compiuta fuori dalle regole.

Il termine ha comunque un’origine molto antica e si rifà al provenzale "engarar", con il significato di "sbagliare", facendolo derivare dal latino "ex", con il senso di "fuori di", e "garar", che vuol dire "badare", "fare attenzione", per cui il significato finale sarebbe quello di non fare attenzione e quindi sbagliare.

Organo a rullo (Circo Bidon) - 2018

Da un punto di vista onomatopeico, convincente mi sembra l’ipotesi che fa risalire la nascita dell’espressione dal fatto che i romani per trasportare le merci da una città all’altra, usavano pesanti carri, le cui ruote con il tempo ed il continuo viavai, solcavano profondamente il fondo lastricato o in terra battuta delle vie, scavando delle scanalature entro cui le ruote dei carri erano costrette a passare ogni volta. Da questo dato di osservazione, sarebbe derivato il modo di dire che evidenziava quando un carro, anziché seguire la via segnata dai binari sul terreno, prendeva un altro percorso e quindi "sgarrava". E da qui al campo molto più vasto del comportamento umano, ben presto il verbo ha assunto il significato di travalicare, uscire dalle regole, sbagliare.

Va segnalato che nel nostro idioma regionale, esiste un altro lemma dialettale per indicare la condizione di chi "sgarra" ed è "fare zarro" o "zarrone", che in effetti dovrebbe essere una volgarizzazione dello "sgarro" o "sgarrone".

Nel linguaggio della mala, lo sgarro è un’azione condotta contro il volere del clan e costituisce una grave violazione delle regole di affiliazione che viene spesso punita con la morte.

Il contrario di "sgarrare" è "ingarrare", che vuol dire fare la cosa giusta. "Questa volta ho ingarrato un buon affare", come dire ho ricondotto una cosa che rischiava di travalicare, entro il solco delle buone convenienze.

In un senso più ristretto, ma anche più comune nel linguaggio vernacolare, sgarrare e ingarrare assumono spesso il significato di aprire o chiudere, più esattamente serrare, per esempio una porta, una finestra, ecc. Anche qui, a parer mio, si può rinvenire una traccia dell’antica origine. Il senso dell’apertura o della chiusura non è lontano da quello espresso dallo stare "dentro o fuori" una via già tracciata.

Aggiungasi che per noi abruzzesi "sgarrare la finestra" assume un significato ancora più specifico di aprire la finestra, di quel tanto da consentire all’aria di entrare, ma senza spalancare le ante. Anzi, queste ultime, le ante, debbono rimanere accostate, in un modo particolare che con altra espressione gergale molto colorita, si dice "a bocca di lupo".

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